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«Chiedevo democrazia, non poltrone. Conte mi diffama, me ne vado»

Giarrusso
«Fondo un altro movimento, ho sperato fino all'ultimo che si potesse recuperare la situazione. Ma ormai era impossibile parlare con l’ex premier di politica, a partire dal sostegno al governo Draghi». Parla Dino Giarrusso
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«È una decisione maturata da tempo» che avrebbe voluto evitare. Eppure Dino Giarrusso, eurodeputato da quasi 120mila preferenze e tra i volti più amati dalla base pentastellata, ha deciso di lasciare il Movimento in polemica feroce con Giuseppe Conte. «Ho cercato di evitare in tutti i modi questa rottura», dice. «Sono addolorato, ho creduto in quel progetto politico e ho sperato fino all’ultimo che si potesse recuperare la situazione. Ma questo non è successo perché è impossibile ormai parlare con Conte di politica, a partire dal sostegno al governo Draghi».

Eppure l’ex premier Conte dice che lei è andato via per attaccamento alle poltrone…

È falso. Conte ha mentito in maniera diffamatoria. Non ho cercato poltrone, ho già la mia di poltrona e non ho alcuna ragione per chiedere qualcosa. Ho semmai suggerito a Conte più volte di far votare ai nostri iscritti i ruoli interni al Movimento che lui ha creato senza sottoporli agli attivisti. Conte va in giro a parlare di democrazia diretta ma vicepresidenti, comitati e referenti sono stati tutti nominati da lui. Un tempo eravamo allergici alle nomine calate dall’alto, Conte ha fatto solo quelle. Lo sa cosa mi dicono sui territori che io continuo a battere costantemente?

No, mi dica.

Dicono: che ci stiamo a fare ancora in questo partito se non contiamo più niente? Sono arrabbiatissimi. Ci accusano di essere diventati il tappetino del Pd.

Un tempo, come dice lei, eravate allergici alle nomine. Ma un tempo a chi usciva dal M5S veniva chiesto di lasciare anche la carica elettiva. Ricordo male?

Era così e lo confermo. Ma mi chiedo come mai Conte avanzi questa richiesta solo a me e non lo abbia fatto con tutti gli altri che hanno scelto il mio stesso percorso. Evidentemente sono scomodo per lui. E la dimostrazione è la macchina del fango contro di me scatenata dall’ufficio comunicazione del M5S. Hanno anche chiesto alle Tv di non darmi spazio.

Certo, ma secondo l’ortodossia grillina, chi lascia il partito deve lasciare la carica.

Ne parlerò con i miei 120mila elettori, con il mio popolo, di questa opportunità. Perché io sono rimasto fedele a quei valori. In passato anche io avevo stigmatizzato la scelta di chi era uscito, ma quando ancora era possibile votare per i rappresentanti, per i facilitatori e c’era un governo che faceva gli interessi dei cittadini, mentre adesso siamo supini a un esecutivo contrario ai nostri valori. Un tempo c’era un M5S pluralista. Io sono rimasto fedele a quel M5S ma quel M5S non esiste più, e il simbolo del M5S oggi è una scatola vuota. Chi ha lasciato chi, dunque?

Quando Conte parla di poltrone probabilmente si riferisce alle sue insistenze per la Regione Sicilia. Voleva essere il candidato governatore sull’isola?

Non ho mai chiesto di essere candidato, ho chiesto le primarie per la selezione del candidato, che sono scritte nel nostro dna ancor prima che nel nostro statuto. Facevamo le comunarie, le regionarie, le parlamentarie e le europarlamentarie. Non capisco perché le Regionali siciliane debbano essere escluse da questo metodo. La verità è che in Sicilia hanno deciso di fare direttamente le primarie di coalizione in cui chiunque si potrà candidare e, grazie a questo sistema, sì potrà eludere il limite dei due mandati e si candiderà per la terza volta consecutiva l’eterno perdente Cancelleri senza passare dai nostri iscritti, che non lo vogliono vedere nemmeno in fotografia.

Ma mi scusi, lei è stato un campione di preferenze, perché non ha provato a candidarsi comunque alle primarie di coalizione?

Sono ancora in tempo per farlo, ma io non cerco poltrone, cerco un metodo democratico. Volevo fare prima le primarie interne, perché così abbiamo sempre fatto e così siamo diventati grandi. Chiedevo semplicemente che i 5 Stelle siciliani potessero scegliere il proprio candidato da mandare alle primarie di coalizione.

Ha provato a parlare con Beppe Grillo di questa situazione?

Sì, ci ho parlato un paio di mesi fa. Si diceva preoccupato da molte cose rispetto alla vita del Movimento, però mi chiedeva di restare tranquillo, perché le cose si sarebbero sistemate. Un atteggiamento attendista che rispetto, ma tranquillo non ci so stare: secondo i sondaggi, il M5S perde sempre più consensi e in più rinuncia a competere alle Amministrative. In Sicilia verranno chiamati al voto 126 Comuni, il M5S sarà presente solo in quattro di questi. In Sardegna invece solo in uno.

Perché si è arrivati a questo?

Perché c’è un “cerchio tragico” che consiglia male Conte e lo fa sbagliare grossolanamente.

Sono i limiti della politica non professionistica?

Non credo sia un problema di professionismo, è l’utopia del M5S che si scontra con la natura umana. C’è un desiderio di restare attaccati alle poltrone che condiziona tutto.

È deciso a creare un suo movimento?

Sì.

Partendo dalla Sicilia?

Sì. perché la mia operazione non nasce da manovre parlamentari, ma dal confronto con i cittadini.

È già pronto a presentare una lista alle Regionali?

Ancora non c’è nulla di definito, ci sto lavorando insieme a tante altre persone che vogliono lanciare questo progetto. Non so se riusciremo a presentarci alle Regionali, voglio costruire una cosa seria, non una proposta di bandiera.

Faccia tutti gli scongiuri del caso, ma è consapevole che prima di lei altri fuoriusciti hanno provato a creare progetti alternativi al M5S senza grandi successi?

Certo, io resto molto aderente alla realtà, non ho intenzione di andare a sbattere contro un muro facendo cose a caso.

Fuori dalla Sicilia ha intavolato interlocuzioni con esponenti scontenti del M5S o con altri fuoriusciti?

Sì.

Conferma che Di Battista non figura tra questi?

Non l’ho sentito, non so che intenzioni abbia.

Davide Casaleggio?

Non lo sento da quando sono nati i suoi figli.

C’è già un nome per il movimento nascituro?

Quando ne avrò certezza lo saprete.

Ci dia almeno un indizio.

No, ci sono vari nomi al vaglio, ma non è momento.

Di Maio dice che chi esce dal M5S sbaglia, perché dall’esterno è impossibile cambiare le cose. Vuole rispondere?

Rispetto l’opinione di Luigi Di Maio e gli riconosco di essere stato uno dei pochi a non raccontare bugie sul mio conto. Non credo però che il Movimento abbia più la forza di cambiare le cose.

Di Maio resta un grillino?

È stato la storia del Movimento, adesso ha atteggiamenti più governativi e conservativi che non condivido. Però credo che uno dei problemi dei 5S è la rivalità più o meno sommersa ma violentissima tra Di Maio e Conte. E non è la prima volta. Prima dovevamo occuparci della rivalità tra Di Maio e Di Battista, poi di quella tra Conte e Grillo, poi Conte Di Maio… basta! Vorrei un partito dove tutti lavorano insieme agli altri per raggiungere un obiettivo, invece ho spesso trovato gente che ha messo i bastoni tra le ruote agli altri con più consenso, compresa Virginia Raggi che da molti è stata abbandonata.

Ma questi dualismi non sono un segnale tutto sommato di normalità?

Lo sarebbero se fossimo in grado di gestirli in maniera normale, ma così diventano un segnale di incapacità.

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