Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Paccione: «Se la Nato fosse sparita oggi Putin la farebbe da padrone»

Giuseppe Paccione Nato Putin
Intervista al professore di Diritto internazionale: «L’adesione di Stoccolma e Helsinki aumenta la sicurezza europea mentre la nuova cooperazione tra gli Stati membri della Nato potrà di certo modificare lo scenario diplomatico in corso»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Il professore di diritto internazionale Giuseppe Paccione spiega che l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato «comporterà uno sviluppo favorevole per l’Alleanza sul piano della “sicurezza europea”», ma questo «darà la possibilità alle navi da guerra Nato non solo di poter transitare nelle acque territoriali di Helsinki e Stoccolma ma anche di poter usufruire delle loro basi militari, con conseguente possibilità di realizzare esercitazioni nel mar Baltico». Ciò non sta bene a Mosca, conclude, «visto che lì ci sono navi battenti bandiera russa».

Professor Paccione, l’entrata di Svezia e Finlandia nella Nato sembra ormai imminente: in che modo questa eventualità potrebbe cambiare lo sviluppo del conflitto ucraino?

In primis, mi permetta di sottolineare un aspetto. Nessuno può impedire ai due Stati di entrare a far parte di una organizzazione internazionale di tipo militare per salvaguardare la propria sicurezza, ai sensi del diritto internazionale, a prescindere dallo status politico di neutralità di Finlandia e Svezia. La loro adesione comporterà uno sviluppo favorevole per la Nato sul piano della “sicurezza europea” attraverso la cerniera della capacità ancora più salda e di forte cooperazione tra tutti gli Stati membri che potranno di certo mutare lo scenario in corso. Ciò lo si può dedurre dalla risposta morbida di Putin alle decisioni dei due Paesi scandinavi di diventare membri.

Decisioni che dovranno comunque essere ratificate dai Parlamenti degli stati membri dell’Alleanza. Può illustrare il percorso che porta uno Stato a far parte della Nato?

L’adesione alla Nato è un processo basato sull’articolo 10 del Patto atlantico, ovvero del cosiddetto “Membership action Plan”, cioè del rispetto delle condizioni dei principi del Trattato del 1949, in cui si evince che gli Stati membri dell’Alleanza atlantica decidono di invitare nuovi Paesi membri (in questo caso Finlandia e Svezia) per consenso, i quali aderiscono con pieni diritti e doveri. Qualora Finlandia e Svezia dovessero divenire membri del Patto atlantico, dovranno essere in grado di adempiere alle politiche comuni dell’organizzazione. In poche parole, saranno tenuti ad adempiere ai criteri che includono la presenza di una struttura politica democratica, il rispetto delle minoranze, il vincolo di risolvere i conflitti pacificamente, l’essere in grado e manifestare la volontà di contribuire manu militari alle operazioni della Nato e via discorrendo. Il processo decisionale della Nato si basa sul consenso.

La Turchia di Erdogan si è messa di traverso e dice che non ratificherà mai l’entrata di Helsinki e Stoccolma. Può un singolo Stato fermare il meccanismo di adesione?

È necessario che ciascun Paese membro dia il proprio assenso per permettere l’ingresso di uno o più Stati nella Nato. Qualche Paese ha manifestato il non ingresso dei due Paesi nell’Alleanza. La Turchia, ad esempio, potrebbe porre il “veto” che comporterebbe il blocco dell’adozione decisionale del Consiglio atlantico di aprire le porte dell’Organizzazione nord- atlantica. Ankara ha fatto sapere che il problema è la presenza di alcuni curdi ospiti in Finlandia, ritenuti terroristi, anche se, a mio parere, il problema concerne la geopolitica marittima baltica e quella del Mar Nero.

Cioè?

Svezia e Finlandia, diventando membri Nato, daranno la possibilità alle navi da guerra dell’Alleanza non solo di poter transitare nelle proprie acque territoriali ma anche di poter usufruire delle proprie basi militari. Con conseguente possibilità di realizzare esercitazioni nel mar Baltico. Cosa che ovviamente la Russia non vuole, visto che lì ci sono navi battenti bandiera di Mosca. La questione del mar Nero spaventa invece Erdogan, il quale ha paura che Putin è possa allargare la propria bramosia in questa zona strategica.

Solo pochi anni fa il presidente statunitense Donald Trump definiva la Nato «obsoleta» e quello francese Macron in stato di «morte cerebrale» : in che modo la guerra di Putin ha rivitalizzato l’Alleanza?

Ricordo quando Trump espresse la fuoriuscita del suo Paese dalla Nato, ovviamente supportato dalla posizione di Macron, che considerava inutile e da mettere in soffitta. Immagini se fosse passata la linea dei due capi di Stato nello smembrare la Nato, credo che oggi Putin avrebbe avuto gioco facile non solo per prendersi l’intera Ucraina, ma anche altri Paesi un tempo satelliti dell’Urss. Meno male che siamo ancora sotto l’ombrello Nato.

Rispetto all’inizio della guerra, ma anche a un mese fa, le truppe di Kiev hanno guadagnato terreno e ora l’assedio di Mosca si concentra nel Donbass: crede che Putin finirà per perdere in toto la guerra o farà di tutto per prendersi almeno le terre di confine?

Gli ucraini sono testardi e non cederanno facilmente alle bramosie di Putin. Zelensky ha ribadito spesso che non cederà un millimetro del territorio ucraino alla Russia, supportato ovviamente anche dalla comunità internazionale che non ha mai riconosciuto la Crimea e il Donbass come territori russi. Anzi, ha sottolineato che l’Ucraina ritornerà ad essere il Paese unito che era prima dell’aggressione russa.

Ultime News

Articoli Correlati