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«Salto nel buio del governo col ddl sulle liti fiscali: con norme così, noi giudici non ci faremo deportare»

Il magistrato Tuccillo: «La riforma rischia di svuotare gli organici. Trasferire cento toghe ordinarie? Non accetterà nessuno»
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«La giustizia tributaria funziona ed è pienamente rispondente ai principi del giusto processo». Lo afferma il dottor Raffaele Tuccillo, giudice della Commissione tributaria provinciale di Roma e componente della giunta nazionale dell’Amt.

Dottor Tuccillo, la giustizia tributaria risponderà anche ai principi del giusto processo, ma la sua riforma è tra gli obiettivi del Pnrr da realizzare entro l’anno.

Il Pnrr non impone una riforma organica della giustizia tributaria, con la creazione di un giudice professionale e la fine dell’attuale assetto, ma che si migliori l’efficienza e si elimini l’arretrato in Cassazione.

Quindi ciò che sta facendo il governo è un di più?

Un intervento di manutenzione straordinaria e di razionalizzazione poteva immaginarsi, ma, tralasciando quello che accade in Cassazione, le Commissioni tributarie hanno tempi brevissimi. A Roma, per fare un esempio, stiamo già decidendo le cause del 2022, ma in generale la durata dei tempi di definizione delle controversie, nelle Ctp e nelle Ctr, è molto inferiore rispetto a quella delle altre magistrature. Col ddl all’esame in Senato si vuol cambiare tutto, introducendo un giudice a tempo pieno, senza però una garanzia di risultato sia nel breve che nel medio- lungo periodo.

Un rischio?

Io penso che si stia realizzando una riforma di sistema con, almeno in parte, un “salto nel buio”, considerando anche che dal 1° gennaio 2023, per effetto della riduzione dell’età, avremo oltre 700 giudici in meno su un organico di circa 2.600. Grosse problematiche sono legate anche al trasferimento d’ufficio, con applicazione non esclusiva dei giudici in servizio presso le sedi che risulteranno prive di adeguato organico per un corrispettivo di 100 euro lordi.

Torniamo dell’arretrato in Cassazione: è per la scarsa qualità delle sentenze, come dicono in tanti, a cominciare dallo stesso presidente Pietro Curzio?

Non è quella la causa dell’arretrato. Anche se il tema richiederebbe un esame più analitico, consideri che ogni anno sono depositate oltre 200mila sentenze nei gradi di merito. I numeri assoluti delle riforme in Cassazione, che si aggirano sulle 5mila sentenze l’anno, non sembrano far gridare allo scandalo. E poi è sufficiente che cambi un orientamento giurisprudenziale, penso ai vari interventi sulle notifiche delle cartelle, questione tipica della giustizia tributaria , per determinare l’annullamento di centinaia di sentenze. Si tratta di un tema sul quale è intervenuto anche il presidente del Cpgt Antonio Leone, con un’analisi sui motivi dell’arretrato che condivido in pieno..

I giudici tributari di domani dovranno essere professionisti full time. Condivide?

Io penso sia un progetto che necessiti di una profonda fase transitoria. Abbiamo l’esperienza del concorso in magistratura. Ci vogliono diversi anni per portarlo a termine. Quello per diventare giudici tributari sarà poi un concorso di primo grado al quale parteciperanno in tanti, e dobbiamo immaginare tempi non brevi. Inoltre, si tratta di giudici appena entrati in magistratura, magari subito dopo la laurea, che avranno bisogno di un adeguato periodo di tirocinio.

Nella riforma è previsto che possano transitare 100 magistrati ordinari nel futuro ruolo dei giudici tributari professionisti.

Penso si faccia molto affidamento su questa misura, ma, senza alcun incentivo e con rigorosi presupposti per transitare, dubito possa tradursi in qualcosa di realmente efficace. Maggiore spazio e tutela andrebbe garantito alle professionalità oggi esistenti, maturate in anni di esperienza. Comunque la riforma ha almeno il merito di mantenere tutti i giudici in servizio fino alla naturale cessazione del rapporto, misura che abbiamo sempre chiesto come Amt.

Lei è anche giudice amministrativo presso il Tar del Lazio. Se potesse, transiterebbe?

Così stando le cose, sicuramente no, e penso sia una riflessione condivisa da molti colleghi. In una prospettiva di lungo periodo la riforma sembra accrescerà il gap tra giudici di merito e Corte di cassazione, che dall’esterno dirà l’ultima parola sulle decisioni dei giudici tributari professionali.

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