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L’ambasciatore Vecchioni: «Putin non può vincere ma neanche perdere»

Vecchioni Russia Putin
Secondo l'ex ambasciatore italiano a Cuba, i nuovi blocchi contrapposti potranno essere superati solo «nell’ambito di una grande conferenza internazionale sulla sicurezza in Europa»
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La guerra in Ucraina ha fatto emergere contraddizioni ed errori che Onu, Unione europea, Nato e Usa, hanno sottovalutato negli anni, pensando, con presunzione, di non poter mai commettere. Intanto russi e ucraini si fronteggiano con sempre maggiore recrudescenza sul fronte orientale. Secondo Domenico Vecchioni, già Ambasciatore d’Italia a Cuba, i nuovi blocchi contrapposti potranno essere superati solo «nell’ambito di una grande conferenza internazionale sulla sicurezza in Europa».

Ambasciatore Vecchioni, Putin sta perdendo la guerra?

La situazione si è talmente complicata da diventare paradossale. Putin non può vincere, ma non può nemmeno perdere. L’Ucraina, dal canto suo, non può perdere, ma non può nemmeno vincere! Il fatto è che la gestione della crisi che ha preceduto la guerra è stato il risultato di errori commessi da tutte le parti in causa. Kiev si è mostrata troppo intransigente con le minoranze russe che reclamavano autonomia e salvaguardia delle proprie tradizioni e della propria lingua. L’Ue ha fatto finta di non vedere che nel Donbass si era sviluppata una feroce guerra civile e non è stata capace di porsi come mediatrice in un conflitto che avrebbe potuto degenerare in guerra aperta, come poi è avvenuto. L’Onu è stata semplicemente inesistente, benché il suo mandato sia garantire la pace internazionale. Gli Stati Uniti e la Nato hanno creduto che, tramite l’Ucraina, avrebbero potuto ridimensionare la Russia. Mosca, infine, ha pensato di risolvere il problema invadendo l’Ucraina e passando così dalla parte del torto.

Quale ruolo riuscirà a ritagliarsi la Russia dopo il conflitto in Ucraina?

Dipenderà ovviamente da come finirà il conflitto. Bisognerà poi vedere se il conflitto si allargherà ad altri Paesi o resterà limitato ai due principali contendenti. Pensando poi al ruolo della Russia dopo il conflitto, non si dovrebbe mai dimenticare che parliamo di una super potenza nucleare. Mosca ha certo dichiarato che userà il suo arsenale atomico solo se attaccata o se l’esistenza del suo Paese fosse in gioco. Mi pare quindi molto rischioso l’atteggiamento di certi leader, penso a Johnson e Biden, e di certi circoli della Nato, con Stoltenberg in testa, che vorrebbero stravincere, costringendo Putin a una resa poco onorevole. Putin non lo farebbe mai e sarebbe grande per lui la tentazione di rispondere in maniera definitiva. Costringendo la Russia a un ruolo minore, verrebbe meno quell’ «equilibrio del terrore» che ha garantito, bene o male, la pace in Europa per settant’anni. Sregolare quella bilancia strategica, ci esporrebbe a tutti i pericoli, compresa la distruzione dell’Europa.

Mario Draghi, ha detto a Washington che «la Russia non è Golia e che non è invincibile». Una dichiarazione che ci allontana ancora di più da Mosca?

Se Golia non è invincibile, Davide, però, non è più quello biblico. In questo caso Davide, cioè l’Ucraina, ha dietro di sé gli Stati Uniti, l’Ue e la Nato, che peraltro si appresta ad accogliere altri due Paesi dell’Est, di cui uno confinante per più di mille chilometri con la Russia. A questo punto non so più chi sia Davide e chi sia Golia.

Siamo tornati indietro di oltre 70 anni con il mondo diviso in blocchi. Come si potrà invertite la rotta?

Il superamento dei nuovi blocchi potrà avvenire solo nell’ambito di una grande conferenza internazionale sulla sicurezza in Europa, una rinnovata CSCE, dove gli Stati, facendo prova di buona fede e predisposizione per la pace, costruirebbero una nuova architettura europea di sicurezza, tesa ad accontentare le esigenze degli uni e a dissipare i timori degli altri. In questa cornice potrebbero essere contemperati i principi dell’inviolabilità delle frontiere e dell’autodeterminazione dei popoli e la tutela delle minoranze etniche e linguistiche. Al primo punto in agenda, ci dovrebbe essere non solo la sicurezza degli Stati, ma anche la sicurezza e il benessere dei cittadini, che mai vengono consultati in questo genere di decisione. Molti strumenti giuridici già esistono. Ad esempio, per la tutela delle minoranze, se l’Ucraina avesse preso come modello l’accordo De Gasperi- Gruber, che regolò la tutela della minoranza linguistica tedesca nel Trentino- Alto Adige, quante tensioni si sarebbero placate, quante morti si sarebbero evitate.

Gli Stati Uniti hanno approvato un pacchetto di aiuti in favore dell’Ucraina da 40 miliardi di dollari. Kiev rischia di trasformarsi in un protettorato?

A me sembra che lo sia già.

L’Europa è troppo schiacciata sulle posizioni degli Stati Uniti e della Nato?

Questa crisi ha dimostrato grande compattezza tra Stati Uniti e Europa. Tutti d’accordo nell’appoggiare una guerra considerata per la libertà. Biden ha addirittura rispolverato la legge «Lend and lease», che consentì a Roosevelt, durante la Seconda guerra mondiale, di fornire immensi quantitativi di armi agli alleati, soprattutto all’Unione Sovietica. Con prestiti a “babbo morto”. Ma siamo sicuri che l’Ucraina possa considerarsi un fiore di democrazia? Un Paese dove vengono chiusi partiti politici, silenziati giornalisti e blogger non governativi, conculcati i diritti delle minoranze? Non so. Certo l’Ucraina è il Paese aggredito e merita di essere aiutato. Ma non so quanto gli interessi degli europei coincidano con quelli americani. Washington vuole all’evidenza stravincere e umiliare Putin. L’Europa invece dovrebbe assumere un ruolo diverso, non di belligerante, ma di grande mediazione tra le due super potenze.

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