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Esame da avvocato, esclusi dal primo orale il diritto del lavoro e il commerciale

Esame da avvocato 2021, pubblicate le linee guida
Firmato poco fa dalla guardasigilli Cartabia il decreto ministeriale che aggiorna le linee guida sui quesiti: il libro V del codice civile non sarà considerato dagli esaminatori. Una scelta compiuta, dopo le sollecitazioni del Cnf, per “tutelare l’affidamento dei candidati che, nel prepararsi, avevano fatto riferimento ai criteri previsti per l’anno scorso”, spiegano Sisto, Gatta e il presidente della Commissione centrale Gallo
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C’è stato un intenso confronto, con la Commissione centrale per l’esame da avvocato e con il Cnf. Così via Arenula ha preso la decisione formalizzata poche ore fa nel decreto della guardasigilli Marta Cartabia: i quesiti per il primo orale non riguarderanno il diritto del lavoro né il commerciale.

Il ministero della Giustizia, in una nota, ricorda che a precisare l’indicazione delle materie sono «le linee generali per la formulazione dei quesiti» contenute nel decreto, e che la modifica appena stabilita «esclude le materie disciplinate dal libro V del codice civile», lavoro e commerciale appunto, «da quelle che potranno formare oggetto della prima prova. Resta invece fermo che le materie stesse potranno essere oggetto della seconda prova orale, se scelte dal candidato».

Il ministero spiega il senso della decisione: «In prossimità dell’avvio degli esami, il ministero ha inteso tutelare l’affidamento di chi si sia preparato facendo riferimento alle linee generali già adottate dalla Commissione centrale per la precedente sessione, la prima con il doppio orale, che avevano espressamente suggerito l’esclusione del libro V».

Un primo decreto ministeriale con le linee guida era stato emanato dalla guardasigilli lo scorso 9 febbraio. In quelle indicazioni non era prevista l’esclusione della materia lavoristica e del commerciale. La scelta aveva suscitato preoccupazione fra i candidati alla sessione 2021, al via formalmente lunedì prossimo. Molti praticanti hanno inviato mail al ministero per spiegare di aver fatto riferimento, nel prepararsi, alle linee guida dell’anno scorso.

Di questa circostanza si è fatto carico il Cnf: «La proficua interlocuzione fra istituzione forense e uffici ministeriali ha considerato l’affidamento dei praticanti al paradigma definito con la sessione precedente», spiega la presidente del Consiglio nazionale, Maria Masi.

Una scelta che la ministra ha voluto, e che ha visto impegnati in prima linea il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, il consigliere della guardasigilli per le libere professioni Gian Luigi Gatta e il presidente della Commissione centrale, l’avvocato Accursio Gallo.

«Il ministero della Giustizia ha dimostrato ancora una volta di essere il ministero dell’ascolto, capace di recepire le istanze che provengono dai destinatari dei provvedimenti e di rimodulare le scelte anche in base a quelle istanze», fa notare Sisto, «non c’è spazio per logiche autocratiche, si procede in base all’ascolto, appunto».

In termini giuridici, spiega a propria volta il professor Gatta, «va considerato che la disciplina dell’esame fa generico riferimento alla “materia regolata dal codice civile” e non al diritto civile: di qui la possibilità, in assenza di una precisazione, di includere tra le materie del primo orale anche il lavoro e il commerciale». Ma queste materie, osserva ancora il consigliere della ministra, «sono autonome: la loro disciplina, peraltro, non si esaurisce nel codice civile».

Gatta ribadisce che «si è voluto tutelare l’affidamento di chi si è preparato in base alle linee generali valide per la precedente sessione, ma non è stata ribadita l’esclusione, prevista un anno fa, del libro VI, che disciplina istituti civilistici sostanziali e processuali immediatamente connessi al diritto civile».

Anche il consigliere della guardasigilli tiene a segnalare come «l’ascolto sia la linea che ispira l’azione della ministra Cartabia: la collaborazione con la Commissione centrale e il confronto con il Cnf sono stati continui». Il professore di Diritto penale dell’università di Milano ritiene che «si possa trarre uno spunto, in prospettiva di riforma: perché non intervenire sulla legge professionale specificando che oggetto dei quesiti non sono il codice civile e il codice penale, bensì il diritto civile e il diritto penale? Ciò consentirebbe di fugare ogni dubbio».

Il presidente della Commissione centrale Accursio Gallo tiene a segnalare come «la scelta di escludere esplicitamente il libro V dalle materie oggetto del primo orale vada riferita a un quadro in cui un anno fa, diversamente da quanto previsto dalla legge per la sessione 2021, le linee guida sono state elaborate dalla Commissione anziché dal ministero. Non si è potuto fare a meno di considerare quanto segnalato da molti candidati, che hanno scritto di aver frequentato corsi e scuole forensi nella prospettiva di una prova che immaginavano potesse svolgersi secondo le linee del 2020. Si è voluto tutelare questo affidamento», conferma Gallo, «su sollecitazione del Cnf, in uno spirito di grande collaborazione che ha visto impegnati il sottosegretario Sisto, il professor Gatta e la nostra Commissione. Il dettato normativo parla chiaro, ma si è guardato anche all’ormai troppo breve intervallo temporale che ci separa dall’avvio delle prove: come è noto, l’impostazione del primo orale prevede che il candidato debba risolvere una questione tecnico applicativa con la prontezza di un avvocato che ha davanti il cliente», fa notare il presidente della Commissione centrale, «e deve farlo in poco più di mezz’ora. Si è perciò considerato che il riferimento a materie non previste l’anno scorso avrebbe potuto introdurre un eccessivo coefficiente di difficoltà. Venire incontro ai candidati dimostra come la ministra Cartabia guardi innanzitutto alla loro condizione».

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