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Faida M5S, Di Maio: «Rischiamo di diventare il partito dell’odio». E grillo blinda la regola del doppio mandato

Ennesima mattinata di alta tensione dentro il Movimento. Dal ministro degli Esteri nuove bordate all'Avvocato
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Parla Beppe Grillo (per dire che la regola sul doppio mandato deve rimanere immutata), parla Luigi Di Maio (che attacca il capo politico e il garante), parla Alessandro Di Battista (in procinto di partire per la Russia), tace (per il momento) Giuseppe Conte. Ennesima mattinata di alta tensione in casa M5s.

Il ministro degli Esteri ha innescato nuove bordate contro l’ex presidente del consiglio che però, interrogato dai cronisti, ha preferito non replicare. Il doppio mandato e l’intervento sull’Ucraina e il Consiglio Ue che Draghi terrà in Parlamento la prossima settimana: sono questi i temi della doppia invettiva di Di Maio. «Leggo che una parte del Movimento vuole inserire nella risoluzione che impegna il presidente del Consiglio ad andare in Consiglio europeo, frasi e parole che disallineano l’Italia dalle alleanze storiche in cui è. Disallineano l’Italia dall’alleanza Nato. Disallineano l’Italia dall’Ue, da quella che è la sua postura internazionale. Noi – ricorda – non siamo un Paese neutrale, noi siamo un Paese che ha delle alleanze storiche». «Dobbiamo fare di tutto affinché nella risoluzione di maggioranza ci sia il massimo sostegno al premier», avverte.

Di Maio critica anche chi nel Movimento ha strumentalizzato il viaggio del presidente del Consiglio a Kiev (che è «frutto di una grande azione diplomatica del presidente del Consiglio») e a margine della visita al cantiere Fincantieri a Castellammare di Stabia, rincara la dose e contrattacca chi lo ha fatto bersaglio di «insulti personali» dopo la richiesta di aprire un dibattito interno sul conflitto scatenato dalla Russia, sulla transizione ecologica e sugli argomenti economici. «Temo che questa forza politica rischi di diventare una forza politica dell’odio», afferma.

E a chi gli chiede delle prossime votazioni sulla regola del doppio mandato, risponde non senza malizia: «Questa è una forza politica che non sta guardando al 2050. Questa è una forza che sta guardando indietro. Allora che senso ha cambiare la regola del secondo mandato? Io invito gli iscritti a votare secondo i princìpi fondamentali del Movimento, li invito io, perché questa è una forza politica che si sta radicalizzando all’indietro». Una risposta a Beppe Grillo che oggi sul suo blog pubblica un lungo articolo firmato da l’Elevato sotto il titolo “Il Supremo mi ha parlato”. Un intervento tutto in difesa della norma che impedisce ai parlamentari di candidarsi per un terzo mandato. «Appare sempre più opportuno estendere l’applicazione delle regole che pongono un limite alla durata dei mandati», afferma il fondatore del Movimento. «Alcuni obiettano – soprattutto fra i gestori che si arroccano nel potere – che un limite alla durata dei mandati non costituisca sempre l’opzione migliore. Ciò è ovviamente possibile, ma – attacca il garante – il dilemma può essere superato in altri modi, senza per questo privarsi di una regola la cui funzione è di prevenire il rischio di sclerosi del sistema di potere, se non di una sua deriva autoritaria, che è ben maggiore del sacrificio di qualche (vero o sedicente) Grande Uomo».

Alessandro Di Battista, non entra nel dibattito. In un video sui social annuncia un prossimo viaggio in Russia per una serie di reportage e mutuando una celeberrima frase di Via col Vento, afferma che «delle polemiche francamente me ne infischio» e si dice «felice delle scelte che ho fatto».

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