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Se difendere i lavoratori costa la galera: sindacalisti nel mirino dei pm

La procura di Piacenza mette agli arresti domiciliari sei dirigenti sindacali di Si Cobas e Usb, tutti impegnati nelle lotte che da anni interessano il polo logistico piacentino
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Da che mondo è mondo i diritti si conquistano, non vengono elargiti per gentile concessione. A maggior ragione quelli sul lavoro, dove il legittimo profitto dell’impresa non sempre coincide con la giusta retribuzione del lavoratore. Una contraddizione ancora molto forte nel settore della logistica, considerata dagli analisti come una sorta di buco nero della contattazione collettiva, dove spesso a turni di lavoro molto duri corrispondono salari da fame e senza molte garanzie.

Non stupisce, dunque, la notizia pubblicata dal Fatto quotidiano su quanto sta accadendo a Piacenza, dove la Procura ha chiesto e ottenuto gli arresti domiciliari per sei dirigenti sindacali – tutti di Si Cobas e Usb e tutti impegnati nelle lotte che da anni interessano il polo logistico piacentino – accusati di di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di numerosi reati, tra cui violenza privata, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, sabotaggio, interruzione di pubblico servizio. Scopo criminale dei due sindacati – si legge sul quotidiano diretto da Marco Travaglio che punta i riflettori sulle anomalie dell’inchiesta – nientepopodimeno che «“ricattare” le aziende costringendole a cedere alle richieste dell’organizzazione».

Praticamente lo scopo di ogni attività sindacale: utilizzare gli strumenti di protesta, a volte anche duri, per ottenere migliori condizioni di lavoro. Tanto che la Procura accusa i sindacilisti, secondo quanto riporta il Fatto, di «avere “la capacità di far terminare gli scioperi” quando venivano accolte le loro richieste». Addrittura! Tra gli arrestati figurano anche nomi eccellenti, come quello di Aldo Milani, coordinatore nazionale dei Si Cobas, finito già in cella nel 2019 con l’accusa (poi smontata integralmente dalla sentenza di assoluzione) di aver intascato mazzette per sospendere un picchetto.

Ma quello di Piacenza è solo uno degli innumerevoli episodi che negli ultimi tempi hanno messo nel mirino il sindacalismo di base: perquisizioni, arresti e blitz dietro “segnalazioni anonime” sono ormai all’ordine del giorno. E mentre dirigenti e delegati finiscono in galera, le condizioni dei lavoratori della logistica rischiano di peggiorare. Una norma contenuta nel dl Aiuti, infatti, modifica in maniera sostanziale l’Art. 1677 bis del Codice civile relativo alla responsabilità in solido dei committenti.

In poche parole, d’ora in poi un lavoratore della logistica a cui non sono stati pagati stipendi, contributi o straordinari non potrà rivalersi più sul committente, in genere le grandi multinaizonali che subappaltano il servizio a cooperative, ma potrà bussare solo alle porte del proprio datore di lavoro diretto, spesso e volentieri piccole società che nascono e muoiono nel giro di pochi anni. Una modifica che preoccupa parecchio anche i sindacati “tradizionali” come Cgil, Cisl e Uil. Ma attenzione a minacciare scioperi per cambiare la norma. Il rischio di finire in galera è più che concreto.

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