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Ocf, la presidente del Cn di Anf: «No a posizioni che vogliono suscitare clamore»

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Pubblichiamo la nota firmata dall’avvocata Liuzzi, al vertice dell’Associazione nazionale forense, che prende le distanze dall’intervento diffuso ieri dall’ex segretario Pansini e annuncia il confronto interno ad Anf previsto per il 26 e 27 marzo. L’attuale segretario generale Di Marco, scrive Liuzzi, «ha già chiesto a Ocf di restituire all’avvocatura l’affidabilità che merita»
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In vista di un importante dibattito, su molti punti, il Consiglio nazionale dell’Associazione Nazionale Forense si riunirà nei giorni del 26 e 27 marzo a Roma.

Fra i vari punti all’ordine del giorno vi è anche la discussione sulla vicenda riguardante l’Organismo Congressuale Forense e gli atti relativi alla gestione operata dal tesoriere.

L’Associazione Nazionale Forense ha già espresso, con un comunicato a firma del Segretario Generale, le forti perplessità sulla vicenda di Ocf, invocando chiarezza e trasparenza, nonché ogni opportuna iniziativa utile a restituire all’avvocatura l’affidabilità che merita.

Purtroppo, come spesso accade in vicende come queste, la discussione vede esprimere posizioni diverse e, soprattutto, con diversi modi, soprattutto sul piano comunicativo e mediatico, alcune tendenti a creare più scandalo e clamore che dibattito intellettuale e soluzione.

L’Associazione Nazionale Forense ha sedi di discussione che ogni Consigliere nazionale ben conosce, e da sempre preferisce il dibattito e la soluzione, e non lo scandalo e il clamore, sempre fini a se stessi, ed in questo senso spiace dover constatare che le legittime esternazioni personali di Luigi Pansini, quale Delegato congressuale del Distretto di Bari, possano essere ritenute anche solo lontanamente riconducibili all’Anf, in attesa dell’imminente discussione del tema nella sua sede legittima.

Coloro che ricoprono, ovvero hanno ricoperto, ruoli apicali in organismi associativi dovrebbero avere maggior prudenza nelle proprie esternazioni, giacché nel sistema della comunicazione pubblica l’equivoco e il fraintendimento non agevolano la comprensione del lettore, ma creano ulteriore disagio intellettuale verso chi, in casi come questi, dovrebbe avere a cuore l’accertamento della verità con modi adeguati e, solo all’esito, esprimere anche con forza e critica la propria posizione.

L’Associazione ritiene che questo sia il metodo più coerente con gli scopi statutari, con il codice deontologico forense e, soprattutto, con il ruolo dell’avvocatura nel panorama economico e sociale del Nostro Paese.

*Presidente Cn – Associazione Nazionale Forense

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