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Omicidio Ciatti, la rabbia del papà: “Non è stata una rissa, hanno colpito per uccidere”

Niccolò Ciatti
Al via ieri il processo a Girona per la morte del 22enne fiorentino pestato a morte nell'agosto del 2017 in Spagna. La mamma in aula: "Vi racconto quella notte lunghissima..."
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«Non è stata una rissa, è stata una vera e propria aggressione» e «i tre ceceni che hanno ucciso mio figlio sono tutti combattenti, conoscono le arti marziali e hanno colpito per uccidere». Sono parole di rabbia quelle di Luigi Ciatti, padre di Niccolò, il 22enne di Scandicci pestato a morte la notte tra l’11 e il 12 agosto del 2017 mentre si trovava con gli amici sulla pista da ballo di una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna.

Parole di rabbia pronunciate all’indomani del processo iniziato ieri a Girona, dopo cinque anni dai fatti, tra momenti di tensione che hanno richiesto anche l’intervento degli agenti per riportare la calma. «I tre aggressori non avevano un graffio, un segno, sono dei picchiatori – aggiunge Luigi Ciatti -. Mio figlio stava ballando, c’è un video che lo testimonia. I tre assassini sapevano benissimo cosa stavano facendo, colpivano per uccidere». Poi Luigi Ciatti commenta la sua reazione di ieri, fuori dal tribunale, quando ha gridato «assassino» a uno degli accusati: «Immaginatevi il dolore di trovarsi a due metri dagli assassini di mio figlio, che arrivavano in tribunale come se nulla fosse. La nostra rabbia è esplosa in parole, nulla di più».

Oggi Luigi Ciatti e la moglie Cinzia Azzolina sono stati ascoltati dai giudici del tribunale spagnolo. «Niccolò era un bravissimo ragazzo, non era aggressivo e non si ubriacava, a casa nostra non beviamo neppure il vino, lavorava tanto, faceva nuoto da quando aveva 4 anni e nell’ ultimo anno andava in palestra due o tre volte alla settimana per mantenersi in forma», racconta nella sua breve testimonianza la mamma. Che poi ripercorre quella terribile notte: «Ci ha chiamato alle 5 del mattino un amico di Niccolò per dirci che era in ospedale e stava molto male – riporta il Corriere della Sera -. Siamo partiti subito, è stato un viaggio lunghissimo…».

Le accuse

Gli imputati sono Rassoul Bissoultanov, 28 anni, e Movsar Magomadov, 25 anni, due ceceni che all’epoca dei fatti erano appena più grandi di Niccolò Ciatti. Secondo quanto ricostruito, Bissolultanov, esperto di arti marziali, in particolare del tipo di lotta chiamata Mma, la notte tra l’11 e il 12 agosto del 2017, sulla pista da ballo della discoteca St Trop, insieme a due connazionali, uno dei quali era Magomadov, improvvisamente prese di mira Niccolò Ciatti, che stava trascorrendo con i suoi amici l’ultima serata della vacanza in Costa Brava. Così iniziò il pestaggio mortale. Bissoultanov sferrò un violentissimo calcio alla testa del ragazzo di Scandicci, che non si rialzò più. Morì in ospedale alcune ore dopo. Per Bissoultanov l’accusa chiede una condanna a 24 anni di carcere più 9 di libertà vigilata, mentre esclude responsabilità per Magomadov. Tesi che contrasta in parte con quella del legale della famiglia Ciatti, secondo il quale entrambi gli imputati sono responsabili di omicidio volontario, e chiede che anche l’altro ceceno venga condannato a 15 anni di reclusione. Per la difesa di Bissoultanov si trattò invece di un omicidio preterintenzionale e per questo ha chiesto che il 28enne venga condannato a una pena non superiore ai 5 anni. Entro venerdì potrebbe già essere emessa la sentenza.

Il difensore di Bissoultanov: «Giusto scarcerare il ceceno accusato dell’omicidio Ciatti»

Lungo e tortuoso il percorso che ha portato i due imputati alla sbarra. Dei tre ceceni fermati, due vennero rilasciati subito, mentre il solo Bissoultanov rimase in carcere, da dove uscì alla scadenza dei termini di carcerazione preventiva. Il giovane ceceno in seguito venne arrestato in Germania, su mandato di cattura internazionale, ed estradato in Italia. Ma nel dicembre scorso la Corte d’Assise di Roma lo ha scarcerato, sollevando molte polemiche, e Bissoultanov successivamente si è costituito in Spagna. Nei giorni scorsi la Cassazione ha annullato la decisione della Corte d’Assise sulla scarcerazione. Anche nei confronti di Magomadov la procura di Roma aveva chiesto e ottenuto una misura cautelare in carcere, che era stata eseguita a Strasburgo, dove i giovani ceceni, figli di rifugiati, risiedono. Ma la Francia ha negato l’estradizione di Magomadov, che è stato successivamente rimesso in libertà. Anche in Italia dovrebbe celebrarsi un processo a carico dei due ceceni: l’apertura del dibattimento è prevista per il prossimo 8 giugno davanti ai giudici della corte d’assise di Roma.

 

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