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Più criticità sui “folli rei”, ma le Rems rischiano di essere un’istituzione totale

La riforma del 2011 abolì l’utilizzo degli ospedali psichiatrici giudiziari, ma le Rems non sono nate per sostituirli. Pensare solo all’aumento dei posti, secondo il Garante Nazionale, asseconda le istanze securitarie ancora oggi presenti anche nella cultura della Magistratura giudicante
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Il problema del disagio psichico in carcere è grave, le persone che rimangono detenute in attesa di essere ospitato presso le Residenze per le misure di sicurezza ( Rems) anche, ma il rischio che si snaturi l’essenza di quest’ultime e che diventino a carattere manicomiale è all’orizzonte. Problema che il Garante nazionale Mauro Palma ha rilevato durante la presentazione della relazione al Parlamento, tanto da segnalare «un percorso segnato innanzitutto dall’errore concettuale di chi le configura come mere strutture di sostituzione dei dismessi Ospedali psichiatrici giudiziari e non come misura estrema all’interno di un progetto complessivo di presa incarico della persona autore di reato e dichiarata non penalmente responsabile».

Va valutato l’eccesso di ricorso alle Rems, anche in via provvisoria e per fatti reato di minore entità

Vanno sicuramente rivisti i numeri delle Rems, soprattutto insufficienti in alcune specifiche aree, ma nello stesso tempo va valutato l’eccesso di ricorso a tale misura, anche in via provvisoria e per fatti reato di minore entità. Secondo quanto osserva il Garante nazionale delle persone private della libertà, quest’ultimo problema è ciò che determina la conseguenza di non avere disponibilità per casi definitivi e il perpetuarsi di presenze in carcere di persone che non hanno titolo giuridico per restarvi e soprattutto avrebbero bisogno di tutt’altra attenzione. Come si legge nella relazione del Garante, molti problemi sono sorti nell’ultimo anno, proprio per lo stato ancora  “acerbo” di tale riforma nella sua attuazione e nella cultura diffusa, in particolare tra gli operatori della giustizia. Sono problemi dati dai numeri, dalla priorità attribuita al ricovero come misura di risposta alla commissione di reati anche di minore gravità, dalla indisponibilità di posti, dalla presenza all’interno del carcere di persone che in quel luogo non avrebbero dovuto esserci, dalla presenza in strutture residenziali di persone in attesa che fosse resa operativa la loro dimissione già stabilita.

Ma per capire meglio di quale problematica si sta parlando, bisogna andare con ordine. Gli ospedali psichiatrici giudiziari ( Opg) erano nati al principio del secolo scorso ed erano stati pensati per controllare e curare il folle – reo, ovvero l’autore di reato infermo di mente.

Gli Opg furono definitivamente chiusi nel 2011

Seguiva la non imputabilità e l’etichetta di pericoloso socialmente. Implacabili luoghi di confino per persone bisognose di cura, gli ospedali psichiatrici giudiziari resistettero a lungo, impedendo il recupero del reo folle. Finalmente il legislatore, grazie ad una decisiva inchiesta condotta da una Commissione del Senato, ne sancì la morte definitiva attraverso la riforma del 2011 che ha previsto il suo superamento. Il principio è lo stesso che fu per la legge Basaglia: non si sostituisce un’istituzione totale con un’altra. Infatti le Rems non sono, sulla carta, l’alternativa per mettere le persone con disturbo mentale che hanno compiuto un delitto. La riforma prevede soluzioni diverse: piani terapeutici individuali, così da tener conto delle storie di chi soffre, degli ambienti dove è vissuto e cresciuto, dei loro bisogni; presa in carico da parte dei Dipartimenti di Salute Mentale, prescindendo dagli internamenti oppressivi, tipici delle psichiatrie tradizionali; piccoli luoghi ad alta intensità terapeutica pensati per approfondire la diagnosi, per elaborare un piano di azione socio psichiatrico integrato, per gestire eventuali fasi acute.

Il rischio che le Rems possano diventare, di fatto, dei mini Opg

Ma, di fatto, tutto ciò non sta accendendo, con il rischio che le Rems possano diventare, di fatto, dei mini Opg. I numeri parlano chiaro e ad analizzarli è ancora una volta il Garante Nazionale che, tramite la relazione, invita ad interrogarsi sul significato di una misura estrema, quale è quella della restrizione in una Rems, e nello specifico, se 740 posti possano ancora essere considerati residuali rispetto alle 1.282 persone che nel 2001 erano presenti negli Opg. Un numero che dopo singole valutazioni si era ridotto a 988 all’inizio del 2013 e quindi a 826 alla data di entrata in vigore della legge. «Un eccessivo aumento della disponibilità di posti – si legge nella relazione annuale prefigura, infatti, il rischio reale di un uso diffuso e generalizzato della misura detentiva, assecondando, di fatto, quelle istanze securitarie ancora oggi presenti anche nella cultura della Magistratura giudicante».

Il rischio che paventa il Garante, è che si darebbe in tal modo nuova linfa a quel paradigma culturale che, identificando il disturbo mentale con la pericolosità, legittimava l’ingresso della persona in Opg. Non solo. Il Garante Invita a non ignorare il fenomeno tipico delle istituzioni totalizzanti per il quale un forte aumento nel numero di posti disponibili in Rems alimenterebbe, di pari, una crescente domanda, sino al suo totale assorbimento.

 

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