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Da Palermo a Verona passando per Le Pen. Così si è sbriciolato il centrodestra

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Niente candidati unitari per le Comunali e alle Regionali siciliane si rischia il disastro
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La coalizione di centrodestra è vicina all’implosione come mai nella sua storia. Il banco di prova costituito dalla scelta delle candidature in vista delle prossime elezioni amministrative sta facendo venire fuori tutte le tensioni che stavano covando da tempo sotto la cenere. Dal momento in cui Fi e Lega hanno deciso di entrare nella maggioranza che sostiene il governo guidato da Mario Draghi, mentre Fdi è rimasta all’opposizione, guadagnando sempre più consenso tra gli elettori, gli equilibri sono completamente saltati. Di fatto portando Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, che anche in questi giorni si sono visti ad Arcore escludendo Giorgia Meloni, a mettere il massimo impegno per arginare Fdi. Con l’effetto immediato di spingere nelle sabbie mobili quasi tutte le trattative nei principali centri chiamati al voto il prossimo 12 giugno.

La partita dirimente si gioca in Sicilia dove le Amministrative di Palermo e Messina si incrociano pericolosamente con le successive elezioni regionali. Forza Italia, soprattutto la componente che fa riferimento a Gianfranco Miccichè, sta facendo di tutto per non consentire la ricandidatura del governatore uscente Nello Musumeci sostenuto a gran forza da Fdi.

Con le inevitabili ripercussioni a Palermo dove Fi e Lega sembrano poter convergere sul candidato forzista Francesco Cascio, mettendo nuovamente nell’angolo le truppe meloniane che da tempo hanno proposto il nome di Carolina Varchi. Come spiegato più volte da Ignazio La Russa, Fdi non può certo rinunciare alla candidata a sindaco, mentre si mette in discussione la candidatura del governatore uscente Nello Musumeci.

Da qui la decisione di Fdi, arrivata nelle ultime ore, di sostenere a Messina l’ex assessore regionale Maurizio Croce che aveva già avuto l’imprimatur di Forza Italia. Un modo per provare a spezzare l’asse Fi- Lega, considerando che il Carroccio nella città peloritana sostiene la candidatura di Federico Basile, uomo vicino alle posizioni dell’ex primo cittadino Cateno De Luca. Una guerra di nervi, insomma, che si ripropone anche a Verona dove Fdi ha il suo uscente Federico Sboarina, il quale non dispiacerebbe alla Lega, ma si trova davanti al niet di Forza Italia che non ha mai mollato la propria trattativa con Flavio Tosi.

A Catanzaro Lega e Fi, di nuovo insieme, hanno adottato come candidato sindaco Valerio Donato, che fino a qualche settimana fa aveva la tessera del Pd ed era in odore di poter partecipare alle eventuali primarie del centrosinistra. Poi la clamorosa svolta sulla quale, però, si registrano le pesanti perplessità di Fdi che non ha ancora sciolto le riserve e non esclude di potere mettere in pista una candidatura autonoma.

I nodi da sciogliere per il tavolo romano che sarà chiamato a trovare una sintesi, o almeno a provarci, sono tantissimi e, non a caso, le ultime riunioni si sono concluse sempre con un nulla di fatto. Né agevolano la situazione i continui faccia a faccia tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi che, ormai, si muovono come un uomo solo anche nel confronto con il governo di Mario Draghi.

Giorgia Meloni, che di restare nell’angolo non ci pensa proprio. ha così, già da qualche mese, evitato la strada della polemica diretta e imboccato quella che la dovrebbe portare a far diventare Fdi il partito principale della destra italiana. Dal momento dell’esplosione della guerra in Ucraina Meloni ha scelto una posizione autenticamente atlantista sposando la linea Biden, e quindi quella del governo Draghi, lasciando gli imbarazzi dei precedenti rapporti con Putin a Salvini e Berlusconi. E, seppur dall’opposizione, è sembrata più allineata alle posizioni del premier italiano degli stessi partiti che pure sono organici alla sua maggioranza.

Addirittura, negli scorsi giorni, Giorgia Meloni si è spinta fino ad ammettere di avere molti punti di contatto con il segretario nazionale del Pd Enrico Letta e con le idee espresse nel suo manifesto per il futuro dell’Europa. Meloni, insomma, approfittando della crisi della leadership di Berlusconi e Salvini, invece di spingere la polemica, prova a rilanciare e a rendere sempre più “istituzionale” Fdi. Una linea che mira a far diventare il partito, l’unico soggetto affidabile del centrodestra, una sorta di partito repubblicano italiano. A ulteriore conferma di questa tesi anche le posizioni molto soft, rispetto a quelle della Lega, espresse in relazione alle elezioni in Francia che vedono fronteggiarsi al ballottaggio la sinistra di Macron e la destra sovranista di Le Pen, rimasta eroina del solo Matteo Salvini.

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