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Processo penale, in Consiglio dei Ministri ok all’unanimità ai decreti attuativi

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Il ministro della Giustizia Marta Cartabia ha incassato anche il sì della Lega e del Movimento Cinque Stell
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Incredibile ma vero: dopo tanta attesa e polemiche ieri il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera all’unanimità al decreto legislativo di attuazione della riforma del processo penale. Un bel risultato per la ministra Cartabia, che incassa il parere favorevole anche di Lega e Movimento 5 Stelle, i quali nei giorni precedenti, proprio da questo giornale e più volte, avevano sollevato diverse critiche al provvedimento, ipotizzando di non votarlo se non avessero avuto modo di leggere per tempo il testo.

E invece, nonostante le 445 pagine di relazione introduttiva siano state rese note solo due giorni fa, il provvedimento è passato senza intoppi. La Guardasigilli: «Ringrazio la Presidenza del Consiglio, tutti i ministri e tutte le forze politiche – ha detto in una nota -. L’approvazione di questo decreto legislativo è decisiva per assicurare il rispetto delle scadenze del Pnrr. È un passaggio molto importante nell’interesse dei cittadini. È motivo di grande soddisfazione che sui temi della giustizia, che riguardano tutti i cittadini, ci sia stata una così ampia condivisione. L’approvazione di questo decreto legislativo di attuazione della riforma del processo penale rappresenta un ulteriore significativo passo di un cammino condiviso con l’intera maggioranza, iniziato un anno e mezzo fa. Ringrazio i molti che hanno contribuito».

I pentastellati e il Carroccio chiederanno modifiche durante la discussione nelle Commissioni giustizia, chiamate ad esprimere dei pareri entro sessanta giorni. Non essendo vincolanti, la Guardasigilli potrebbe non tenerne conto, anche se, da quanto si apprende, il suo obiettivo sarebbe quello di averli quanto prima. Ma l’Ufficio di presidenza della Commissione giustizia della Camera di due giorni fa ha stabilito di rinviare a settembre la valutazione degli atti del Governo. Però se il Governo trasmette a breve alle commissioni il testo del penale, come fatto col civile, i sessanta giorni per i pareri cominciano a decorrere.

Ieri bocche cucite da M5S e Lega: chi non ha risposto alle telefonate, chi ha detto «non so nulla, chiedi ad un altro», chi «ti richiamo», ma non lo ha fatto. Forse c’è imbarazzo per aver prima sollevato una bufera e poi come se nulla fosse si è votato in linea col Governo tanto contestato. Ad esprimere soddisfazione ci hanno pensato invece i due responsabili giustizia della nuova coalizione Pd/ Azione + Europa.

La vice presidente del Senato, la dem Anna Rossomando, ha infatti dichiarato: «Dopo i decreti attuativi del processo civile, il Cdm ha dato il via libera anche a quello relativo al penale. Un importante passo verso la messa a terra definitiva alla riforma, decisiva per l’ottenimento dei fondi del Pnrr. Ma non solo. Ci siamo infatti battuti affinché nelle deleghe venissero approvati interventi fondamentali e di merito su presunzione di non colpevolezza, incremento dei riti alternativi con la previsione già al momento del processo di pene alternative alla detenzione, ampliamento e investimento sulla giustizia riparativa; mettendo al centro i tempi del processo che devono essere certi e ragionevoli. Significa dare più garanzie ai cittadini e risposte alle domande di giustizia».

Plauso anche dal deputato di Azione Enrico Costa: «Non accadrà più che persone innocenti vedano le notizie relative alle inchieste nei loro confronti diffuse in rete anche dopo l’assoluzione o il proscioglimento. Con le nuove norme sull’oblio approvate in CdM, nate grazie ad un mio emendamento, chi è stato assolto o prosciolto avrà diritto di ottenere dai motori di ricerca web la deindicizzazione dei dati relativi ai procedimenti giudiziari che lo hanno interessato. La sentenza di assoluzione sarà il titolo per ottenere, senza se e senza ma, che le notizie relative alle inchieste non vengano più associate alla persona innocente. Un grande risultato, una norma di civiltà che rafforza il rispetto del principio di presunzione di innocenza nel nostro Paese. Basta innocenti marchiati a vita».

Vediamo quali sono i punti principali della riforma che in parte avevamo anticipato già ieri. Si tratta di 99 articoli che, insieme alla parte già vigente sull’improcedibilità, hanno l’obiettivo di ridurre, come richiesto dall’Europa, del 25% entro il 2026 la durata media del processo penale. Tra le novità: al termine delle indagini il pm dovrà chiedere l’archiviazione quando gli elementi acquisiti non consentono una ragionevole previsione di condanna.

Oggi invece per il rinvio a giudizio è sufficiente disporre di elementi “idonei a sostenere l’accusa in giudizio”. Per quanto riguarda le impugnazioni, tema caro all’Unione Camere penali, l’appello sarà inammissibile per mancanza di specificità dei motivi quando, per ogni richiesta, non sono enunciati in forma puntuale ed esplicita i rilievi critici in relazione alle ragioni di fatto o di diritto espresse nel provvedimento impugnato, con riferimento ai capi e punti della decisione ai quali si riferisce l’impugnazione.

Sul piano dei sistema sanzionatorio si dà risposta al problema dei cosiddetti “liberi sospesi”, rendendo effettive le loro condanne. La legge delega, infatti, introduce pene sostitutive delle pene detentive brevi per condanne fino a 4 anni, che verranno applicate ora direttamente dal giudice di cognizione al momento della chiusura del processo e non più in una fase successiva dal Tribunale di sorveglianza. Non è previsto comunque nessun automatismo.

Per quanto concerne la giustizia riparativa, tema molto caro a Cartabia, si affiancherà, senza sostituirsi, al processo e all’esecuzione penale. Si tratta di un programma che consente alla vittima, all’autore del reato e ad altri soggetti appartenenti alla comunità di partecipare liberamente, in modo consensuale e volontario, alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato, con l’aiuto di un terzo imparziale, adeguatamente formato, denominato mediatore. Nulla di fatto invece per l’ergastolo ostativo: la conferenza dei capigruppi di ieri al Senato ha rinviato a settembre insieme all’equo compenso.

 

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