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Dino Giarrusso: «Intransigenti ma leali: Conte non spezzerà la corda…»

Giarrusso
Dino Giarrusso tra i candidati del centrosinistra per Palermo con Claudio Fava, Pietro Bartolo, Caterina Chinnici e Giuseppe Provenzano.
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La Sicilia come laboratorio per verificare la tenuta delle coalizioni e l’appeal elettorale dei singoli partiti. Le Amministrative siciliane di giugno e le successive elezioni regionali stanno già mettendo alla prova i leader di centrodestra e centrosinistra per l’individuazione dei candidati. Nel centrosinistra, dopo mille tensioni, è arrivato l’ok di Giuseppe Conte e dei referenti dell’isola per il candidato sindaco a Palermo, individuato nel presidente dell’Ordine degli Architetti Franco Miceli. Una candidatura civica, ma di fatto proposta e alla fine imposta dal Pd, dopo molte resistenze grilline. Adesso il M5s si aspetta di ottenere risposte diverse in ordine alla scelta del candidato governatore che ancora non è stato individuato.

Le tensioni romane tra Giuseppe Conte e Enrico Letta in ordine agli investimenti sul riarmo hanno messo in agitazione Pd e M5S a tutti i livelli. E, seppure la mediazione del ministro della Difesa Lorenzo Guerini aveva spento la miccia, il fuoco è tornato a divampare con un nuovo durissimo scontro tra i due leader che sta facendo traballare il governo. Nell’ambito del centrosinistra tra i papabili, oltre a Giancarlo Cancellieri e Dino Giarrusso per il Movimento 5 Stelle, ci sono Claudio Fava, Pietro Bartolo, Caterina Chinnici, ed anche l’ex ministro per il sud Giuseppe Provenzano.

L’eurodeputato Dino Giarrusso, analizza l’attuale situazione sull’isola e immagina il futuro percorso per arrivare ad una soluzione condivisa e a un rafforzamento dell’alleanza.

In vista delle prossime regionali il centrosinistra non ha ancora individuato il nome del candidato governatore. A che punto sono le trattative?

Per le elezioni regionali non abbiamo ancora scelto. Io credo e spero che si facciano le primarie di coalizione per scegliere insieme e legittimare il candidato governatore. Le primarie sono sempre una buona cosa e servono anche per rivitalizzare l’elettorato e il dibattito interno ai vari partiti. Penso sia la scelta migliore: saranno i cittadini ad esprimere la propria fiducia al candidato e, in ogni caso, le primarie servono anche per fare in modo che prima del candidato si discuta il programma e il perimento della coalizione, nonché a sottoscrivere un patto che poi tutte le forze politiche andranno a rispettare. Non esistono solo M5S e Pd in Sicilia, ma anche altre forze, magari di minor peso numerico, ma che potrebbero partecipare alle primarie con il proprio candidato, penso a Claudio Fava ad esempio. Mi auguro dunque che si facciano le primarie e credo che ci siano tutte le condizioni per procedere in questa direzione.

Il suo nome rimane tra quelli papabili?

Io mi sono proposto per le primarie con piacere, e sarei eventualmente disponibile a confrontarmi, ma sempre solo dopo avere avviato il meccanismo di consultazione interna al M5S che deciderebbe il nostro candidato alle primarie di coalizione. Si tratta di democrazia diretta, strumento che è nel nostro dna e ha portato alle candidature di deputati regionali, nazionali ed europei scelti dai nostri iscritti.

A Palermo, però, la strada intrapresa è stata un’altra per l’individuazione del candidato sindaco in Franco Miceli… A Palermo si è percorsa una strada diversa che ha creato fibrillazioni all’interno della nostra base. Con senso di responsabilità, però, abbiamo deciso di proseguire il percorso, benché il metodo scelto sia stato anomalo. Il metodo e non la persona, come abbiamo sempre specificato. Ora abbiamo armonizzato la contrarietà di alcuni nostri attivisti che avrebbero voluto altri metodi di scelta, e approvato un candidato che mette d’accordo la coalizione con la benedizione di Giuseppe Conte. Il metodo scelto a Palermo, però, spero resti un’eccezione e non la regola. Parlo delle Regionali, ma anche degli altri appuntamenti elettorali Le crescenti tensioni tra Letta e Conte a livello nazionale stanno facendo traballare il governo. Crede sia possibile una crisi?

No, non credo. Siamo intransigenti riguardo ai nostri principi ma abbiamo sempre dimostrato lealtà. E Conte, che è stato un ottimo premier sa bene ciò che fa, ciò che è giusto pretendere senza spezzare la corda.

I contrasti e le diversità di vedute a livello nazionale possono influenzare le trattative in Sicilia?

No, mi sembra che, stiano prevalendo le nostre scelte di buon senso sulla spesa pubblica che saranno condivise anche dal Pd. Le proposte di Guerini vanno in questa direzione e i fatti dimostrano che quando c’è da mediare siamo pronti. Devono esserlo, allo stesso modo, anche le altre forze: sono certo che prevarrà il buon senso anche a livello regionale.

Il nome di Giuseppe Provenzano è mai stato proposto ufficialmente dal Pd?

Non mi risulta che questa proposta sia mai stata formulata ufficialmente. Si tratta comunque di una figura autorevolissima che avrebbe tutti i titoli per partecipare alle primarie di coalizione.

 

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