Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Processo a Di Maio: il M5S mette Luigi alla porta, ma senza espulsione

Resa dei conti nel Consiglio nazionale convocato d'urgenza. Conte non forza la mano, ma Luigi è a un passo dall'addio: «Continuerò ad esprimere liberamente il mio pensiero»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«Luigi Di Maio non è più un esponente del M5S, parla a titolo personale». La resa dei conti nel Movimento è ormai in atto. Giuseppe Conte convoca una riunione d’urgenza del Consiglio nazionale per fotografare il momento.

La posizione dell’ex premier è netta: al ministro degli Esteri dovrà arrivare «un ammonimento molto duro» perché «ha screditato l’immagine del Movimento sia in Italia che all’estero, strumentalizzando vicende delicate di politica estera per uso personale», è il ragionamento. Il capo M5S respinge al mittente le accuse avanzate dal suo predecessore in fatto di Atlantismo e vicinanza all’Ue: «Ci sono le riunioni del Consiglio nazionale a dimostrarlo, è una mancanza di rispetto verso un organo statutario e un’intera comunità», filtra da chi è vicino all’avvocato pugliese. Tra i componenti del Consiglio nazionale c’è chi è convinto che Di Maio vada espulso subito. A Conte spetterà, quindi, la mediazione.

«Espellerlo ora significherebbe dargliela vinta, vada via lui in autonomia», dice qualcun altro protetto dall’anonimato. L’ex premier e il ministro degli Esteri sono ormai «separati in casa», ma, raccontano dallo stato maggiore, «cacciarlo adesso non è fattibile». Intanto perché la procedura è lunga e prevede o l’intervento dei probiviri o quello della rete (senza poi considerare la spada di Damocle rappresentata dai ricorsi in tribunale, ancora non del tutto schivata). E poi perché «non abbiamo ancora espulso Vito Petrocelli – fanno notare – . Non è facile procedere nei confronti di un parlamentare, figuriamoci con un ministro».

Tutte queste eccezioni, tuttavia, non dovrebbero far estrarre a Conte il cartellino rosso. Riccardo Ricciardi, vicepresidente e componente del Consiglio nazionale, è per la linea dura. «Riteniamo che occorra una profonda riflessione perché da tempo, per sua responsabilità, è un corpo estraneo al Movimento. Sta facendo un percorso personale che lo pone al di fuori dai 5 Stelle, un partito che sta facendo le proprie scelte votandole a stragrande maggioranza». Di più. «Personalmente ritengo che occorra prendere provvedimenti, magari coinvolgendo la rete o comunque il Consiglio nazionale. Vorrei ricordare che da capo politico Di Maio ha espulso persone per cose molto, molto meno gravi», la sottolineatura. Anche Alessandra Todde non le manda a dire: «È evidente che sta perseguendo obiettivi personali – attacca – È gravissimo e totalmente pretestuoso dire che la nostra forza politica che si esprime democraticamente possa contribuire in qualche modo a un pericolo per la sicurezza nazionale».

Il diretto interessato non intende fare passi indietro. Anzi. «Da Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana ho ribadito e continuerò a ribadire che l’Italia non può permettersi di prendere posizioni contrarie ai valori Euro-Atlantici», insiste in una nota. Il titolare della Farnesina punta poi il dito contro «i dirigenti della prima forza politica in Parlamento» che «invece di fare autocritica, decidono di fare due cose: attaccare, con odio e livore, il Ministro degli Esteri e portare avanti posizioni che mettono in difficoltà il Governo in sede Ue». Un atteggiamento «poco maturo che tende a creare tensioni e instabilità all’interno del Governo. Un fatto molto grave», mette nero su bianco chiamando tutti alle proprie responsabilità: «In ballo c’è il futuro dell’Italia e dell’Europa», la sottolineatura.

Il Consiglio nazionale serve anche a definire la linea politica del Movimento in vista della risoluzione che si voterà martedì in Senato dopo le comunicazioni di Mario Draghi in vista del Consiglio europeo. «Siamo pronti ad appoggiare il testo della maggioranza – viene riferito – non c’è nessuna risoluzione M5S». Per i pentastellati «non ci sarà e non ci potrà essere» un quarto invio di armi, ma nel corso della riunione che si terrà domani tra i partiti che sostengono il Governo e il sottosegretario Enzo Amendola nessuno pretenderà un preciso impegno contro possibili iniziative future e si punterà sui negoziati di pace. Nella bozza concordata fin qui, la parte relativa agli aiuti a Kiev è rimasta in bianco. «La mediazione è in atto – spiega chi lavora al dossier – e se proprio non dovessimo raggiungere un accordo potremmo limitarci alla formula ’Il parlamento approva le comunicazioni del premier».

Intanto Di Maio, racconta chi ci ha parlato, «è sereno e continua a lavorare», rinfrancato da «tanti messaggi di solidarietà ricevuti dopo gli attacchi». Il ministro degli Esteri «continuerà ad esprimere liberamente il suo pensiero, esercitando un atto di democrazia». Le previsioni sul futuro, dopo le lusinghe arrivate da Coraggio Italia e la prospettiva di un ruolo da leader «al centro», intanto, impazzano. «Farà una lista con Giuseppe Sala, il sindaco di Milano al Nord e lui al Sud», la nuova suggestione dei bookmakers. «Stiamo andando troppo in là – assicurano i parlamentari a lui vicini – per ora è in una fase di riflessione».

Ultime News

Articoli Correlati