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Lecce: «Nel prossimo ottobre ospiteremo il congresso nazionale dell’avvocatura»

Antonio De Mauro, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Lecce
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La relazione del presidente dell’Ordine degli avvocati di Lecce, Antonio De Mauro, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2022

A nome mio personale e del consiglio dell’ordine degli avvocati di Lecce nonché di quelli di Brindisi e di Taranto, oggi rappresentati dai Presidenti Avv. Claudio Consales e Avv. Antonio Vito Altamura, giunga il saluto dell’avvocatura salentina tutta al Presidente della Corte, al Procuratore generale, a tutti i magistrati, ai rappresentanti del Governo e del CSM, ai dirigenti ed al personale di Cancelleria alle colleghe e ai colleghi e a tutte le autorità civili e religiose.

Ancora una volta la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario viene svolta in modalità differenti da quelle tradizionali, per il persistente stato di emergenza che continua a impensierire per la salute della collettività. Inevitabilmente anche le consuete attività umane hanno risentito di questa “realtà modificata”, rispetto alle dinamiche sociali e interpersonali cui eravamo abituati.

Nell’intervento dello scorso anno l’avvocatura aveva manifestato le difficoltà e le rigidità del sistema giudiziario che, nel suo complesso, risente ancora oggi di una carenza di persone e di strutture, che rende il ricorso a modalità alternative di attuazione della giurisdizione complesse e articolate e che incidono inevitabilmente sullo svolgimento della professione forense. Sotto questo profilo, come sottolineato dalla presidente del CNF Maria Masi nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione, non si comprende il rinvio al 31.12 dello stato di emergenza limitatamente all’attività giurisdizionale nel mentre per le altre attività la data è fissata al 31 marzo.

L’avvocato costituisce l’anello imprescindibile di congiunzione tra il cittadino e il sistema della giustizia, di modo che solo l’effettiva e concreta attuazione del mandato difensivo consente la affermazione e la tutela dei diritti e delle libertà dei singoli. Frapporre ostacoli all’esercizio della professione forense non limita solo i diritti del difensore ma concretizza un pericolosissimo vulnus alla completa attuazione dei principi costituzionali e alla concretizzazione dello stato di diritto.

È in questa ottica, e non certamente nella partigiana tutela di sterili posizioni soggettive e di classe, che devono essere lette le rivendicazioni che l’avvocatura in tutte le sedi e su tutto il territorio nazionale continua a formulare, da intendersi quindi nel senso della valorizzazione e della effettività della tutela. Un’avvocatura limitata nel proprio agire non può che comportare, come conseguenza, un affievolimento delle tutele del cittadino. L’indefettibilità della funzione difensiva è principio non solo normativamente riconosciuto ma rappresenta il superamento di concezioni dello Stato che la storia ha consegnato ad un passato remoto.Oggi la nostra professione è caratterizzata da una frammentazione delle regole procedurali che possono pregiudicare la tutela sostanziale.

Nelle continue interlocuzioni, che proseguono quasi quotidianamente, abbiamo rivendicato in moltissime occasioni la necessità di adeguare le modalità per la trattazione cartolare ma ancora oggi registriamo una miriade di termini per il deposito delle note di trattazione che non trova giustificazione o presupposto razionale alcuno, se non l’affermazione di un particolarismo che non assolve ad altra funzione se non quella di rendere il quadro regolamentare immotivatamente complesso; gli orari fissati per la trattazione dei processi in alcuni casi non vengono rispettati costringendo avvocati, parti e testimoni ad attese del tutto inammissibili anche in considerazione delle esigenze sanitarie che dovrebbero impedire le occasioni di creazione di assembramenti; la fruizione dei servizi di cancelleria continua, in alcuni uffici giudiziari, a registrare incomprensibili rigidità (cito ad esempio il divieto spesso frapposto dal personale di attraversare un corridoio vuoto per spostarsi da un front office all’altro o quello di consentire di interloquire con il funzionario di cancelleria presso la propria stanza, pur sempre nel rispetto della normativa sanitaria).

Sig Presidente, Sig. Procuratore generale: l’avvocatura non può essere solo tollerata all’interno dei palazzi di giustizia sia per la rilevanza costituzionale del proprio ruolo, sia per l’inevitabile incidenza, come detto, che l’attività difensiva comporta sui diritti e sulle libertà del cittadino, sia perché l’accesso ai palazzi è una necessità per l’esercizio dell’attività lavorativa del ceto forense che non può tollerare l’imposizione di vincoli e di complesse modalità di esercizio di un diritto, quello al lavoro, costituzionalmente protetto al pari di quello alla difesa!

È necessario, quindi, che si prenda atto di questa nuova fase di gestione dell’emergenza pandemica e che, in ossequio anche ai recentissimi provvedimenti ministeriali, agli avvocati in regola con la disposizioni in tema di vaccinazione, sia consentito il libero accesso ai palazzi di giustizia e la libera fruizione dei servizi di cancelleria. Non credo che a un magistrato sia mai stata rivolta, da parte degli addetti al controllo degli accessi, la domanda, successiva alla identificazione personale e professionale: “cosa deve fare”? A tutto ciò si aggiungano le più volte lamentate inefficienze croniche dell’apparato: carenza di personale (giudici e personale di cancelleria), inadeguatezza dei sistemi tecnici, complessità burocratiche, carenza endemica di stanziamenti.

Ancora devo sottolineare, e questo dato è stato rilevato a quanto mi consta anche nel corso delle recenti ispezioni ministeriali, l’inaccettabile ritardo nella liquidazione del patrocinio per i non abbienti che, pur con la collaborazione dell’avvocatura, rileva tempi al limite dell’offensivo per la dignità dell’avvocato che ha il diritto, in base alla normativa vigente, di vedersi riconosciuto il giusto compenso per il proprio lavoro, che peraltro è inferiore rispetto ai minimi tariffari. L’impiego dei fondi del Recovery fund in relazione agli obiettivi del piano nazionale di ripresa e resilienza, non può certamente dirsi aver tenuto presenti le esigenze dell’avvocatura.

I fondi per l’implementazione dell’ ufficio del processo sarebbero forse stati impiegati in maniera più utile per il reclutamento di un maggior numero di magistrati: sotto questo profilo l’avvocatura porrà estrema attenzione al corretto utilizzo di questo strumento, con la certezza che lo stesso non costituirà un “officioso” distoglimento del cittadino dal giudice naturale, insostituibile presidio di legalità dell’azione giudiziaria.Le riforme del processo civile e penale, pensate per l’efficientamento del sistema, non potranno certamente compromettere i presidi costituzionali di attuazione del giusto processo, introducendo, ad esempio, surrettizie forme di razionalizzazione del contenzioso quali, ad esempio, le norme dettate in tema di inammissibilità delle impugnazioni.

L’avvocatura, anche sotto questo profilo, porrà la massima attenzione acchè le garanzie e i precetti costituzionali non vengano sacrificati sull’altare dell’efficienza (intesa in senso “aziendalistico”) o della deflazione! Concludevo l’intervento lo scorso anno affermando che l’avvocatura sarebbe stata pronta ad affrontare le sfide che il futuro avrebbe proposto: la sfida più grande, quella della sopravvivenza, fisica professionale e sociale, è ancora purtroppo in atto: solo la solidarietà intesa soprattutto in senso orizzontale ci consentirà di superare l’emergenza.

Lecce avrà l’onore di ospitare nel prossimo ottobre, il congresso nazionale dell’avvocatura, grazie all’impegno della consiliatura che mi ha preceduto e che colgo l’occasione per ringraziare per il prestigio che da tale designazione discende per il nostro distretto. Il tema del congresso sarà: L’Avvocatura e il suo ruolo costituzionale, risorsa necessaria per un cambiamento sostenibileL’effettività della tutela dei diritti, garanzia dello sviluppo sociale. Solo il riconoscimento della imprescindibilità della funzione difensiva e l’adozione delle misure atte a concretizzare l’effettività di tale funzione consentiranno la corretta attuazione delle dinamiche sociali. 

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