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Il campo largo è davvero finito? Nel Pd c’è chi giura il contrario…

Pd Letta Fratelli d'Italia
Aperture ai grillini dal responsabile Enti locali dem, Francesco Boccia. E nel resto della coalizione Nicola Fratoianni non molla il Movimento 5 Stelle
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La rottura tra Carlo Calenda e Enrico Letta continua a provocare scosse d’assestamento nello schieramento di centrosinistra. I nuovi sondaggi preoccupano, ma le possibili strade alternative a sinistra del costruendo terzo polo di Azione e Italia viva, sono assai strette.

Eppure c’è chi giura che i pontieri siano al lavoro per verificare se ancora esiste un margine per arrivare ad nuovo incontro tra gli esponenti di quello che fino a qualche tempo fa era il campo largo.

E se la sinistra continua a far suonare le sirene verso Giuseppe Conte, gli appelli di Nicola Fratoianni si susseguono quasi quotidianamente, anche nel Pd pare che qualcosa comincia a smuoversi. Il responsabile Enti Locali Francesco Boccia, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dopo avere lanciato i suoi strali nei confronti di Carlo Calenda ha sottolineato come «l’unità dei progressisti» sia sempre stata la scelta del Pd.

Una scelta che avrebbe consentito ai dem ( molto spesso insieme ai Cinque Stelle) di «vincere le Amministrative e le Regionali negli ultimi tre anni». E, interrogato direttamente sui rapporti con il M5s, Boccia ha aggiunto: «Siamo alleati in diverse città o regioni perché abbiamo costruito un lavoro in questi tre anni. Anche se non siamo insieme in coalizione, le elezioni politiche possono essere fatte su binari paralleli. L’avversario è la destra ed è una destra che vuole portarci ai margini dell’Europa, è la destra del ritorno del militare obbligatorio, dei diritti navali, del no al Pnrr, dei passi indietro sui civili. Contro questa destra va fatta una battaglia da fronti diversi».

Intendersi, adesso, sui binari paralleli sarà un nuovo rompicapo che occuperà i pontieri nelle prossime giornate di trattative. Un dato è certo: il frantumarsi del campo largo, o di quello che poteva essere il perimetro del centrosinistra più esteso, su tre fronti, rischia di favorire ancora il centrodestra che già era favorito. I tre blocchi costituiti da Italia Viva e Azione, Pd e cespugli di sinistra e quel che rimane del Movimento Cinque Stelle, sono un sicuro che regalo in termini di seggi al fronte Salvini- Meloni- Berlusconi, secondo tutti gli Istituti di sondaggio.

Del resto, lo stesso Giuseppe Conte in un video postato sui social aveva pungolato Letta che dopo aver visto i nuovi sondaggi, secondo l’ex premier, avrebbe cominciato a rinnegare l’agenda Draghi.

Dopo quel cenno, più niente però. Anche se il leader del Movimento, alle prese con l’organizzazione delle parlamentarie, sta monitorando con attenzione il nuovo scenario e sa che, a prescindere dai numeri del M5s, il suo gradimento personale è sempre molto alto. Da qui la decisione di correre come capolista in più collegi.

«C’è l’ipotesi che io sia capolista in più collegi. Io ci metto la faccia e ci metto la faccia per primo. I cittadini mi ritroveranno in più circoscrizioni per garantire i valori e i principi del Movimento» ha annunciato ai microfoni di “24 Mattino Estate” (Radio24). Conte è tornato anche sull’intervento di Alessandro Di Battista «Ci siamo parlati molto francamente e su alcune questioni politiche internazionali non siamo d’accordo e non ci ritroviamo. Gli ho spiegato che oggi il M5s è un Movimento strutturato, dove c’è una linea politica che bisogna condividere. Se non la si condivide, ovviamente nascono delle difficoltà. Lui ha delle opinioni diverse, quindi c’è una questione politica. Poi le questioni personali le lascio a lui».

L’ex presidente del Consiglio ha poi insistito sulla linea politica internazionale del Movimento: «Ho sempre detto che non è stata e mai sarà discussa la nostra collocazione euro- atlantica, però ovviamente è importante la postura che si tiene all’interno di questa collocazione. Io non prendo ordini da Washington. Non faccio come la Meloni che va a Washington e si va a raccomandare per cercare di governare. E poi parla sempre di interesse nazionale. Do per scontato che non siamo un Paese a sovranità limitata».

Per il Pd ancora non c’è spazio, ma davanti alla certezza di un eventuale harakiri non è per nulla escluso che Letta e Conte tornino a parlarsi per valutare se i “binari paralleli” di cui ha parlato Boccia possano o meno essere percorsi. Certo è che una mossa del genere farebbe gongolare lo stesso Calenda, che da giorni ripete che Pd e M5S finiranno primo o poi per rincontrarsi, e magari governare.

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