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Renzi annuncia la raccolta firme per abolire il reddito. Ma si potrà votare solo nel 2025

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L'ex premier vuole passare ai fatti per cancellare una norma che ha sempre detestato. E così si lancia in un'avventura che non gli ha portato fortuna: il referendum...
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«Vogliamo abolire il reddito di cittadinanza e come previsto dalla legge dal 15 giugno partirà la raccolta ufficiale di firme. Ma vogliamo soprattutto cambiare il mondo del lavoro per i più giovani». Lo aveva annunciato quasi un anno fa e ora Matteo Renzi vuole passare ai fatti per cancellare una norma che ha sempre detestato.

E pazienza se per farlo il senatore azzarda fino lanciarsi in un’avventura, quella del referendum, che storicamente non gli ha portato fortuna. Evidentemente Renzi ci crede per davvero e vuole andare fino in fondo, nonostante i prevedibili strali di Giuseppe Conte che ha definito il leader di Italia viva un «Robin Hood al contrario». Ma contrasti politici a parte, che di certo l’ex premier non ha mai inteso evitare, sono ben altri gli scogli che Renzi dovrà superare per portare a casa il referendum. A partire dalla legge. Sì, perché in base a quanto prescritto dall’articolo 31 della legge 372 del 25 maggio del 1970 in materia di consultazioni popolari, «non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime». E le attuali Camere scadranno proprio nei primi mesi del prossimo anno: il 23 marzo 2023.

Considerate poi le tempistiche per la successiva indizione dei comizi elettorali e il periodo di sei mesi in cui vale il divieto significa che non solo il quesito non potrà essere depositato entro il 2022, ma neanche entro il 30 settembre del 2023 (giorno entro la quale devono essere consegnate le firme per legge). Sarà possibile tornare a bussare alle porte della Cassazione per depositare nuove richieste referendarie a partire dal primo gennaio 2024. E per il voto vero e proprio, in caso di risposta affermativa della Corte, bisognerebbe aspettare la primavera 2025. Ma forse, visto che l’impresa si preannuncia ardua, Renzi vuole portarsi avanti col lavoro, partendo il 15 giugno 2022 per arrivare preparati al 2025.

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