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La Germania apre all’idea di un tetto al prezzo del petrolio

A Elmau sono in corso «intense discussioni» su come attuare un tetto ai prezzi del greggio russo e su come funzionerebbe, in connessione con le sanzioni già approvate dai Paesi occidentali e dal Giappone contro Mosca per la guerra in Ucraina
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Neanche la Germania, prima economia dell’Ue, è contraria in linea di principio all’idea di imporre un tetto al prezzo del petrolio russo, proposta che viene discussa al G7 su impulso degli Usa, dove la benzina ha raggiunto i 5 dollari al gallone. Un alto funzionario tedesco, citato dal Financial Times, conferma che a Elmau sono in corso «intense discussioni» su come attuare un tetto ai prezzi del greggio russo e su come funzionerebbe, in connessione con le sanzioni già approvate dai Paesi occidentali e dal Giappone contro Mosca per la guerra in Ucraina.

«I problemi che dobbiamo risolvere non sono banali, ma siamo sulla strada giusta per arrivare ad un accordo», aggiunge l’alto funzionario. Il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha spiegato stamani in conferenza stampa a Elmau che si discute di creare «un meccanismo tecnico» che avrebbe «l’effetto» di porre un tetto al prezzo del petrolio russo, usando come leva «i servizi relativi al petrolio, come trasporto e assicurazioni». L’Ue, il Regno Unito e gli Usa hanno una posizione preminente nel mercato delle assicurazioni allo shipping e anche nella riassicurazione: le compagnie che assicurano le petroliere si riassicurano a loro volta per proteggersi dal rischio. Sono tutte operazioni che si fanno in pool, generalmente, viste le somme coinvolte, pertanto l’utilizzo delle assicurazioni come leva potrebbe essere particolarmente insidioso per la Russia, perché le compagnie occidentali non sono facilissime da sostituire con controparti cinesi o indiane.

A quanto si apprende, in pratica l’idea su cui si ragiona è quella di concedere servizi di trasporto e assicurativi alle petroliere che trasportano greggio russo a patto che venga applicato un tetto al prezzo del petrolio stesso. Michel ha spiegato che il meccanismo va studiato «nei dettagli», poiché bisogna essere «sicuri» che colpisca la Russia e non renda la vita «più difficile» ai Paesi dell’Ue, che «sono 27». Una misura simile andrebbe approvata all’unanimità: il sesto pacchetto di sanzioni Ue, che prevedeva un embargo sulle importazioni di petrolio dalla Russia, è rimasto bloccato per quattro settimane dal veto dell’Ungheria, rimosso solo dopo che Budapest, e altre capitali dell’est, hanno ottenuto una deroga per il petrolio via tubo proveniente dalla Russia.

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