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Rossomando: «Decreti sulla giustizia da varare ora, no a meline di stampo elettorale»

Parla la responsabile Giustizia del Pd Anna Rossomando: «Nei testi attuativi delle riforme sul penale e sul civile è in gioco lo Stato di diritto. Nessuno provi a fermarli per lucrare consensi»
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In questa lunga intervista la Vicepresidente del Senato e Responsabile “Giustizia e Diritti” del Partito Democratico, Anna Rossomando, traccia la linea del suo partito sul tema della giustizia e nei rapporti con il Movimento Cinque Stelle. «Ci batteremo per l’approvazione dei decreti attuativi della riforma del penale e del civile», dice. Resta amareggiata per non essere riusciti a portare a casa la modifica del regolamento penitenziario. «La nostra linea era e resta la stessa: carcere come extrema ratio e tempi ragionevoli dei processi».

«La differenza creata in questi giorni con il M5s lascia un segno e difficilmente sarà ricomposta. Lo dico molto francamente, il gesto di ieri e quello che è accaduto in questi giorni è sostanza e non forma». Lo ha detto Enrico Letta al Tg3. Lei conferma?

Premessa indispensabile è che mentre oggi i leader europei annunciano impegni forti su emergenza energetica e aiuti ai cittadini l’Italia, che con Draghi era capofila e traino di questa linea, in queste ore è costretta a fare l’inventario di cosa sarà possibile salvare tra i provvedimenti in cantiere. Quindi confermo la linea del Segretario: tutti quelli che hanno affossato il Governo Draghi sono ugualmente responsabili. Aggiungo che le priorità per noi erano e sono l’agenda sociale –  aumento dei salari, lotta alla precarietà, taglio delle tasse sul lavoro –  e transizione ecologica. Tutto questo è messo in pericolo, mentre fino a tre giorni fa era alla nostra portata, con le proposte del ministro Orlando in campo.

Il presidente della Commissione Giustizia Mario Perantoni del M5S ha detto: «Pare che Letta e il PD abbiano già fatto la loro scelta, rinnegando una possibile prospettiva di alleanza elettorale con noi del Movimento Cinque Stelle: è una scelta che li colloca inesorabilmente dentro un centro politico amorfo e tendente a destra. Peraltro – prosegue Perantoni – il responsabile dell’attuale situazione non è certo il M5s ma va cercato da un’altra parte. Si chiama Luigi di Maio». Come replica?

Questa dichiarazione mi sembra ricada nel tormentato dibattito all’interno del Movimento. Noi abbiamo e avremo una linea netta che rappresenta un posizionamento molto chiaro, ossia quello di una sinistra moderna e che è soprattutto in contatto con i bisogni, le speranze e anche le angosce degli italiani.

Negli affari correnti ci sono i decreti attuativi della riforma del penale e del civile. Tecnicamente si può fare ma occorre anche la volontà politica. Immagino che da parte vostra ci sia tutta la volontà di portare a casa il completamento della riforma. Ma c’è il rischio che gli altri partiti si mettano di traverso?

Mi auguro che questo non accada, soprattutto per l’importanza dei temi legati al Pnrr. Nessuno pensi di fare campagna elettorale a discapito dei diritti dei cittadini. Si tratta di riforme attese e indispensabili in uno Stato di Diritto. La cultura delle garanzie è una questione seria e aggiungo che il termine garantismo non può essere usato come un brand pubblicitario. E non vorrei che il garantismo a corrente alternata di qualche partito si manifestasse nell’ultimo miglio per l’approvazione delle riforme. Poi le deleghe sono scritte molto chiaramente, il Parlamento le ha approvate. Dentro c’è molto del lavoro del Pd: noi ci batteremo affinché questi decreti attuativi vengano emanati, contengono interventi importanti sui tempi dei processi. Sarebbe paradossale aver approvato l’improcedibilità e poi buttare al macero tutta la restante parte della riforma che consente di velocizzare i processi per non far scattare l’improcedibilità stessa. E a proposito di garantismo non dimentichiamo il considerevole capitolo sulle pene alternative per condanne sotto i quattro anni che possono essere irrogate direttamente dal giudice di cognizione e tante altre misure che vanno in questa direzione.

Proprio quest’ultimo è un punto osteggiato dal M5S e Lega.

Noi manterremo il punto e rimaniamo a quello che è stato approvato in Parlamento. Su questo abbiamo una linea chiara – carcere come extrema ratio, insieme a tempi ragionevoli dei processi –  e non la pieghiamo a usi elettorali.

Che destino ha la riforma tributaria?

Si tratta di una delle riforme fortemente a rischio per quanto accaduto in questi giorni e che quindi molto probabilmente non si potrà portare a termine. Eppure è necessaria per l’economia del Paese, collegata comunque al Pnrr e nella quale era nostra intenzione inserire previsioni per lo smaltimento dell’arretrato giudiziario. Insieme a questa saltano molte altre fondamentali riforme: ergastolo ostativo, suicidio assistito, violenza domestica e tutti i disegni di legge contro la violenza sulle donne, quella sul cognome materno a seguito della pronuncia della Consulta, la legge sulle molestie sessuali nei luoghi di lavoro e le modifiche da noi proposte alla legge Severino.

Anche la riforma del carcere salta.

Purtroppo sì. Noi, che non ci svegliamo garantisti a seconda della luna, speravamo davvero che si potessero approvare almeno alcune misure prima della fine della legislatura. Una molto importante sarebbe stata la modifica del regolamento penitenziario, frutto dei lavori della Commissione Ruotolo. Non vedranno la luce anche una serie di interventi di struttura che noi avevamo proposto. Di questo qualcuno, che non si è mai dissociato dallo slogan ‘marcire in galera’ e ‘buttare la chiave’, si rallegrerà.

Noto che lancia molte frecciate alla Lega. Conferma?

Certo. I fatti parlano e nelle loro posizioni vedo molta strumentalità.

Un Pd svincolato dai Cinque Stelle come cambia sui temi della giustizia?

Non cambia nulla: noi abbiamo avuto da sempre una linea molto limpida e non ci siamo mai sentiti frenati. Semmai rivendichiamo di aver spostato l’asse politico degli altri interlocutori che siedono in Parlamento. Per trovare delle soluzioni nelle Aule occorre avere innanzitutto idee molto chiare e noi le abbiamo sempre avute. Infatti quando siamo stati al governo sono state portate a casa riforme importanti, ultima delle quali quella del Csm e dell’ordinamento giudiziario, rispetto alla quale nutro dei timori per i decreti attuativi visto che la delega scade l’anno prossimo. Vorrei ricordare quanto abbiamo insistito sui tempi entro i quali venisse approvata e sui contenuti. Invece con il governo gialloverde, con la politica del “baratto”, sono state approvate la legge spazzacorrotti e quella sulla legittima difesa. Come vede non è certamente il Pd che deve temere condizionamenti in tema di giustizia.

Lei crede che si riusciranno ad eleggere i laici del Csm il 21 settembre?

Non credo sarà possibile a quattro giorni dalle elezioni.

Sempre sul campo della giustizia, secondo Lei sarebbe possibile costruire una nuova area che tenga insieme la componente progressista della sinistra con le forze moderate  – Calenda, Iv, i fuoriusciti di FI – senza più il vizio delle leggi ad personam del berlusconismo? Sarebbe forse la prima volta.

La prossima settimana ci sarà una Direzione, durante la quale ci sarà una discussione politica a tutto campo. Sicuramente non si parte dalle sigle o da approcci politicisti, ma dalla nostra agenda sociale, così come da quella dei diritti.

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