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Il paradosso Avezzano: il tribunale si salva, ma non c’è personale. Gli avvocati vanno in sciopero

Scongiurata la chiusura del tribunale, la giustizia si ferma perché non ci sono abbastanza risorse: Il Coa lancia l'astensione dalle udienze dal 4 al 14 luglio
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Immaginate il caso di una persona che sta molto male e l’intervento di un’altra che dichiara di volersi prendere cura, ma poi nega ogni sostegno. L’epilogo non è difficile da immaginare. Questo esempio potrebbe essere applicato alla situazione che stanno vivendo gli uffici giudiziari di Avezzano il cui destino sembra essere segnato.

Con il decreto milleproroghe, all’inizio di quest’anno, è stata scongiurata nel 2022 la chiusura del Tribunale e della Procura. Stesso salvataggio ha riguardato i Tribunali di Sulmona, Lanciano e Vasto. Gli uffici di Avezzano resteranno aperti fino al 31 dicembre 2023. In questo contesto però emerge con tutta la sua dirompenza un paradosso tipicamente italiano: manca, come purtroppo succede in molti altri Tribunali, il personale e le attività sono quasi del tutto paralizzate. Una iattura che si ripercuote sui cittadini e sugli avvocati del Foro abruzzese.

Per questo motivo il Coa ha deciso di fare sentire la sua voce. Dal prossimo 4 luglio e fino al 14 dello stesso mese gli avvocati di Avezzano si asterranno dalle udienze. Troppo umiliante continuare a lavorare lì dove viene garantita sulla carta l’apertura degli uffici giudiziari, senza la possibilità di avere le risorse umane sufficienti per l’effettivo funzionamento. «La mancanza del personale amministrativo del Tribunale e della Procura – dice al Dubbio il presidente del Coa di Avezzano, Franco Colucci – ci sta mettendo in ginocchio. I dipendenti che vanno in pensione non vengono sostituiti. L’organico in servizio è al di sotto del cinquanta per cento e la scopertura raggiungerà il sessanta per cento dopo l’estate con una serie di pensionamenti. Una contraddizione se pensiamo che invece il Csm continua a mandare i magistrati e ritiene il Tribunale e la Procura in piena attività. Una cosa assurda se messa a confronto con l’approccio del ministero della Giustizia. L’attività giurisdizionale subisce le conseguenze maggiori ed è completamente mutilata». Colucci teme che si stia soltanto protraendo un’agonia. «Non possiamo – afferma – e non vogliamo arrenderci. Il Tribunale di Avezzano merita più rispetto. Se questo presidio deve essere definitivamente soppresso, ce lo dicano con chiarezza una volta per tutte. A nostro svantaggio vi sono alcune peculiarità che vanno a scontrarsi con altre realtà. Se il Tribunale di Avezzano verrà soppresso, sarà accorpato a quello dell’Aquila, che ha dimensioni più piccole rispetto al nostro».

Una delegazione del Coa chiederà di essere ricevuta in via Arenula nei prossimi giorni. «Scriverò – prosegue Colucci – di nuovo alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, per rappresentarle le nostre preoccupazioni, i nostri disagi e per chiedere di incontrarla direttamente. Sono sta già ascoltato dal sottosegretario Sisto. La questione è ben nota. Il Tribunale di Avezzano nella classifica nazionale dei Tribunali si colloca in una posizione media, vale a dire tra quelli che gestiscono tra i 3mila e i 5mila contenziosi. Ci collochiamo, qui in Abruzzo, subito dopo i Tribunali di Pescara e Teramo. Non dimentichiamo neppure il contesto. I nostri uffici giudiziari servono un bacino di circa 140mila abitanti in un territorio che si estende per 1700 chilometri quadrati. Stiamo parlando di numeri rilevanti non di chiacchiere campate in aria. Abbiamo precisi requisiti e per questo tanto la cittadinanza quanto l’avvocatura reclamano la giusta attenzione».

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