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Exit poll, Bucci verso la riconferma. Ma Tommasi scarta tutti a Verona

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Il centrodestra, avanti a L’Aquila e Catanzaro, potrebbe vincere già al primo turno a Genova e Palermo. Il centrosinistra va bene a Verona e Parma
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Bene il centrodestra a Genova, L’Aquila, Catanzaro e Palermo. Il centrosinistra risponde a Verona e Parma. È il quadro che emerge dai primi exit poll sulle Amministrative nelle grandi città, in attesa dello spoglio dei voti il cui inizio è previsto per oggi alle 14. Affluenza sotto il 60 per cento, in calo rispetto alla precedente tornata elettorale.

Dei 26 capoluoghi di provincia in cui si andava al voto, il centrodestra si presentava unito in 21, il centrosinistra in 18. Nella città della Lanterna il sindaco uscente, Marco Bucci, sostenuto da tutto il centrodestra e anche da Italia viva, potrebbe già essere rieletto al primo turno, visto la forbice di voti che è data tra il 51 e il 55 per cento. Il principale sfidante, Ariel dello Strologo, candidato del campo largo progressista formato da Pd e M5S, si fermerebbe attorno al 40 per cento.

Scenario simile a L’Aquila, dove il primo cittadino uscente, Pierluigi Biondi, esponente di Fratelli d’Italia e sostenuto da tutto il centrodestra, potrebbe non aver bisogno del ballottaggio per imporsi su Stefania Pezzopane, sostenuta dal centrosinistra e su Americo Di Benedetto, sostenuto da liste civiche.

A Catanzaro è avanti il candidato sindaco Valerio Donato, appoggiato anche da Forza Italia e Lega che però si sono presentate senza simboli di partito, con il 40-44 per cento, seguito dal candidato di centrosinistra e del Movimento Cinque Stelle Nicola Fiorita, fermo tra il 31 e il 35 per cento. Più dietro Antonello Talerico, sostenuto da Noi con l’Italia e la candidata sindaca di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro. Alta l’attesa a Palermo, dove a farla da padrone è stata l’assenza di decine e decine di presidenti di seggio, tanto che in molte sezioni le operazioni di voto sono iniziate soltanto a metà mattina. Roberto Lagalla, ex rettore dell’università e sostenuto da tutto il centrodestra dopo un lungo peregrinare, sarebbe eletto già al primo turno superando il 40 per cento dei voti, soglia necessaria a evitare il ballottaggio per via della diversa legge elettorale rispetto al resto d’Italia. Franco Miceli, candidato del campo largo progressista, si fermerebbe al massimo poco sopra il 30 per cento, mentre un buon risultato, tra il 14 e il 18 per cento, lo otterrebbe Fabrizio Ferrandelli, sostenuto da Azione e +Europa. Miceli ha comunque voluto ringraziare i partiti che l’hanno sostenuto, compreso il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte «che ha ottenuto un bagno di folla nei quartieri popolari».

Proprio con Palermo finiscono le buone notizie per il centrodestra nelle grandi città, con un caso Verona pronto ad aprirsi subito dopo lo spoglio. Sì perché nella città di Romeo e Giulietta i due nemici interni della coalizione, il sindaco uscente Federico Sboarina sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia e l’ex sindaco Flavio Tosi sostenuto da Forza Italia e centristi, si daranno battaglia fino all’ultimo voto per accedere al ballottaggio, del quale è praticamente già certo l’ex calciatore Damiano Tommasi, fronte runner di tutto il centrosinistra. Un ribaltone difficilmente immaginabile per una delle città descritte come più a destra d’Italia, e dove tuttavia la divisione tra le varie anime del centrodestra si è tradotta in una debacle. I voti di Sboarina andranno a Tosi al ballottaggio, e viceversa? Non è così scontato, visti i ripetuti attacchi che i due si sono scambiati in campagna elettorale. «La partita importante è domani, con il conteggio – ha detto Tommasi – I primi dati ci dicono che Verona vuole cambiare, che vuole voltare pagina, e noi ci dobbiamo prendere questa responsabilità».

Importante risultato del centrosinistra anche a Parma, città che veniva da dieci anni di governo dell’ex M5S Federico Pizzarotti. Il quale sosteneva Michele Guerra, attuale assessore alla Cultura, che con l’appoggio del centrosinistra, che ha ottenuto una percentuale di voti superiore al 40 per cento. Ballottaggio dunque quasi certo e a sfidarlo sarà Pietro Vignali, già sindaco fino al 2011 e che si fermerebbe poco sopra al 20 per cento. «Parma attende un risultato storico», ha detto Guerra parlando di «forbice ampia» ma predicando prudenza. «A Parma non vinciamo da 24 anni, un quarto di secolo – ha commentato Francesco Boccia, deputato del Partito democratico e responsabile Regioni e Enti locali della segreteria nazionale – Per noi è stata importante l’alleanza con il movimento di Pizzarotti, non è stato facile ma la politica e i partiti servono a questo, abbiamo fatto quell’alleanza unendo un fronte ampio e siamo fiduciosi di poter andare al ballottaggio così come siamo fiduciosi di poter andare al ballottaggio dopo tanti anni a Verona e a Catanzaro».

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