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Condizionatori rotti nel tribunale di Napoli. Magistrati e avvocati: «Così non si può lavorare»

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L'Anm del distretto di Napoli e le Camere penali denunciano la "situazione invivibile" a cui sono sottoposti da giorni
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Condizioni di lavoro «insostenibili» negli edifici del Palazzo di Giustizia di Napoli a causa del guasto ai condizionatori. A denunciarlo è la Giunta esecutiva sezionale dell’Anm del Distretto di Napoli, presieduta da Pina D’Inverno, secondo cui «il guasto ai condizionatori negli edifici del Nuovo Palazzo di Giustizia del Centro direzionale “Alessandro Criscuolo” sta rendendo insostenibili, complici le altissime temperature del periodo, le condizioni di lavoro di tutti gli addetti al servizio giustizia, non solo magistrati ed amministrativi, ma anche avvocati, parti, testimoni impegnati nelle quotidiane attività d’udienza».

«Tenuto conto della comunicazione pervenute di recente, secondo cui il guasto al sistema di condizionamento non si risolverà che entro l’11-12 giugno 2022 – prosegue la nota – la Ges dell’Anm del Distretto di Napoli s’impegna, sin d’ora, a denunziare pubblicamente e nell’interesse di tutti gli utenti del Nuovo Palazzo di Giustizia, con il coinvolgimento degli organi di stampa e dell’Asl competente, la difficile situazione venutasi a creare».

Ad denunciare la «situazione di straordinaria difficoltà» è anche la Giunta della Camera penale di Napoli, che condivide in pieno il documento dell’Anm. E sottolinea che le caratteristiche strutturali del Palazzo di Giustizia napoletano rende l’assenza dell’aria condizionata «invivibili, determinando un gravissimo disagio (se non una vera e propria sofferenza fisica) per tutti gli operatori e per l’utenza». «Risulta assai grave e poco dignitoso – prosegue la nota – che in un Tribunale – frequentatissimo e sede di centinaia di processi al giorno – occorrano settimane per riparare un guasto». I penalisti sottolineano che il Tribunale dovrebbe essere un luogo di accoglienza, e «invece si è trasformato in un luogo di incuria e disinteresse nei confronti delle centinaia di cittadini che quotidianamente si relazionano, a diverso titolo, con la giustizia».

«Il senso di sfiducia – conclude la nota -, e talvolta di frontale disapprovazione, che un numero sempre più crescente di cittadini nutre nei confronti delle modalità attraverso cui viene amministrata la giustizia ha certamente ragioni serie, profonde e stratificatesi negli anni ma è anche figlio del disastro strutturale ed organizzativo in cui versano molti tribunali italiani».

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