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Avvocati, ecco i rischi professionali più risarciti dalle assicurazioni

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Una casistica sui dati forniti dalla Compagnia Aig Europe che ha in portafoglio 30mila polizze Rc
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In un articolo uscito il 1° luglio si era parlato dell’assicurazione sulla responsabilità professionale, per la quale esiste una convenzione del Cnf che offre una polizza ad ampia copertura, ma un tema ancora più interessante è la casistica dei sinistri, ossia i motivi per cui gli avvocati assicurati chiedono il rimborso alla compagnia per risarcimenti che sono riconosciuti ai propri clienti, direttamente dall’avvocato stesso, oppure per decisione del tribunale. Questi dati, forniti dalla compagnia Aig Europe, che ha nel suo portafoglio 30.000 polizze RC professionale degli avvocati, consentono di sviluppare una riflessione sugli errori più comuni tra i professionisti forensi, per i quali sarebbe quindi opportuno attribuire una giusta attenzione, soprattutto da parte dei giovani avvocati che cominciano la loro carriera.

Spiegata la prospettiva di questo esame dei dati, va subito segnalato che l’errore più frequente per gli avvocati è la mancata, o tardiva, riassunzione del processo, o dell’impugnazione di atti, che rappresenta da sola oltre il 16% degli errori imputati agli avvocati, che determinano un risarcimento per il cliente. In effetti può succedere che delle scadenze sfuggano, oppure non vengano rispettate per improvvise situazioni che impediscono al professionista di dar seguito alle azioni programmate.

Il secondo errore più frequente, che assorbe il 13% dei sinistri per responsabilità professionale dell’avvocato, è quello relativo alla strategia, ossia un’errata impostazione della causa, situazione che in realtà può comprendere una casistica molto ampia, che può comprendere il mancato ricorso a mediazioni (che sarebbero possibili), o un’evidente erronea gestione della trattativa con la controparte, o il ricorso a tribunali non competenti per materia o territorio, sebbene quest’ultima situazione è esplicitamente indicata come ragione di risarcimento nel 2% dei casi, ma tutto lascia immaginare che essa possa avvenire in molti più casi, vista l’oggettiva difficoltà di determinare il giudice competente in molte situazioni (es. Tar o Tribunale del lavoro?).

Il terzo motivo di lamentela da parte dei clienti è l’erronea predisposizione dell’atto introduttivo, che rappresenta il 12% dei sinistri. In effetti può succedere che i dati raccolti dal cliente non vengano pienamente utilizzati dall’avvocato, oppure che li riporti in modo erroneo, magari per una disattenta disamina della documentazione prodotta dal proprio assistito.

Al quarto posto si pone l’erroneo o mancato deposito degli atti, che viene indicata nel 11% delle denunce di sinistri, ma che costituisce una motivazione piuttosto simile a quelle citate al primo e al terzo posto, derivando da una dimenticanza del professionista, o da una predisposizione non precisa (o anche del tutto sbagliata) della documentazione utile per tutelare gli interessi del cliente dell’avvocato. Le altre circa 25 motivazioni di risarcimento del cliente rappresentano, ciascuna, una quota modesta della casistica dei sinistri, ma non per questo sono meno interessanti.

Fra queste meritano di essere citate:

  • l’omessa o tardiva iscrizione a ruolo della causa (6% dei casi): questa è sicuramente una responsabilità grave, che denuncia la mancata attivazione della procedura giudiziaria, e quindi un errore molto serio del professionista;
  • l’omessa informativa del cliente sull’andamento del processo o delle trattative (6% dei casi): può succedere che l’avvocato, oberato di lavoro, trascuri di aggiornare costantemente il cliente sull’evoluzione della vertenza, ma questo non costituisce certo un’attenuante alla responsabilità del professionista;
  • l’omessa interruzione dei termini prescrizionali (4% dei casi): anche questa situazione rientra tra quelle in cui l’avvocato si dimentica, o è impossibilitato, di dare seguito agli impegni presi con il cliente; ciò non toglie che gli effetti di questa omissione possono essere gravi per il cliente, e vanno giustamente risarciti;
  • errata valutazione della legittimazione attiva e passiva (3% dei casi): le situazioni illustrate dai clienti possono essere vaghe, e questo può portare l’avvocato a valutare in modo non corretto se ci sono i presupposti per avviare un’azione legale;
  • svolgimento infedele del mandato (3% dei casi): anche se si tratta di una percentuale minoritaria, questo sinistro dimostra che possono esserci casi di avvocati che non tutelano il proprio cliente, e questa circostanza potrebbe essere anche la premessa per sanzioni emanate dagli ordini.

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