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Marina Ovsyannikova condannata perché è contro la guerra

Marina Ovsyannikova
La giornalista russa è finita sotto processo per aver criticato l’arresto del giovane oppositore Ilya Yashin
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Questa mattina la giornalista Marina Ovsyannikova è comparsa davanti al Tribunale di Meshchansky, a Mosca, dopo aver criticato l’arresto del giovane oppositore Ilya Yashin. La collaboratrice del nostro giornale è stata intervistata subito qualche settimana fa al termine dell’udienza in cui venne confermato l’arresto di Yashin. Con la sua proverbiale chiarezza Ovsyannikova ha criticato le autorità russe per il continuo tentativo di reprimere il dissenso, avvalendosi della nuova legge sui cosiddetti “falsi militari”.

A seguito dell’aggressione russa ai danni dell’Ucraina è vietato contestare l’operato delle forze armate e parlare di guerra. «Mi hanno messo sotto processo – dice al Dubbio Marina Ovsyannikova – per una frase pronunciata nel corso di un’intervista. In quella occasione dissi che “questa guerra è il peggior crimine del ventunesimo secolo”. Una constatazione, una riflessione che viene fatta dalle persone di buon senso tutti i giorni, in tutto il mondo. Credo che chi si sta macchiando di crimini siederà sul banco degli imputati davanti ad un Tribunale internazionale. Gli eventi in Ucraina sono una follia, un tentativo frenetico di chi cerca di mantenere il potere incurante della considerazione dell’opinione pubblica internazionale. Dal mio ritorno in Russia sono oggetto di continue intimidazioni e provocazioni. Vogliono che stia zitta. Ogni mia parola contro la guerra ha un significato più importante se pronunciata in Russia piuttosto che in un altro posto d’Europa. Non ho paura, non mi arrendo e continuerò a lottare. Ora mi attende un altro processo il prossimo 8 agosto».

Marina Ovsyannikova è comparsa in aula con il suo avvocato Dmitry Zakhavatov. Il Tribunale l’ha condannata al pagamento di una multa di 50mila rubli (circa ottocento euro) per aver screditato l’esercito. La difesa ha annunciato ricorso contro questa decisione. La giornalista dissidente, dopo una parentesi lavorativa in Germania e il suo ritorno a Mosca, non sottovaluta quanto sta accadendo nel suo paese e i continui controlli ai quali viene sottoposta per le critiche al putinismo. Al tempo stesso rileva l’atmosfera surreale che si vive in Russia. «Non riesco proprio a comprendere – commenta – perché vengano celebrati certi processi, delle perdite di tempo, nei confronti di chi ha fatto delle constatazioni su situazioni molto chiare. Tutto quello che sta succedendo è assolutamente assurdo. Ho semplicemente espresso il mio punto di vista contro la guerra. L’ho espresso in una intervista a difesa di Ilya Yashin, nel corso della quale ho affermato che la guerra è il crimine più terribile del ventunesimo secolo. Ci sono dubbi in merito? Ogni persona dotata di buon senso in questo mondo sostiene che la guerra è orrore, sangue e milioni di vite che vengono falciate. E per nessuna ragione si può giustificare l’uccisione di civili».

Ovsyannikova si interroga sull’ennesimo tentativo di ostacolare il suo lavoro «Perché vengo giudicata?», si chiede. «Sono – aggiunge – una cittadina russa. Il diritto alla libertà di parola e di pensiero è garantito dall’articolo 29 della Costituzione. Ecco perché ritengo incredibili le accuse che mi vengono mosse. È come se una persona venisse accusata di aver dato fuoco al Mar Caspio o per aver diffuso il vaiolo delle scimmie. Credo che il processo intentato nei miei confronti verta su fatti completamente inventati. Si tratta di un modo per intimidire me e tutti i russi che si oppongono alla guerra». Le maglie della repressione del dissenso sono sempre più strette in Russia. Ilya Yashin, 39 anni, è considerato un brillante politico ed oppositore di Putin. È imputato in un procedimento penale in base alla legge sui “falsi militari” e rischia fino a dieci anni di carcere per aver trasmesso su YouTube un programma in cui ha parlato delle atrocità commesse nello scorso marzo a Bucha. Alla fine di giugno tre poliziotti lo hanno arrestato in un parco di Mosca. Per molto tempo Yashin è stato un alleato di un altro importante politico, Boris Nemtsov, ucciso nella capitale russa qualche anno fa, ed è amico del leader dell’opposizione Alexei Navalny.

Fin dal 24 febbraio, Yashin ha iniziato a chiamare la guerra in Ucraina con il suo vero nome. Nella sua ultima trasmissione su YouTube ha accusato l’ipocrisia imperante: «Non importa con quale parola Putin e il suo entourage coprano gli eventi ai quali stiamo assistendo, come una foglia di fico, timidamente, altrimenti non la chiamerebbero un’operazione. Questa è una guerra. Era chiaro fin dai primi istanti che si trattava di una guerra. Da mesi assistiamo a questo orrore, da mesi gli edifici vengono fatti saltare in aria, milioni di persone stanno fuggendo dalle loro case nella speranza di salvarsi. Un mare di sangue, un mare di lacrime e, sfortunatamente, la fine di questa guerra non si intravede».

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