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L’ultimo saluto a Piero Angela, il figlio Alberto: «La sua eredità è uno stile di vita»

L'addio in Campidoglio al grande giornalista scomparso sabato all’età di 93 anni. Alberto: «È stato come vivere con Leonardo Da Vinci»
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Un grande abbraccio ha dato l’ultimo saluto a Piero Angela, scomparso sabato all’età di 93 anni. La salma accolta in Campidoglio dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri e dai familiari Alberto, Christine e dalla moglie Margherita Pastore. Il figlio Alberto ha ricordato con un discorso pubblico il senso di quell’ultimo messaggio lasciato al suo pubblico come un gesto di amore e unità. Nella sala della Protomoteca le corone del Presidente della Repubblica, della Presidenza del Consiglio, della Rai, e della Mondadori e i gonfaloni della città metropolitana di Roma Capitale, della regione Piemonte e della città di Torino che nel 1928 aveva dato i natali al conduttore. E decine di piccoli mazzi che il popolo degli spettatori di Piero Angela hanno voluto lasciare ai piedi del feretro.

Un saluto composto, silenzioso, fatto di adulti e bambini che fin dalla mattina si sono messi in fila a Piazza del Campidoglio, sfidando il caldo, per salutare colui che per decenni ha portato e condiviso la scienza nelle case degli italiani. Tra le personalità che hanno portato un saluto al conduttore: Renzo Arbore, Nicola Zingaretti, Enrico Letta, Dario Franceschini, Enrico Giovannini, i vertici della Rai Soldi e Fuortes, Antonio Di Bella e Pierferdinando Casini.

«Ringrazio chi è qui, chi è a casa, chi è in piazza, i media. Sono abituato ad andare molto a braccio, ma in questa situazione capirete la mia difficoltà. Per me questo è un discorso difficile, penso che le persone che amiamo non dovrebbero mai lasciarci, però accade», ha detto Alberto Angela nella Sala della Protomoteca in Campidoglio dove si trova la camera ardente. «Vorrei quindi partire dall’ultima cosa che ha fatto papà, il suo ultimo discorso che io e mia sorella abbiamo trascritto, e sembra un discorso a fine serata agli amici. Le persone vanno via ma il sentimento rimane, si trasmette nel tempo trasformandosi in valore e i valori restano in eterno. L’ultimo insegnamento mio padre me l’ha fatto non con le parole ma con l’esempio, mi ha insegnato in questi giorni a non aver paura della morte: la più grande paura dell’essere umano lui l’ha attraversata con una serenità che mi ha colpito. Per me continuerà a vivere attraverso i libri, le trasmissioni, i dischi jazz, ma anche in tutti quei ragazzi che hanno speranza nel futuro e cercano l’eccellenza, nei ricercatori che cercano di andare a meta nonostante tutte le difficoltà, in tutte le persone che cercano di unire e non di disunire, nelle persone che cercano la curiosità e le bellezze della natura, quelle che cercano di assaporare la vita. L’eredità che lascia a tutti noi è importante, ed è un’eredità non fisica o di lavoro, ma di atteggiamento nella vita: quello che ci ha detto come ultima cosa è stato “Anche voi fate la vostra parte”. E io cercherò di fare la mia».

«Ho avuto la netta sensazione di avere Leonardo Da Vinci in casa perché l’ho vissuto come figlio, come collega, come persona normale che si è trovata davanti una mente eclettica, una persona capace di dare la risposta giusta sempre, in qualunque settore, dall’ambito industriale a quello della ricerca. Aveva una capacità di sintesi, di analisi e di trovare la risposta giusta in un modo pacato che poi metteva tutti d’accordo. Lui amava un aforisma di Leonardo Da Vinci: “Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire”. Credo lui l’abbia interpretata fino alla fine», ha detto ancora Alberto Angela. «Per lui era importante infatti avere una vita colma. Ed è un suggerimento che ha dato a tutti noi: “Fate come me, sarà più facile arrivare alla fine”. È un insegnamento – evidenzia Alberto Angela – amare la vita, coltivare tutte le passioni. È quello che ha fatto lui: anche se da torinese sembrava molto riservato, dentro c’era un fuoco, il fuoco della conoscenza. Ha fatto tramissioni di tutti i tipi, dall’economia alla medicina. E ha attraversato questo ultimo periodo con una serenità incredibile, non l’ho mai visto in preda allo sconforto o alla tristezza o al dolore».

«Qualche anno fa ricorrevano i 50 anni dello sbarco sulla Luna e io – racconta Alberto Angela – ho insistito perché facessimo qualcosa assieme e abbiamo fatto quella puntata. Lui è tornato nei luoghi in cui aveva visto il decollo dell’Apollo 11. Una volta ha tirato fuori anche delle foto. C’era Armstrong. Aveva una quantità di esperienze. Una vita riempita. Questo è molto importante. Ed è stato uno dei motivi per cui se ne è andato soddisfatto, come quando ci alza da un tavolo dopo una bellissima cena con gli amici. Lui ha attraversato questo ultimo periodo con una razionalità, con i piedi per terra come se fosse una missione Apollo. Quando ha saputo che oramai era arrivato il suo tempo, lui ha fatto un calcolo così a spanne, del tempo che gli sarebbe rimasto e ha fatto tutte le trasmissioni che stanno andando in onda adesso di Superquark, un altro ciclo. Ha anche preparato un disco jazz, andando a registrare e tornando indietro. Aveva una forza incredibile. Ha fatto discorsi ai familiari e poi a voi. Dopo 24 ore se ne è andato. Questa sua serenità è stata possibile perché aveva un approccio razionale, scientifico ma anche pieno di vita e di amore».

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