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Scalfarotto: «Calenda venga con noi, toglieremo voti alla destra»

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Il sottosegretario di Italia viva: «Faccio notare che noi con 50 parlamentari su circa 1000, abbiamo determinato alcune delle scelte più importanti svolte di questa legislatura»
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Ivan Scalfarotto, sottosegretario all’Interno e renziano doc, spiega che «il terzo polo offre un’alternativa all’elettorato che tradizionalmente votava a destra» e per questo «può essere utile al centrosinistra».

Sottosegretario Scalfarotto, dopo le diatribe tra Azione e il Pd, è impensabile che Italia viva possa far parte della coalizione di centrosinistra?

Tendo a escluderlo perché per noi una coalizione basata soltanto su analisi quantitative, cioè fatta per recuperare tutti i voti possibili ma senza comunanza di visione, non è vantaggiosa sul piano elettorale, perché manda un messaggio confuso all’elettorato che vota per persone diversissime tra loro, né per ragioni storiche. Quando la sinistra si è chiusa da sola contro qualcuno, abbiamo visto che anche in caso di vittoria il governo è sempre durato pochissimo. Anzi, dopo il 2006 si aprì la stagione del 2008 con il centrodestra che vinse nettamente le elezioni. Una coalizione fatta contro qualcuno non è politicamente né elettoralmente vantaggiosa.

Eppure la peggiore sconfitta del Pd è arrivata nel 2018, quando non c’era una coalizione. Forse è il caso di parlare anche con Fratoianni e Bonelli, o no?

Fratoianni non ha mai votato al fiducia al governo Draghi. Non ha una ricetta per la crisi energetica. Cosa succede se effettivamente dorremo rinunciare a una parte del gas che utilizziamo? È d’accordo ad avere un rigassificatore e usare temporaneamente energie anche fossili? Quando il Pd ha avuto un profilo molto netto e chiaro, non essendo lacerato da lotte intestine, ha preso il 40 per cento, non il 18. Il Pd del 2018 era lacerato, diviso, e una parte ha addirittura brindato alla sconfitta del partito. Quando il messaggio è netto e chiaro, e quindi non equivoco, l’elettorato lo apprezza e questo diventa la base per una possibile piattaforma di governo.

Crede dunque che Azione alla fine condividerà questo messaggio netto con voi?

Se sono conseguenti alle cose che dicono non c’è dubbio. Il problema non è soltanto andare con Fratoianni, mi chiedo anche cosa abbia da dirsi Calenda con Michele Emiliano. Né mi convincono le formule come “alleanza tecnica” oppure il non volere qualcuno all’uninominale o al proporzionale. Ma che vuol dire? Sono tutte questioni di tecnica elettorale che spariscono dietro al tema politico dell’alleanza, che o la fai o non la fai. Così come noi di Iv abbiamo deciso di andare indipendenti ovviamente dalla destra ma anche dai vari Emiliano e Fratoianni, così mi aspetto e mi auguro che con la stessa coerenza Carlo Calende si unisca a noi.

Dopo la politica arriva però la matematica, e secondo le analisi di Quorum- Youtrend un terzo polo favorirebbe la vittoria del centrodestra, che ne pensa?

Penso che non sia vero, come dice Letta, che il terzo polo favorirebbe la destra. Anzi, un terzo polo che offra un’alternativa all’elettorato che tradizionalmente votava a destra può essere utile al centrosinistra. Senza il terzo polo è difficile che un moderato voti per il Pd o per una coalizione così schiacciata a sinistra. Mentre c’è un pezzo di questo elettorato che lascerebbe volentieri chi ha fatto cadere Draghi, cioè Salvini e Berlusconi, per votare al centro.

Ma siamo sicuri che questi fantomatici “moderati” esistano davvero?

Certo che sì. Poi ovviamente se non offri loro un’alternativa, questi sono costretti ad andare da un lato o dall’altro e vanno principalmente a destra. Ma gli elettori che apprezzano Carfagna, Gelmini e Brunetta non voterebbero mai una colazione di sinistra senza il centro, e forse neanche una coalizione di centrosinistra con il centro. Che secondo noi potrebbe rappresentare un’area dell’ 8 o 10 per cento, stile Monti 2013. Se si raggiungesse anche il 5 per cento al proporzionale, parliamo di 20 deputati su 400, non pochi.

Cosa si può fare con 20 parlamentari su 400, se il centrodestra otterrà la maggioranza sufficiente a governare da sola?

Faccio notare che noi con 50 parlamentari su circa 1000, quindi il 5 per cento, abbiamo determinato alcune delle più importanti svolte di questa legislatura. Non basta avere una larga pattuglia di parlamentari, serve avere parlamentai capaci di fare politica, di leggere le vicende politiche e di portare avanti delle idee. Abbiamo impedito a Salvini di andare al governo nel 2019, abbiamo agevolato l’arrivo di Draghi nel 2021 e quindi si può essere determinanti anche in pochi.

Impedendo a Salvini di andare al governo ne avete però formato uno con gli stessi che ora con volete in coalizione: non è un controsenso?

Nel 2019 si voleva evitare che si andasse a votare per il presidente della Repubblica in una situazione in cui Salvini avesse i “pieni poteri”. Abbiamo sempre detto che il Conte bis era il male minore e abbiamo stretto i denti per il bene dell’Italia. Così come, dopo la disastrosa gestione della pandemia, abbiamo lavorato per mandare a casa Conte e portare Mario Draghi a Palazzo Chigi.

Fatto sta che adesso se il centrodestra fa il cappotto negli uninominali “grazie” al terzo polo poi è difficile essere determinanti, tanti o pochi che sarete…

Il centrodestra è molto abile a nascondere le sue magagne ma non è che non le abbia. Un eventuale governo di centrodestra partirebbe molto debole perché in quella coalizione, a parte l’accordo sulle poltrone, non c’è accordo su altro. Non sarà facile mettere insieme persone che hanno apertamente sostenuto le posizioni di Putin con altre che hanno tenuto, va detto, una posizione atlantista molto rigorosa. Questi partiti poi dovranno venire alle camere con una piattaforma di governo unitaria in politica estera. Commette uno sbaglio chi pensa che il centrodestra sia destinato a una larga vittoria o comunque a governare per i prossimi anni.

Siete spaventati per il poco tempo a disposizione per la campagna elettorale? Non è un segreto che il cantieri centrista sarebbe dovuto essere pronto per il 2023.

Il bello della democrazia è che si corre tutti nelle stesse condizioni. Nessuno era pronto a queste elezioni improvvise. Nemmeno Meloni. Nessuno aveva pronto un piano di comunicazione, così come non erano pronte le liste dei candidati. Si gioca ad armi pari ma gli otto mesi in più non servivano tanto a fare accordi tra i partiti ma a riscrivere, ad esempio, il patto di stabilità in Europa. E un governo guidato da Draghi avrebbe permesso di avere un’Italia in prima fila nella riscrittura delle regole europee. Chi ha fatto cadere Draghi ha messo il paese nei guai e l’elettorato al momento del voto se ne ricorderà.

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