Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

«Giusto scarcerare il ceceno accusato dell’omicidio Ciatti: vi spiego perché»

Niccolò Ciatti
Parla il difensore di Rassoul Bissoultanov, uno dei due ceceni accusati dell'omicidio di Niccolò Ciatti, il 22enne fiorentino pestato a morte nell'agosto 2017 in Spagna
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

La risposta  alle polemiche sulla scarcerazione di Rassoul Bissoultanov, uno dei due ceceni accusati dell’omicidio di Niccolò Ciatti, il 22enne fiorentino pestato a morte l’11 agosto 2017 in una discoteca di Llorret de Mar in Spagna, sta tutta nell’articolo 10 del codice penale (Delitto Comune dello straniero all’estero). Ce lo spiega nel dettaglio il suo avvocato Francesco Gianzi in questa intervista. In pratica il nostro Paese, nel caso di un cittadino straniero che commette un reato contro un cittadino italiano all’estero, può richiedere l’arresto solo se lo straniero è presente in Italia nel momento in cui viene emessa l’ordinanza.

Avvocato ci spiega bene tecnicamente da dove deriva questa scarcerazione?

È stata fatta una richiesta di revoca della misura cautelare che si basava su diversi punti, tra cui l’improcedibilità dell’azione penale e quindi dell’arresto. La Corte di Assise di Roma ha ritenuto assorbente il primo punto e quindi ha accolto la nostra istanza condividendo l’impostazione difensiva per cui la misura della custodia cautelare in carcere non poteva essere emessa mancando la condizione di procedibilità ex art. 10 c.p., relativa alla presenza dello straniero nel territorio dello Stato, atteso che Bissoultanov, al momento dell’emissione dell’ordinanza di misura cautelare in carcere non si trovava in Italia, essendo sul territorio dello Stato solamente successivamente all’emissione dell’ordinanza e cioè in sede di consegna in esecuzione del mandato di arresto europeo da parte dell’Autorità Giudiziaria tedesca, dove era detenuto a tal fine. In sostanza è stato trasferito in Italia e posto in custodia cautelare in carcere sulla base di una violazione di legge.

Il processo comunque inizierà il 18 gennaio.

Il processo si potrà comunque celebrare, salvo questioni di giurisdizione. Bisognerà capire se la giurisdizione è quella italiana o quella spagnola. Questo è un problema che verrà affrontato alla prima udienza dibattimentale. Noi riteniamo che la giurisdizione sia dello Stato spagnolo, e  già i giudici spagnoli hanno fatto ricorso in sede europea perché è stata sottratta loro, con questa iniziativa dell’arresto da parte del nostro Paese, la giurisdizione in quanto mentre in Italia il processo in absentia è possibile, in Spagna invece no. Che problema ci sarebbe a processarlo in Spagna piuttosto che in Italia, considerato che il reato che viene contestato, ossia l’omicidio volontario, è lo stesso e che in caso di condanna la pena edittale massima prevista è sempre quella dell’ergastolo? Voglio però ricordare una cosa.

Prego.

Bissoultanov è stato detenuto oltre quattro anni in custodia cautelare preventiva in Spagna in attesa di giudizio e per oltre quattro mesi dagli arresti in Germania fino alla revoca della misura. Tuttora si è in attesa di celebrare il processo, che doveva iniziare in Spagna nel mese di novembre, ed è stato sospeso invece proprio in conseguenza del provvedimento emesso dall’Autorità Giudiziaria in Italia. Questo arresto ha provocato a mio avviso diversi danni: al ragazzo che ha subìto  una ingiusta carcerazione in Italia e alla famiglia della vittima perché così si è ritardato l’inizio del processo in Spagna. Ora quindi ci saranno ulteriori ritardi finché non si deciderà in merito alla giurisdizione. Lamentiamoci pertanto del fatto che il processo non sia ancora iniziato e non della scarcerazione del mio assistito.

Sono state molte le polemiche per questa scarcerazione sintetizzate dalla formula “un assassino è libero per un cavillo. Vergogna!”. Come si può rendere accettabile socialmente questa decisione?

Non si tratta di un cavillo, ma di rispettare le regole. Il ragazzo è stato arrestato in violazione della normativa italiana vigente. Per di più questo provvedimento italiano interviene a quattro anni dal fatto. Può sembrare scandalosa la scarcerazione, ma prima di pronunciarsi bisogna conoscere tutta la storia dall’inizio. A proposito di polemiche, vorrei chiarire un altro aspetto.

Dica.

Terminata la carcerazione preventiva in Spagna, gli è stato imposto l’obbligo di dimora lì. Ho letto su diverse testate che poi sarebbe fuggito. Non è così: gli è stato concesso un permesso di pochi giorni da un giudice spagnolo per andare a trovare i suoi genitori in Francia, a Strasburgo. Mentre si spostava nell’area metropolitana della città per arrivare a Kehl per mangiare una pizza, città che, seppur tedesca, fa parte dell’area metropolitana di Strasburgo, è stato preso in consegna dalla polizia tedesca. Ammanettato mani e piedi, è stato trattenuto lì due mesi prima di essere estradato in Italia. In sostanza, il mio assistito in attesa di un processo ha scontato quattro anni e mezzo di carcerazione preventiva. Capisco le ragioni dei genitori della vittima, ma anche trascorrere tutto questo tempo in prigione in attesa di essere processato mi sembra eccessivo.

Avvocato, un altro elemento della storia che ha suscitato critiche è che forse il suo assistito potrebbe non partecipare al processo.

Non  vedo nulla di strano che un processo si possa celebrare con l’imputato a piede libero. Cosa cambia per la parte offesa? Non sarebbe questo il primo caso. Anche qualora fosse stato detenuto, si sarebbe comunque potuto rifiutare di partecipare alle udienze. Dopo di che un uomo libero decide di stare dove ritiene più opportuno: in Italia, Francia, Germania, dove vuole insomma in attesa della conclusione del processo.

Però mi pare che il vero problema è che Bissoultanov possa lasciare l’Italia, se non lo ha già fatto, e sottrarsi alle sue eventuali responsabilità, in caso di condanna.

Non so se sia rimasto in Italia ma non mi stupirei se fosse altrove perché non ha mai vissuto qui. Nel caso in cui venisse condannato e qualora si rendesse irreperibile scatterebbe il mandato di arresto europeo e la richiesta di estradizione. Comunque chi può dire come andrà a finire il processo se ancora non è neanche iniziato? Al momento è innocente, come prevede la nostra Costituzione.

Il padre della vittima ha scritto al Presidente della Repubblica Mattarella. Che ne pensa?

Rispetto tutte le scelte difensive e soprattutto quelle personali di un padre che ha perso un figlio. Qui però nessuno può violare le leggi vigenti. Noi abbiamo richiesto semplicemente che venissero rispettate le norme del codice penale.

Ultime News

Articoli Correlati