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«Sciopero della fame a oltranza»: la protesta degli avvocati contro il green pass

Avvocati e 41 bis: una lezione dalla Consulta
L'iniziativa dell'“Unione per le libertà fondamentali” per denunciare la «sospensione dei diritti umani» e le discriminazioni contro i no vax
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Per far sentire lo loro voce in tema di vaccini e green pass da esibire all’ingresso dei Tribunali alcuni avvocati hanno deciso di costituire un coordinamento denominato “Unione per le libertà fondamentali” e di intraprendere iniziative forti, compreso lo sciopero della fame.

«Abbiamo lanciato un appello – è scritto in una nota dell’Unione libertà fondamentali – per lo sciopero della fame perché si adottino soluzioni alternative all’attuale sospensione dei diritti umani, a cominciare dalle cure precoci. C’è chi è disposto a continuare ad oltranza. L’attuale sospensione delle libertà fondamentali dei non vaccinati non ha precedenti nella storia repubblicana del nostro Paese: forze dell’ordine che controllano ragazzini sui campi di calcio, bambini ghettizzati in ambito scolastico, lavoratori ridotti alla fame, mezzi pubblici riservati ai soli vaccinati, come in passato ai soli bianchi». L’Ulf, che al momento riunisce avvocati di una quarantina di Fori (tra questi quelli di Roma, Napoli, Firenze, Catania, Savona, Milano, e Arezzo) lamenta delle vere e proprie discriminazioni.

«I non vaccinati – evidenziano i legali del coordinamento – sono oggetto di una pubblica gogna mediatica, di una discriminazione conclamata, di una censura annunciata, di esplicite minacce dei vertici delle istituzioni. Il tutto sul falso presupposto di un’emergenza sanitaria gonfiata e che comunque non giustificherebbe le misure incoerenti oggi in atto. Basti pensare alla possibilità per i turisti con green pass di accedere a servizi e luoghi preclusi ai cittadini italiani non vaccinati. Chiediamo un confronto, finora negato, sulla proporzionalità di questa reclusione sociale e lavorativa rispetto alla reale situazione attuale. Abbiamo scritto ad ogni parlamentare per alimentare il dibattito, perché ci spieghino il motivo della restrizione delle libertà di milioni di cittadini. Al governo chiediamo di abrogare il decreto legge 1/2022 o almeno di rinviarne l’applicazione in relazione all’obbligo vaccinale. E di certo su una questione di tale importanza il Governo non può porre la fiducia».

L’impegno dei professionisti aderenti all’Ulf ha causato anche situazioni di tensione e preoccupazione. «Ci hanno minacciato di venirci a scovare casa per casa, uno ad uno – dice un avvocato che vuole restare anonimo -, per renderci la vita impossibile, per soffocare la nostra libertà di pensiero. Noi li andiamo a cercare, uno ad uno, nelle loro sedi istituzionali per dargli la possibilità di spiegarci, di esprimere il loro pensiero. Si augurano di chiuderci nei lager. Noi ci auguriamo di far rivivere anche a loro i diritti umani che hanno sospeso. Siamo avvocati, non violenti né complottisti. Non possiamo assistere passivamente alla profonda e persistente erosione dei diritti fondamentali dei cittadini senza che a questi se ne illustrino i presupposti sanitari e giuridici. Non abbiamo capipopolo, né nomi da sponsorizzare. Da avvocati non vogliamo pubblicità neanche indiretta e, soprattutto, non vogliamo danneggiare i nostri assistiti con pregiudizi di riflesso».

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