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Grillo ha introdotto il limite degli 8 mandati…altro che ritorno alle origini

Per impedire che la carica di deputato o senatore duri più di 10 anni, il Garante assicura a chi ha già fatto questa decennale esperienza d’impegnarsi per altri 10 anni in Europa, e poi altri 10 anni in una Regione e poi altri 10 anni in un Comune
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La sottolineatura di Grillo sul limite insuperabile delle due legislature alimenta un pasticcio ancora più grande del pasticcio che tenta di risolvere. È contraddittoria e rischia di innescare spaccature e scissioni nel Movimento di cui è Garante.

Parte degli analisti muove dall’ipotesi che Grillo abbia voluto rilanciare la purezza originaria dei 5s appannata dalle miserie della vita che aggrediscono e segnano uomini e cose quando s’abbandona l’eremitismo, e ci si misura col mondo reale. Grillo, in questo caso, s’è guardato intorno. Ha fatto, ha tentato di fare, i conti col disastro della caduta rovinosa di consenso dei 5s: dalla vertigine di oltre il 32 per cento di voti – percentuale che il Pci superò di poco e solo grazie all’ultima spinta provocata dell’emozione della morte di Berlinguer sul campo di battaglia; e percentuale sotto la quale mai era sprofondata la Dc prima di crollare e sparire perché la storia del Novecento aveva svoltato – a un imbarazzante e debole 15 per cento, che forse è 14, forse ancora di meno, e chissà quanto di meno.

Da qui l’idea di rilanciare il limite delle due legislature parlamentari come «tema identitario da cui non si può derogare». Le due legislature e basta riportano in vita e rilanciano il cuore dell’ideologia pentastellata: uno vale uno e niente rendita di posizione per nessuno. Di più e soprattutto, la politica non è mestiere. Al massimo è una parentesi che va concessa a tutti senza che chi c’arriva per primo si costruisca un bunker dove vivere da privilegiato. Insomma, dieci anni da onorevole o senatore e poi torni al lavoro (chi lo aveva), o all’ufficio collocamento (per chi era disoccupato).

Ma qui arrivato Grillo s’avvolge nelle contraddizioni fino a lasciar trasparire che in realtà il suo obiettivo non è la purezza del lascito di Casaleggio ma altro anche se un altro piuttosto confuso e contraddittorio. Il primo cedimento è inequivoco e il Garante l’avrebbe spiattellato a quanti hanno il privilegio di sentirlo abitualmente: chi alla Camera o al Senato italiani ha già fatto due legislature diventa assolutamente incandidabile ma potrebbe tentare la scalata al Parlamento europeo o alla Regione. Di contro, i parlamentari europei potrebbero tentare la scalata alla Camera o al Senato, alla regione o in un Comune. Per concludere il suo ragionamento Grillo avrebbe rifilato una gran battuta distensiva: «In Europarlamento o in Regione guadagnate anche di più (sottinteso: che alla Camera o al Senato), quindi non rompete le palle». Ma purezza o no Grillo non può non sapere che le sue parole provocheranno una rivolta, anzi ce ne saranno a mazzi, perché sono un bel mazzo i parlamentari che devono, dovrebbero, far le valigie per sparire da Roma.

Ma questa impostazione oltre che a lasciar fuori, per esempio, dalla Camera dei deputati l’onorevole Roberto Fico, che della Camera è il presidente, o Luigi Di Maio che è il ministro degli Esteri, e pezzi da novanta come i pentastellati Paola Taverna e Vito Crimi, è soprattutto in violenta contrapposizione col lascito di Casaleggio e con tutte le originarie convinzioni dello stesso Grillo che, come “Garante”, avrebbe dovuto impedire che la rappresentanza politica diventasse mestiere. Invece, lo stesso Garante per impedire che la carica di deputato o senatore duri più di 10 anni garantisce, a chi ha già fatto questa decennale esperienza d’impegnarsi per altri 10 anni in Europa, e poi altri 10 anni in una Regione e poi altri 10 anni in un Comune.

Insomma, lo schema di Grillo si magia l’intero lascito del Fondatore del Movimento. Non impedisce, anzi alimenta, la politica come mestiere. Impedisce, invece, la politica a Di Maio (e aiuta Conte), entrando a gamba tesa in un delicatissimo dibattito in corso. Sia chiaro, non è detto che Grillo lo faccia prendendo parte per l’uno o l’altro. Le cose sono messe un po’ peggio. Sono la confusione e l’improvvisazione con cui si affronta il problema della perdita di forza, di prestigio (e di voti) che si stanno divorando la “roba” rimasta e i voti del Movimento pentastellato, ed è questa crisi che sta divorando e togliendo lucidità anche ai suoi maggiori esponenti.

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