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L’onda del conflitto manda in tilt il centrodestra pure sui territori

Alle Amministrative la coalizione fatica a trovare candidati comuni. Regge l’asse Pd- 5S
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La guerra in Ucraina e la crisi internazionale in atto, unita alle elezioni che in Ungheria hanno dato la vittoria a Orban e in Serbia a Vucic, stanno continuando a dare scossoni agli schieramenti politici in tutta Europa. I commenti alle vittorie degli esponenti del fronte sovranista, che preoccupano i governi di tutta Europa, provenienti dai leader italiani del centrodestra e le incerte posizioni di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sulla politica di Putin, hanno indotto Mario Draghi a chiedere chiarezza ai partiti sui rapporti con gli altri Paesi, durante la sua ultima audizione al Copasir.

Si capisce, dunque, che l’aria che si respira a palazzo Chigi sulla stabilità del governo non è delle migliori. Considerando anche che pure Pd e M5S, le altre due principali forze che sostengono l’esecutivo guidato da Mario Draghi, hanno fatto parecchie scintille e assunto posizioni diverse sulla linea da seguire nei confronti della Russia. Con il punto più alto dello scontro arrivato proprio sugli investimenti da operare nel riarmo.

Eppure, al momento, sembra esserci una differenza di fondo fra i due schieramenti. Pd e M5S, seppure stanno battagliando a Roma, si ritrovano invece in tantissimi casi in vista delle elezioni amministrative di giugno. Una sorta di controtendenza rispetto al passato, quando avveniva l’esatto contrario.

Nelle principali città chiamate al voto, infatti, l’alleanza giallorossa ha trovato il modo di compattarsi, spesso attraverso l’individuazione di una candidatura civica, suggerita in prima battuta dal Pd, che poi ha trovato il sostegno del partito guidato da Giuseppe Conte. Così è avvenuto a Palermo dove la scelta è caduta su Franco Miceli, presidente dell’ordine degli architetti del capoluogo siculo. Allo stesso modo si è arrivata alla scelta del candidato sindaco a Catanzaro che sarà Nicola Fiorita che dovrebbe avere anche il sostegno dello schieramento che fa capo a Luigi de Magistris. Accordo arrivato anche a Genova dove Pd, Leu e M5S sosterranno Ariel Dello Strologo, avvocato e presidente della Comunità ebraica di Genova.

Più complicata la situazione a L’Aquila dove la scelta del Pd è più politicizzata. I dem hanno scelto di schierare la parlamentare Stefania Pezzopane che ha già fatto partire la propria campagna elettorale con sei liste a sostegno, ma il M5S non ha ancora rotto gli indugi.

In generale, dunque, nelle città in cui si è arrivati all’individuazione di candidati provenienti dalla società civile e meno politicizzati l’alleanza tiene, mentre ci sono più difficoltà a sostenere candidati che vengono individuati all’interno dei singoli partiti.

Rimane poi lo scoglio delle Regionali in Sicilia dove il candidato governatore non è stato ancora individuato e il M5S chiede, a gran voce, le primarie per arrivare alla scelta.

L’altro nodo comune, in quasi tutti i territori, è legato alle forze di Renzi e Calenda che si sfilano sempre quando in coalizione ci sono Cinque Stelle e aprono possibilità in caso di rottura dell’asse tra Pd e M5s. Una difficoltà abbastanza rilevante per Enrico Letta che vorrebbe invece allargare il fronte dello schieramento progressista, specialmente in vista delle politiche.

Nel centrodestra la situazione è ancora più complicata. Nessuno, appena qualche mese fa, si sarebbe potuto aspettare uno scenario del genere. E, invece, i balletti di Salvini sulla guerra in Ucraina hanno ridotto al lumicino la sua popolarità e lo hanno costretto a tornare dal padre putativo Silvio Berlusconi che, tuttavia, non gode di miglior appeal politico insieme alla sua Forza Italia. Nessuno dei due sta più nominando Putin nelle ultime settimane, ma le loro vecchie amicizie con il leader russo non possono essere nascoste. Ad approfittarne è stata Giorgia Meloni che, dall’opposizione, ha potuto assumere posizioni più lineari e sta facendo incetta di voti nei sondaggi. Ma Fi e Lega sono pronti a tutto, magari anche a liste comuni, per frenare il possibile strapotere di Fdi. E così la coalizione è spaccata ovunque in Italia in vista delle prossime Amministrative e tarda la scelta dei candidati sindaco. A Palermo, ad esempio, ce ne sono ben cinque in campo Francesco Scoma ( Lega), Carolina Varchi ( Fdi), Francesco Cascio ( Fi); Roberto Lagalla ( Udc), oltre a Salvatore Lentini, legato agli autonomisti di Raffaele Lombardo.

Una partita assai intricata che si interseca con le elezioni regionali dove la spaccatura tra Fdi che vorrebbe la ricandidatura dell’uscente Nello Musumeci si scontra con i voleri di Fdi e Lega. A Catanzaro, poi, arriva l’impensabile. Nell’incapacità di arrivare a sintesi di coalizione pe sostituire l’uscente Sergio Abramo, Lega e Fdi hanno deciso di appoggiare Valerio Donato, fino a qualche mese fa, in odore di candidatura con il Pd che era il suo partito di appartenenza. Provocando imbarazzi assai forti dento Fdi che non esclude la possibilità di una candidatura autonoma.

 

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