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Il retroscena di Palamara: «Fuzio fatto fuori dopo una riunione tra Bonafede e Salvi»

Luca Palamara Anm
L'ex pm di Roma parla anche dell'esposto del magistrato Rosario Russo, pubblicato in esclusiva dal Dubbio. «Quando parla di uno "stato d'eccezione illegittimamente creato" per evitare a una serie di magistrati l'azione disciplinare descrive esattamente quello che è accaduto in seguito alla divulgazione delle mie chat»
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Luca Palamara al “Giornale” svela cosa successe tra l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e l’allora pg della Cassazione, Riccardo Fuzio. L’intervista al quotidiano milanese, però, inizia con l’esposto del magistrato in pensione Rosario Russo, pubblicato in esclusiva dal Dubbio, nei giorni scorsi. «Certo che Russo ha ragione. Io non entro nei casi singoli che solleva. Ma quando parla di uno “stato d’eccezione illegittimamente creato” per evitare a una serie di magistrati l’azione disciplinare descrive esattamente quello che è accaduto in seguito alla divulgazione delle mie chat. Farei un altro passo in avanti. Il sistema di autoraccomandazioni che è stato considerato lecito per tanti magistrati, se venisse applicato da un candidato a qualunque altro incarico pubblico, porterebbe alla sua immediata incriminazione. Immaginiamoci un aspirante a un posto pubblico che va a spiegare al presidente della commissione d’esame quanto è bravo lui e quanto è scarso un altro. È già fortunato se non lo arrestano» afferma l’ex pm di Roma, già presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Alla domanda se sia normale che Salvi abbia dettato la linea su una vicenda che lo coinvolge direttamente, Luca Palamara risponde così: «Ovviamente no. Ma questo è un bug del sistema. Il titolare della azione disciplinare nei confronti dei magistrati è lui, il pg della Cassazione. Non c’è nessuna forma di controllo nei suoi confronti, ha di fatto un potere assoluto, può persino archiviare i fascicoli senza che nessuno lo sappia». Poi svela il retroscena su Fuzio: «Poco dopo l’esplosione del caso, vi fu una riunione tra il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, l’allora capo degli ispettori Casola e l’allora pg della Cassazione, Riccardo Fuzio. A Fuzio dissero che il suo nome compariva nelle chat con me, lo accusarono di essere mio amico. Lui uscì molto provato dalla riunione, poco dopo si dimise, e le sue dimissioni portarono alla nomina di Salvi».

Secondo Palamara il contenuto di quella riunione sarebbe stato irrituale e spiega i motivi. «Subito dopo il ministro scompare totalmente dalla scena, a prendere in mano i procedimenti disciplinari è solo Salvi. In quelle ore fu raggiunto l’accordo, e Bonafede diventa il grande assente. È come se al ministro fosse stato detto: stanne fuori, ce la vediamo tra noi magistrati, adesso arriva il nuovo corso. Il nuovo corso è stata una ghigliottina unidirezionale, un regolamento di conti».

«La realtà è sotto gli occhi di tutti – aggiunge Palamara -. Alcuni sono stati massacrati pubblicamente, altri non sono stati nemmeno sfiorati. Fuzio, dopo essere stato costretto alle dimissioni è stato prosciolto, ma ormai il danno era fatto. So per certo che adesso molti magistrati colpiti dalla ghigliottina si stanno rivolgendo a grandi studi legali per chiedere i danni a chi li ha esposti ingiustamente, impiegando per questo regolamento di conti chat che per le norme europee non potevano essere utilizzate. Mentre magistrati che in quelle chat compaiono in bella vista continuano a fare parte del Consiglio superiore della magistratura».

Infine, la stoccata contro AreaDg: «Ora noto soprattutto che è già partita la gara per occupare il posto di vicepresidente del nuovo Csm, anche perché si vota anche per il nuovo Parlamento, molti nomi importanti rischiano di restare fuori, ricollocarsi al Csm fa gola. Così c’è qualcuno che già nel 2014 e nel 2018 ci aveva provato, e che sta tornando alla carica andando a parlare con le correnti, specie con la sinistra, ovvero Area».

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