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«Ho incontrato l’uomo che ha travolto mio figlio e Greta. Non riesco a odiarlo»

La toccante intervista di Enzo Garzella, padre di Umberto, ucciso con l'amica Greta Nedrotti il 19 luglio dell'anno scorso, investiti da un motoscafo mentre erano a bordo di un gozzo sul lago di Garda
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«Non riesco ancora a perdonarlo ma nemmeno lo odio e non voglio il suo male. Mi ha detto che l’hanno licenziato a causa della disgrazia. Mi chiedo che senso abbia rovinare così un uomo che è anche padre di famiglia, dategli una chance». A dirlo al Corriere della Sera è Enzo Garzella, padre di Umberto, ucciso con l’amica Greta Nedrotti il 19 luglio dell’anno scorso, investiti da un motoscafo mentre erano a bordo di un gozzo sul lago di Garda. Un uomo che, nonostante la tragedia, non ha parole di odio nei confronti di Christian Teismann, uno dei due tedeschi che si trovavano sul natante che ha travolto e ucciso i due giovani e che sono stati condannati.
Teismann, manager 50enne residente in Germania con moglie e figli, aveva incontrato il padre di Umberto sulla tomba del figlio, al cimitero di Salò nel Bresciano. «Teismann è venuto con un’interprete, ha portato un mazzo di rose bianche e dei disegni del lago fatti dai suoi figli piccoli. C’era sua moglie, una grande donna che gli è stata sempre vicino. Mi ha chiesto scusa e mi ha detto che è un uomo distrutto anche perché l’hanno licenziato per la condanna. In Germania lo considerano un assassino, ma che assassino può essere? Non voleva ucciderli».
«Non è un essere malvagio come forse passa per essere in Germania – continua Garzarella -. È un uomo che ha commesso un grave errore, questo sì, e quella sera non doveva ubriacarsi. Se fosse stato lucido non sarebbe successo nulla. Però dico anche che la disgrazia può accadere a tutti e non è giusto punirlo in modo eccessivo. Ci pensa già la sua coscienza a farlo. È la coscienza di un padre che è venuto qui con coraggio e umiltà a mettere la faccia sulla tomba di Umberto. Questo glielo riconosco».
Non l’ha perdonato? «Ci sto provando ma non me la sento ancora, anche se suor Anna e don Francesco insistono: “devi farlo, ti può aiutare”, continuano a ripetermi. Io dico “ho capito che mi aiuta ma ora lasciatemi in pace”. Per me è stato un dolore immenso, mi sembrava di impazzire, volevo prendere il fucile e spararmi. Poi è intervenuto qualcosa che mi ha salvato ma la strada è lunga. In questi giorni mi sta tornando un vuoto… Tra l’altro mi sento addosso la colpa per la morte di Greta».

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