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Conte: «Pd arrogante, i progressisti siamo noi»

Governo Draghi Giuseppe Conte
Il presidente 5S: «Letta mi dà del traditore? È un'infamia»
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«Un governo fondato sul decisionismo autoreferenziale non poteva che saltare. All’Italia servono agenda sociale e ambientale, il Pd si accontenta di bonus e dice sì alle trivelle». Giuseppe Conte, presidente M5S, parla così in una intervista a La Stampa, definendo il «arrogante. I progressisti siamo noi. Sul terzo mandato c’è la disponibilità di tutti di fare la cosa più giusta per il Movimento», dice Conte, nonostante il no deciso pronunciato ieri dal fondatore Beppe Grillo in un video sul suo blog, nel quale ha definito il limite di due mandati una luce nelle tenebre. «Sono convinto che l’agenda sociale autunnale richieda forte visione politica e grande determinazione» e «abbiamo visto risposte adeguate alle nostre richieste», aggiunge.
Alla domanda “Letta le ha dato del traditore”, Conte risponde: «Ma io l’unico impegno l’ho preso con i cittadini. I nostri obiettivi sono chiari: portare avanti le battaglie sulla giustizia sociale e sulla tutela ambientale. Come avevamo spiegato sin dal primo momento erano queste le ragioni del nostro appoggio al governo Draghi: difendere le nostre riforme su ambiente e giustizia sociale». Traditore è brutto. Non le fa male? «È un’infamia – risponde Conte -, ma non mi fa male. Credo piuttosto che sia la spia di un certo modo di fare politica che non è il mio. Come Movimento siamo sempre stati lineari e coerenti. Interrogo spesso la mia coscienza e so che posso guardare i cittadini italiani diritto negli occhi».
«Il campo largo non esiste più», fa notare il giornalista a Conte. «L’ho sempre detto. Non si può pensare di definire con arroganza un perimetro di gioco e stabilire arbitrariamente chi vi è ammesso. Ho sempre invitato a considerare la necessità di misurarsi con l’agenda sociale e ambientale che serve all’Italia. E da lì non mi muovo», risponde l’ex premier nella intervista. Per Conte «tocca al Pd decidere che cosa fare. Ovvio che se i dem cercano una svolta moderata che possa accogliere anche l’agenda di Calenda noi non ci possiamo stare».

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