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Così il sovranismo in Europa è diventato vittima collaterale del conflitto in Ucraina

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L’aggressione di Vladimir Putin a Kiev (e non solo) fa crollare il consenso di chi ne decantava le doti da statista
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La guerra in Ucraina sta ridisegnando il quadro geopolitico mondiale e le sue future conseguenze sono ancora tutte da decifrare. Un dato, però, a livello politico sembra emergere in maniera chiara. Le forze sovraniste che avevano trovato consenso popolare negli ultimi anni e che avevano lavorato ai fianchi l’Unione europea, provando a demolirne certezze e sviluppi futuri, attraversano un momento di grave crisi e imbarazzo.

I leader principali di queste forze politiche, in Italia come in Europa, perdono sensibilmente terreno nei sondaggi e sono affannati nel rimuovere ogni traccia del loro passato filo-Putin, fino al momento dell’invasione considerato uno statista di alto profilo, se non un vero e proprio punto di riferimento.

A pagarne il prezzo più alto in Italia, al momento, è la Lega di Matteo Salvini che, secondo l’ultimo sondaggio Swg, prosegue la sua caduta libera nei consensi arrivando ad un 16,2 per cento, sprofondando addirittura 5 punti sotto Fratelli d’Italia. Salvini paga lo scotto della figuraccia in Polonia dove gli è stato rinfacciato il suo passato da “putiniano”, mentre sui media continuano ad impazzare post e frasi del recente passato, quando Salvini arrivava a postare slogan del tipo «Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!» accanto a una sua foto che lo ritrae mentre indossa la ormai celebre una maglietta con la faccia del leader del Cremlino.

FdI al momento tiene dal punto di vista dei consensi, ma il dibattito al suo interno sulla crisi in Ucraina è quanto mai aperto e potrebbe diventare molto acceso. Il consenso di Giorgia Meloni, fin qui, si è alimentato grazie all’opposizione all’esecutivo guidato da Mario Draghi, essendo il suo partito l’unico a rimanere fuori dalla mischia governista. Nonostante ciò, Meloni è stata costretta a prendere le distanze dall’azione di Putin, dopo l’invasione della Ucraina, spostandosi verso le posizioni di condanna comuni a quelle degli altri partiti di area di governo.

Il suo tweet di condanna, all’indomani dell’azione militare avviata da Putin, ha però scatenato un vero e proprio caos sui social con tantissimi commenti, provenienti dalla pancia di Fdi, che hanno ferocemente criticato la nuova posizione di Meloni, difendendo le azioni avviate dalla Russia. Inoltre il cambio di rotta verso il sostegno alle azioni intraprese dalla Nato e sostenute dal governo di Mario Draghi rischiano di fare spostare l’asse di Fdi da quel ruolo di fiera opposizione che, fin qui, ha garantito cospicui dividendi elettorali. Ma la stessa crisi e gli stessi sommovimenti politici si possono leggere anche negli altri Paesi europei, a partire dalla Francia che si trova in piena corsa per le prossime presidenziali.

Il presidente in carica Emmanuel Macron, che da poco ha deciso ufficialmente di ripresentare la propria candidatura, continua a crescere nei sondaggi per l’effetto dalla sua posizione atlantista e di condanna nei confronti dell’invasione russa in Ucraina. Macron sfrutta anche il ruolo di mediatore acquisito grazie anche al turno di presidenza Ue che proprio in questi mesi è toccato alla Francia. Ma oltralpe si ripete il copione che riguarda le forze sovraniste. Perde, infatti, altri due punti percentuali solo negli ultimi giorni, Marine Le Pen, presidente del Rassemblement National, appartenente alla famiglia dei sovranisti europei, filoputiniani, messi in crisi dall’evolversi della politica internazionale.

Le Pen, come Salvini in Italia, si è affrettata ad una maldestra giravolta, ordinando di ritirare la foto che la ritraeva insieme a Vladimir Putin, durante un loro incontro avvenuto nel 2017, e che avrebbe dovuto essere una delle principali brochure per le prossime presidenziali. Crollano, insomma, le certezze della famiglia sovranista che avevano avuto in Donald Trump e Vladimir Putin dei veri e propri totem a sostegno della propria politica antieuropeista. Ma i sondaggi sembrano l’ultimo dei problemi di un’ideologia che arranca e sta lasciando il passo a chi immagina un’Europa più forte e coesa che sarebbe servita, eccome, per potere affrontare la crisi internazionale in atto. Una esigenza che si era già sentita negli ultimi due anni di pandemia da Covid 19 con una Unione Europea, anche in quel caso, per nulla pronta alle risposte necessarie in termini di solidarietà e politiche comuni.

Pandemia e guerra in Ucraina sembrano porre la politica davanti ad un bivio davanti al quale si dovranno assumere decisioni forti che potrebbero minare definitivamente i pilastri sui quali le forze sovraniste hanno costruito il proprio consenso negli ultimi anni. Ecco perché i vari Salvini, Meloni, Le Pen, Orban e compagnia, al momento, hanno infilato la testa sotto la sabbia.

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