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Legale a giudizio: notizia alla stampa, poi a lui, of course

Antonio Murano
I pm chiedono il procedimento immediato per Antonio Murano, l’avvocato di Potenza finito sotto inchiesta dopo essersi assentato in udienza per malattia. Nella nota con cui la Procura riferisce lo sviluppo, dice che “la legge è uguale per tutti”. E uguale per tutti è anche la circostanza di doverne essere informati dai giornali
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È ancora alta la tensione tra la Procura di Potenza e l’avvocatura del capoluogo lucano sul caso Murano.

Qualche giorno fa è stato disposto da parte del Gip del Tribunale di Potenza, su richiesta della Procura, il giudizio immediato per gli avvocati Antonio e Pasquale Murano e per altre quattro persone, coinvolte nella vicenda dei certificati medici e dei rinvii delle udienze penali. La Camera penale distrettuale di Basilicata ora passa al contrattacco. E lo fa sollevando una serie di questioni che riguardano le notizie date in anteprima alla stampa e il trattamento riservato al legale.

A lasciare sconcertati i penalisti lucani è stato l’intero modus procedendi. Per questo motivo è stata indetta una conferenza stampa nella mattinata di oggi per porre all’attenzione alcuni aspetti della vicenda.

Nello scorso marzo, dopo essersi assentato in udienza presentando un certificato medico, l’avvocato Antonio Murano ha ricevuto la visita fiscale ed è stato sottoposto ad alcuni controlli da parte dei carabinieri nel suo studio.

«La notizia giornalistica – evidenzia Sergio Lapenna, presidente della Camera penale distrettuale di Basilicata – relativa al giudizio immediato disposto nei confronti degli avvocati Murano e alla nota del Procuratore della Repubblica, Francesco Curcio, con la quale si è resa nota questa circostanza e si è sottolineata l’intenzione dell’ufficio di dare sempre concretezza al principio per cui la legge è uguale per tutti, ci induce a precisare una serie di aspetti. Ciò anche in conseguenza della decisione che ha indotto l’avvocatura potentina a proclamare un’astensione dalle udienze lo scorso mese di aprile».

Lapenna lamenta la classica fuga di notizie, con la conseguenza, per i diretti interessati, di apprendere prima dalla stampa le questioni che li riguardano. «Spiace sottolineare – dice Lapenna – che, a differenza di quanto dovrebbe sempre avvenire nelle vicende di giustizia, il provvedimento che ha disposto il giudizio immediato a carico dei colleghi Murano è stato anticipato dalla Procura di Potenza agli organi di stampa, addirittura prima che lo stesso fosse notificato agli interessati, senza tener conto degli indirizzi voluti dal legislatore il quale, con un recente provvedimento di legge, ha previsto che tutti gli uffici di Procura si rapportino agli organi di stampa con misura e sobrietà nel rispetto della più generale presunzione d’innocenza di tutti i cittadini indagati. Quanto al contesto della vicenda, senza entrare nel merito dei fatti che saranno accertati nelle sedi competenti, non si può fare a meno di sottolineare che la censura espressa dall’avvocatura sull’indirizzo dell’attività investigativa ha riguardato il “metodo” con il quale si è proceduto».

Cosa impensierisce la Camera penale di Basilicata? «In particolare – prosegue il presidente Lapenna – abbiamo lamentato la scelta di un modus procedendi invasivo, quale la visita presso il domicilio dell’avvocato Antonio Murano, senza il rispetto delle garanzie difensive codicistiche. Infatti, tale azione non è stata preceduta né da un avviso di garanzia né da qualsiasi atto prodromico che potesse in qualche modo legittimarlo. Parimenti, la visita presso lo studio del professionista da parte dei carabinieri per visionare le registrazioni videofilmate non è stata preceduta né dall’avviso prescritto al Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Potenza né da un atto di garanzia previsto per tutti i casi in cui è considerata la partecipazione dell’indagato».

Parità di trattamento per tutti, ma anche oculatezza in riferimento a certi metodi utilizzati. «L’avvocatura – conclude il presidente della Camera penale – concorda sul principio che la legge debba essere uguale per tutti e che per ogni imputato vige la presunzione di innocenza, fino a sentenza passata in giudicato, ma sottolinea che le regole e le garanzie difensive vadano anch’esse rispettate per tutti gli indagati ed imputati, a prescindere se siano avvocati o meno».

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