Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Lo schiaffo di Casellati: «Questo carcere è un sistema che umilia e non riabilita»

Sovraffollamento, tasso di suicidi tra i più alti in Europa, processi infiniti. Le parole della presidente del Senato sono un atto di denuncia
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Il discorso della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati durante la presentazione della Relazione al Parlamento del Garante dei detenuti Mauro Palma non è stato un semplice saluto istituzionale, ma una vera denuncia delle condizioni delle nostre carceri.

«Il primo pensiero non può che andare all’annosa questione del sovraffollamento delle nostre strutture – ha detto la seconda carica dello Stato -. Nonostante gli importanti sforzi compiuti in questi anni, anche sul piano legislativo, per contenere i flussi in ingresso e allargare quelli in uscita dalle carceri, il numero delle persone attualmente detenute in Italia continua ad essere pericolosamente al di sopra dei limiti di capienza, con un tasso medio del 105/110% dei posti disponibili». Sembra di sentire la radicale Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, che da anni usa questi numeri per additare l’oblio politico in cui versano i nostri istituti di pena.

Casellati poi ha sottolineato le «situazioni di vera emergenza, come ad esempio in Puglia e in Lombardia, dove la concentrazione della popolazione carceraria arriva a superare il 130% e, in alcuni casi, persino il 160% dei posti disponibili». Tale indecoroso scenario, «oltre a generare disagio, malessere ed amplificare la percezione del carcere come luogo di degrado ed emarginazione», rappresenta «uno dei principali ostacoli alla salvaguardia di diritti fondamentali della persona, come quello all’istruzione, al lavoro o alla sfera degli affetti». Si tratta, per la presidente del Senato, di «diritti che non sono solo guarentigie di una dignità umana che il carcere non può sopprimere, ma anche strumenti irrinunciabili per trasformare la pena in un’occasione di riscatto, recupero e rinascita sociale, come prescrive la Costituzione».

A ciò si deve aggiungere la drammaticità dei suicidi consumati quando si è nelle mani dello Stato: «Il tasso di suicidi in carcere continua a essere tra i più alti in Europa, senza contare i numeri sempre più in crescita dei tentativi di suicidio e degli atti di autolesionismo. Credo che questi siano i dati più allarmanti. Soprattutto se si considera che quasi la metà dei detenuti che si sono tolti la vita in carcere negli ultimi due anni non stava nemmeno scontando una sentenza definitiva o – peggio – si trovava sottoposto a misure cautelari. Una tragica realtà, che evidenzia in primo luogo l’esigenza di rafforzare il supporto psicologico e psichiatrico nelle strutture detentive, investendo sulla prevenzione e immaginando percorsi mirati per le persone più fragili e a rischio».

Come porre rimedio alla situazione in linea generale? Sono due le direzioni tracciate da Casellati: da un lato «occorre un convinto cambio di passo – esorta la presidente del Senato -. Perché quelle che il Garante evidenzia anche nella relazione di quest’anno sono problematicità persistenti che richiedono soluzioni strutturali, non misure emergenziali. Altrimenti continueremo a confrontarci con un sistema che incatena: nel tempo e nello spazio. Che umilia e non riabilita». Dall’altro lato, bisogna «calarsi nei bisogni e nel sentire delle persone», il che «rinnova l’urgenza morale di dare una soluzione a problemi ormai endemici, come quello dell’eccessiva durata dei processi o dei casi di ingiusta detenzione. Il tempo non è mai una variabile marginale quando ad essere sotto la spada di Damocle è la libertà personale. L’attesa per una decisione da cui dipende il proprio futuro non può essere affidata all’alea procedimentale né prolungata oltre misura. Il rischio è che, specialmente per i reati commessi in giovane età, una sanzione inflitta a distanza di 10 anni perda la propria funzione retributiva e preventiva, trasformandosi in una “pena inutile”».

La nomina al Dap. La buona notizia è che Carmelo Cantone è stato nominato nuovo vicecapo del Dap dalla ministra Cartabia, che così ha annunciato la scelta, necessaria dopo che Roberto Tartaglia è stato nominato vicecapo del Dipartimento per gli affari giuridici e amministrativi della presidenza del Consiglio: «Ho avuto personalmente modo di conoscere e apprezzare Cantone, chiamato negli ultimi anni anche a fronteggiare diverse situazioni critiche. Espressione e profondo conoscitore dell’Amministrazione penitenziaria, saprà farsi interprete delle molteplici esigenze e delle tantissime potenzialità di una realtà da continuare a valorizzare».

Ultime News

Articoli Correlati