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Pagare il gas in rubli? Il bluff dello zar a cui l’Ue ha abboccato

Il decreto di Mosca danneggia solo Gazprom che non può disporre delle valute estere. E intanto l’Eni apre un conto in valuta russa
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Nel tentativo di mettere paura alle cancellerie europee, tutte impegnate a consegnare armi all’Ucraina, e ad attivare sanzioni sempre più gravose per l’economia russa, a fine marzo Putin aveva tirato fuori dal suo cappello di prestigiatore un Ucaz ( ossia il Decreto del Presidente della Federazione Russa n. 172 del 31 marzo 2022), intitolato pomposamente “sulla procedura speciale per l’adempimento da parte degli acquirenti stranieri degli obblighi nei confronti dei fornitori russi di gas naturale”, con il quale si imponeva il pagamento in rubli per l’acquisto di gas russo da parte dei paesi europei.

Inutile negare che la circostanza aveva gettato nello sconforto diverse nazioni dell’Ue, che da allora si erano messe, Italia in testa, a cercare nuovi fornitori di gas, andando in giro in mezza Africa. In realtà la lettura attenta del decreto (che è in possesso di chi scrive) ha permesso di verificare che questo tentativo è stato più che altro un bluff, visto che, dopo aver precisato, con l’articolo 1, lettera a), che dal giorno dopo, ossia il 1° aprile, i paesi “non amichevoli” dovevano pagare gli acquisti di gas naturale in rubli, nel resto del testo si fa di tutto per non creare problemi ai denarosi clienti occidentali ( ancorché non amichevoli).

Con una formulazione degna di un azzeccagarbugli italiano ( a forza di frequentare politici italiani Putin qualcosa l’ha imparato), si contraddice il grande proclama dell’articolo. 1, lettera a), affermando nell’articolo 6 che “l’acquirente straniero deve trasferire i fondi su un apposito conto in valuta di tipo K ( da aprire presso la Gazprom Bank, come prescritto dall’art. 2, ndr) nella valuta estera specificata nel contratto di fornitura di gas naturale, e la banca autorizzata ( ossia Gazprom Bank, ndr), sulla base delle istruzioni dell’acquirente estero, ricevute secondo le modalità previste dalle regole della banca autorizzata, vende la valuta estera ricevuta dall’acquirente estero su tale conto, attraverso il trading condotto dalla società per azioni pubblica Moscow Exchange MICEX – RTS ( la Borsa di Mosca, ndr)”.

Il successivo articolo 7 del decreto chiarisce poi che “l’obbligazione per l’acquirente estero di pagare la fornitura di gas ( in rubli, ndr) … è considerata eseguita dal momento in cui i fondi ottenuti dalla vendita della valuta estera sono accreditati … in un conto in rubli aperto dal fornitore russo ( Gazprom, ndr) nella banca autorizzata ( Gazprom Bank, ndr)”.

In conclusione, chi è veramente danneggiato da questo sistema è la compagnia Gazprom, che non può disporre delle valute estere derivante dalla vendita del suo prodotto, mentre per gli acquirenti europei l’unica difficoltà, o meglio, l’unico adempimento, è quello di aprire un conto presso Gazprom Bank, che è il braccio finanziario della società russa venditrice di gas.

Il fatto grave di questa vicenda è che, complice il silenzio delle autorità comunitarie, i paesi europei hanno abboccato al bluff, e tenuto il punto (ossia non aprire il conto presso Gazprom Bank), con il risultato che la Russia, per mostrare la sua determinazione ( come se non bastassero i massacri e la distruzione di parte dell’Ucraina) ha chiuso, a partire dal 27 aprile, i rubinetti del gas a clienti minori, come Polonia e Bulgaria, mandando un minaccioso segnale a paesi ben più importanti come Germania e Italia. In questo contesto si inserisce la notizia pubblicata da Bloomberg, e ripresa da diversi media russi, come la tv Tsargrad, secondo la quale l’Eni sta preparandosi ad aprire un conto in rubli ( ovviamente presso Gazprom Bank) per dare seguito alle indicazioni del Governo Russo in materia di pagamento in rubli del gas.

Secondo a quanto si apprende da fonti vicine all’Eni, la compagnia non ha effettivamente avviato alcun iter, essendo invece in attesa di indicazioni dalle autorità comunitarie relativamente alla compatibilità dei meccanismi di pagamento del gas con le sanzioni emanate dall’Ue.

Certo è che bisogna fare presto, in quanto risulta che la prossima scadenza per il pagamento del gas russo importato in Italia cade a metà maggio.

 

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