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Gentile avvocata Bernardini de Pace, anche a noi piace l’art. 21 della Carta

Il botta e risposta tra l'avvocata Annamaria Bernardini de Pace e la bioeticista Chiara Lalli sulla questione dell'aborto negli Usa
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Caro Direttore,

leggo sul Dubbio un articolo, del 19 luglio 2022, un po’ sgradevole a firma di Chiara Lalli della quale non ho trovato notizie, se non che sarebbe una saggista. Sempre che sia lei quella indicata nel web. Io ho scritto un pezzo per La Stampa il 3 luglio 2022, nel rispetto dell’art. 21 della Costituzione, che mi consente, come a tutti, di manifestare il mio pensiero in qualsiasi modo. Un pensiero, peraltro, circostanziato e argomentato giuridicamente.

E, invece, mi devo sentir dire da una sconosciuta – evidentemente senza alcuna preparazione giuridica – che sono distratta, disattenta, che faccio un ragionamento difettoso, che dico sciocchezze, che sono insensata, che faccio trapelare il disprezzo per gli arrabbiati femministi (questa è l’unica cosa vera), che faccio refusi, che sono ingiusta e che interpreto in modo letterale e sbagliato la Costituzione. Nella sua libertà di pensiero, la Signora Lalli può dire qualsiasi cosa: io, a differenza sua, rispetto l’art. 21 della Costituzione e il pensiero degli altri, anche quando è immotivato e aggressivo. Tuttavia, ribadisco che i principi giuridici da me espressi sono inattaccabili e non possono essere smontati. Soprattutto da chi è ignorante del diritto.

Mi permetto di scrivere questa lettera al Direttore del Dubbio, giacché Codesto giornale ha tra le sue finalità “la valorizzazione dell’Avvocatura e la divulgazione dei diritti di difesa della persona”. Obiettivi che non mi sembrano conosciuti dalla Signora Lalli.

Grazie dell’attenzione e cordiali saluti

Annamaria Bernardini de Pace

Gentile avvocata Bernardini de Pace,

ricevo e pubblico con piacere la sua precisazione. Non voglio replicare nulla se non farle notare che nessuno ha mai messo in discussione il suo diritto di esprimere opinioni: ci mancherebbe. Quello della dottoressa Chiara Lalli (e il fatto che le sia sconosciuta non aggiunge né toglie nulla, o almeno non dovrebbe, al valore del suo intervento) è un articolato ma pacato articolo di dissenso scritto proprio in onore dell’articolo 21 della nostra Carta Costituzionale. Colgo l’occasione per salutarla cordialmente ed allegarle un brevissimo estratto del ricco curriculum della dottoressa Lalli, in modo che la prossima volta potrà rivolgerle la “parola” senza pensare che si tratti di una “illustre sconosciuta”. “Dopo essersi laureata in filosofia all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e aver conseguito nel 2005 il dottorato di ricerca in “formazione degli insegnanti” presso l’Università di Chieti, tra il 2006 e il 2010 è stata docente a contratto di logica e filosofia della scienza alla Facoltà di medicina e chirurgia della Sapienza e tra il 2007 e il 2010 docente a contratto di epistemologia delle scienze umane nella Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Cassino. Fa parte del Gruppo di studio di bioetica e cure palliative della Società italiana di neurologia. Ha inoltre scritto numerosi saggi di bioetica con le più importanti case editrici: dal Mulino a Mondadori al Saggiatore. Assieme all’epistemologo Gilberto Corbellini, nel 2015 ha pubblicato la voce l’Etica del fine vita, dell’Enciclopedia Italiana edita da Treccani”.

Davide Varì

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