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Ma l’Ucraina resiste, e ora la loro resa sarebbe la nostra resa

Zelensky Ucraina
Il presidente ucraino ha trasformato una guerra di resistenza dal vago sapore nazionalistico in una battaglia per la difesa della democrazia
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Le truppe russe sono impantanate nel fango ucraino e Kiev resiste. Resiste più di quel che noi e Putin potessimo immaginare. E chi in questi giorni ha chiesto – o come il sottoscritto si è chiesto tra sé e sé, magari sottovoce, sussurrandolo pudicamente – se non fosse stato meglio che Kiev si fosse arresa, ora non può non prendere atto che le condizioni date sono cambiate radicalmente.

Intendiamoci, chi ha invocato la resa lo ha fatto in perfetta buona fede, convinto che quel gesto avrebbe evitato morti, sangue e sofferenze al popolo ucraino. Certo, tra i tifosi della resa di Kiev c’era e c’è ancora una buona dose di nostalgici del ’900 e chi invece non voleva e non vuole che il proprio stile di vita, le proprie comodità – le proprie “miserie quotidiane” – vengano stravolte a causa di una guerra che si combatte ai confini orientali dell’Europa. Poi c’è chi ha paura – e chi non ne ha? – dell’“escalation” e vive queste ore nel terrore del fungo atomico.

Ma tutto sommato si tratta di una minoranza che pian piano si va convincendo che Putin non ha alcuna intenzione di schiacciare il bottone atomico perché sa che il potenziale bellico della Nato è più potente di quello russo, e la reazione sarebbe molto più forte della sua azione. Le condizioni di partenza sono cambiate, dicevamo, e con loro è cambiata anche l’immagine di questa guerra. In pochi giorni l’Ucraina ha infatti trasformato una sconfitta certa in una resistenza città per città, casa per casa, quartiere per quartiere. Non solo: mentre le truppe di Kiev tenevano bloccato il potente esercito russo, Zelensky, questo ex comico divenuto eroe per caso, ha iniziato il suo tour nel cuore delle democrazie occidentali: ha citato il sogno di Martin Luther King al Congresso americano, l’incubo del muro di Berlino al Bundenstag e addirittura Shakespeare alla Camera dei Comuni del Regno Unito.

E proprio lì Zelensky ha citato il passaggio più famoso dell’Amleto, si è soffermato sul celebre “To be or not to be” e riproposto la sofferta domanda di Amleto: rinunciare alla vendetta per la morte del padre oppure impugnare la spada? “Chi sarebbe capace di sopportare le frustate e le irruzioni del secolo, i torti dell’oppressore, gli oltraggi dei superbi?”, si chiedeva infatti Amleto nei suoi deliri. Ecco, Zelensky ha trovato una risposta proprio nel cuore della democrazia inglese, e ha deciso di voler lottare per la libertà. Fino alla fine. Insomma, il presidente ucraino ha trasformato una guerra di resistenza dal vago sapore nazionalistico in una battaglia per la difesa della democrazia. E a questo punto la sua resa, sarebbe la resa di noi tutti.

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