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«Evitiamo modifiche alla legge sull’equo compenso», il governo sta con gli avvocati

equo compenso
L'esecutivo preannuncia in Senato il no a tutti gli emendamenti. Il Cnf, la Cassa forense, l’Ocf, l’Aiga e numerose associazioni specialistiche forensi hanno espresso da tempo in maniera chiara il loro pensiero
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Rinviato a martedì prossimo in commissione Giustizia al Senato il voto riguardante gli emendamenti al testo sull’equo compenso. Qualcosa comunque trapela rispetto agli orientamenti che stanno prendendo corpo. A partire dalla posizione del governo, che, come anticipato al Dubbio nei giorni scorsi dal sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, converge sulle posizioni dell’avvocatura.

Vale a dire, non modificare il testo della proposta di legge approvato alla Camera, testo che sarebbe dunque pronto per il varo definitivo. La linea di via Arenula e dell’esecutivo in generale, seppur informale, emersa ieri è dunque quella di dare parere negativo su tutti gli emendamenti. Ora toccherà ai gruppi parlamentari decidere se ritirarli o meno. È questione di meno di una settimana, ma l’iter non è esente da insidie.

«L’orientamento che emerge», osserva la senatrice Fiammetta Modena di Forza Italia, «è quello di non modificare il testo per evitare ulteriori passaggi alla Camera e il rischio di non vedere approvata definitivamente la legge.

Comunque, attendiamo le votazioni che si terranno la prossima settimana». L’esponente azzurra anticipa il tema principale attorno a cui ruota l’approvazione della nuova legge sull’equo compenso: il pericolo che venga inghiottita dall’ingorgo di fine legislatura. Un ulteriore approdo del testo a Montecitorio potrebbe dilatare ulteriormente i tempi e aprire il fianco a un nuovo pressing dei “committenti forti”, contrari alle tutele per i professionisti, e per gli avvocati in particolare. Va tenuto conto che le riforme in agenda, soprattutto per le parti attuative, sono ancora tante. A ciò – particolare di non poco conto – si aggiunga il mutato scenario della composizione dei gruppi parlamentari, dopo la fuoriuscita dal M5S di Luigi Di Maio e di una sessantina tra deputati e senatori. Dunque, la fine si annuncia delicata.

Prima firmataria della legge sull’equo compenso è stata la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Il testo è stato varato in prima lettura a ottobre dello scorso anno. A quella di FdI si sono aggiunte poco dopo altre proposte, poi unificate, di FI, Lega e 5 stelle. Stanno seguendo con grande attenzione l’iter parlamentare tanto l’avvocatura quanto le altre categorie professionali. Le prese di posizione sul contenuto del ddl non sono omogenee. Il Cnf, la Cassa forense, l’Ocf, l’Aiga e numerose associazioni specialistiche forensi hanno espresso da diverso tempo in maniera chiara il loro pensiero.

Considerano il testo della legge pronto per la definitiva approvazione. Poco meno di un mese fa l’avvocatura, con tutte le proprie maggiori rappresentanze, ha chiesto «a gran voce a tutte le forze politiche di portare a termine l’iter legislativo del disegno di legge sull’equo compenso, approvando definitivamente una legge di civiltà per gli avvocati».

L’intento è quello «di contrastare con forza il rischio di proletarizzazione della professione». Il provvedimento, a detta dell’avvocatura, «seppur in alcuni aspetti emendabile, merita di essere approvato anche dal Senato». Non la pensano così Coa di Roma e Anf. Ma ora l’idea di modifiche si allontana,

 

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