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«Berlusconi era il collante, senza di lui il centrodestra faticherà anche se vincesse»

Roberto D'Alimonte
Sulla coalizione di centrosinistra il politologo della Luiss è chiaro: «servono tutti i partiti, altrimenti sarà disfatta»
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Roberto D’Alimonte, politologo della Luiss, spiega che se il centrosinistra perdesse una delle gambe a sostegno del Pd tra Azione/+Europa, Italia viva e Verdi/Sinistra italiana «rischierebbe di perdere più del 70 per cento dei seggi uninominali». Ammette che non sarebbe sorpreso se finisse con Bonelli e Fratoianni assieme a Conte e Renzi di nuovo con Letta e Calenda e su un futuro governo di centrodestra è netto: «Berlusconi è stato un formidabile collante della coalizione quando Forza Italia era il partito di gran lunga più forte – commenta – Non è più così e faccio fatica a credere che Salvini o Meloni possano svolgere la stessa funzione».

Professor D’Alimonte, la coalizione di centrosinistra è ancora in via di definizione, con veti contrapposti tra Calenda da una parte e Si-verdi dall’altra. Cosa potrebbe implicare per lo schieramento perdere una delle gambe a sostegno del Pd?

Vorrebbe dire perdere voti di cui ha assoluto bisogno per essere minimamente competitiva. I sondaggi ci dicono che il centrosinistra con Pd, Si-Verdi, Renzi e Calenda vale circa il 36 per cento contro il 45 per cento del centrodestra. Già in queste condizioni rischia di perdere oltre il 70 per cento dei collegi uninominali. Perdendo uno qualunque dei suoi pezzi rischia di perderne addirittura di più.

Quindi Letta dovrebbe fare di tutto per tenere insieme più partiti possibili, anche molto diversi tra loro : non pensa che questa strategia finirà per dare l’idea della “ammucchiata elettorale”,già denunciata sia da Renzi che da Conte?

Beh, diciamo che rispetto a quanto detto poco sopra occorre anche ammettere che mettere insieme tutti i pezzi non basta per rendere la coalizione più competitiva. Se Calenda dice una cosa e Fratoianni e Bonelli dicono il contrario è difficile che il centrosinistra possa andare a pescare quei voti in più che gli servono per riaprire la partita.

Secondo alcuni Si e Verdi potrebbero staccarsi per unirsi al Movimento 5 Stelle in una coalizione ancora più a sinistra, con Renzi rientrante nell’accordo tra Letta e Calenda. Fantapolitica o ipotesi credibile?

Nel nostro paese è possibile tutto e il contrario di tutto. Non mi sorprenderei se andasse come dice lei.

A proposito di Renzi, dovesse correre da solo e facendo leva sull’essere l’unico partito rimasto a presidiare il centro dei cosiddetti moderati, quante probabilità avrebbe Italia viva di raggiungere la soglia del 3 per cento, necessaria per entrare in Parlamento?

Non ho la sfera di cristallo. Fino ad oggi tutti i sondaggi lo hanno dato sotto il 3 per cento. Se corresse da solo si potrebbero produrre due effetti. Da una parte potrebbe attirare i voti di quei moderati del centro-sinistra che rifiutano una coalizione che vedono come una ammucchiata amorfa. A questi si potrebbero aggiungere elettori moderati di centrodestra delusi dal comportamento di Berlusconi e di Salvini in occasione della crisi di governo. Dall’altra lo potrebbe penalizzare il voto utile.Se la competizione tra i due poli maggiori fosse incerta elettori di centrosinistra disposti a votare Renzi potrebbero non farlo per non danneggiare la possibilità di impedire la vittoria del centrodestra.

A oggi pensa che la solitaria corsa al centro potrebbe tuttavia favorirlo?

Quale di questi due effetti prevarrà è difficile dire ora. La campagna elettorale ci darà delle indicazioni. In ogni caso mi azzardo a dire che la corsa solitaria dovrebbe facilitare il superamento della soglia del 3 per cento.

Il centrodestra ha le idee più chiare su alleanze e programmi, ma un’ampia sproporzione di voti tra Fratelli d’Italia da una parte e Lega e Forza Italia dall’altra potrebbe creare maretta dopo l’eventuale vittoria, per non parlare della richiesta di determinati ministeri che già arriva dal Carroccio: pensa che la coalizione riuscirà a restare unita o finirà per sgretrolarsi?

Faranno il governo ma quanto durerà non si può sapere oggi. I governi della Seconda Repubblica sono durati in media meno di due anni. Nemmeno Berlusconi all’apice del suo successo è riuscito a tenere in piedi un suo governo per tutta la legislatura. Questa volta, e per la prima volta, non sarà lui il presidente del Consiglio nel caso in cui il centrodestra vincesse e questo non depone a favore della stabilità del futuro governo.

Non pensa che un governo a trazione Fratelli d’Italia, magari con ministri tecnici o comunque d’area nei ministeri chiave, possa dare i n ogni caso stabilità a un eventuale esecutivo di centrodestra?

Berlusconi è stato un formidabile collante della coalizione quando Forza Italia era il partito di gran lunga più forte. Non è più così. E faccio fatica a credere che Salvini o Meloni possano svolgere la stessa funzione.

Il cosiddetto terzo polo è finito ancor prima di iniziare, con l’unico Renzi, come detto, al momento rimasto a occupare quello spazio. Crede che fosse un’evoluzione prevedibile o un terzo polo moderato avrebbe potuto davvero fare da ago della bilancia tra centrodestra e centrosinistra?

Con questo sistema elettorale , per poter fare da ago della bilancia il terzo polo avrebbe dovuto avere una consistenza elettorale almeno del 20 per cento. Questo obiettivo era ed è fuori della portata dei partiti che affollano oggi l’area tra Pd e Forza Italia. Sono troppi, troppo divisi, senza un programma innovativo e senza un leader indiscusso che possa rendere credibile una offerta politica diversa da quella dei due poli maggiori. Dopo la parentesi pentastellata il sistema dei partiti torna ad assumere una dinamica bipolare. Molti hanno parlato troppo presto di Terza Repubblica dopo il successo del M5S nel 2013 e nel 2018.

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