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Bari: «L’avvocatura deve essere protagonista insopprimibile della giurisdizione»

Giovanni Stefanì, presidente dell'Ordine degli avvocati di Bari
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La relazione del presidente dell’Ordine degli avvocati di Bari Giovanni Stefanì in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2022. 

Signor Presidente della Corte di Appello, Signora Procuratore Generale, Autorità, Colleghe e Colleghi, Signori Magistrati tutti. Rivolgo un caloroso al Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione, Dr. Pietro Curzio, che anche quest’anno ci ha onorato della Sua presenza.

Ancora costretti a celebrare questo importante evento in forma ristretta, sacrificata, perché mutilata della partecipazione di molti, privata del dibattito che l’ha sempre caratterizzata. Segno indelebile della nostra soggezione ad un nemico che resiste, nonostante i nostri sacrifici e nonostante tutti gli sforzi posti in essere nel tentativo di vincerlo. Resta forte in tutti noi il ricordo di coloro, tanti, che hanno sofferto e ancora soffrono, di coloro che non sono più con noi. Abbiamo assistito alla forte limitazione di buona parte dei nostri diritti fondamentali, attraverso l’adozione di norme emergenziali necessarie, sebbene non sempre giuste, non sempre chiare. Anche la Giustizia ha dovuto affrontare l’emergenza con inevitabile sacrificio da parte di coloro che sono chiamati ad attuarla, a esercitarla o a farsi portatori delle esigenze di tutela delle persone. Sento, pertanto, di rivolgere un sincero e accorato ringraziamento agli Avvocati, ai Magistrati, al personale di cancelleria che indomiti hanno continuato ad assicurare, nonostante le restrizioni, il funzionamento della giurisdizione.

È necessario però cominciare a pensare alla ripresa, a ridare vigore alla Giustizia, non soltanto per restituirle appieno la sua funzione, ma anche per evitare che i danni cagionati dalla pandemia possano divenire irreparabili in assenza di una efficace tutela delle persone che, oggi più di ieri, soffrono una compromissione dei propri diritti. Non andiamo nella direzione giusta se proroghiamo lo stato di emergenza di un anno soltanto per la Giustizia, così impendendo che possa recuperare il suo naturale e normale funzionamento, non nell’interesse degli Avvocati ma della collettività intera.L’anno che ci siamo lasciati alle spalle ha visto un importante lavoro di riforme e molte altre caratterizzeranno l’anno appena iniziato.

Processo civile

Alcune istanze dell’Avvocatura sono state accolte grazie alla buona interlocuzione, così affievolendo l’allarme di compromissione dei principi processuali che la riforma, nella sua prima previsione, aveva generato. Ancora molto si può fare e ci auguriamo che con i decreti delegati si possa aggiustare il tiro.

Processo penale

Un buon cantiere è stato aperto ma si dovrà fare molta attenzione ai decreti legislativi con i quali si potrà, se si procederà nel modo indicato dall’Avvocatura, migliorare il cantiere ovvero, qualora le istanze dell’Avvocatura non fossero vagliate attentamente, si rischia di distruggerlo. Importanza strategica avranno i gruppi di lavoro se uniformati ad un leale e costruttivo confronto. Certo ci saremmo aspettati una maggiore partecipazione dell’Avvocatura, numericamente molto inferiore alle altre componenti, e peraltro in molti gruppi si registra l’assenza delle massime rappresentanze dell’Avvocatura.

Riforme in itinere

Tra le riforme in corso di dibattito primeggia quella relativa all’Ordinamento giudiziario. Questa, secondo il mio parere, deve essere assunta alla stregua della riforma madre, la riforma delle riforme. Consapevole, forse, di andare controcorrente, sento il dovere di affermare che la riforma in parola non può e non deve essere affrontata esaurendone il dibattito e gli effetti esclusivamente con riguardo alla composizione e alle regole elettorali del CSM. Il Titolo IV della nostra Carta Costituzionale è dedicato alla funzione giurisdizionale, sebbene intitolato “La Magistratura”, che è l’organo che esercita la giurisdizione nel rispetto delle norme sull’Ordinamento Giudiziario.

L’art. 101 dispone che La giustizia è amministrata in nome del popolo.I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

L’art. 102, a sua volta dice che “La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario”La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

L’art. 105 ci consegna il ruolo e le funzioni del Consiglio superiore della magistratura cui spettano, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

L’art. 108, a sua volta, dispone che le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia.

L’art. 110 assegna al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

La costituzione quindi dispone che il CSM ha i compiti individuati dall’art.105, mentre l’organizzazione e il funzionamento spettano al Ministro della Giustizia. L’uno e l’altro svolgono le proprie competenze secondo le norme che il Legislatore approva sull’ordinamento giudiziario. Tale impostazione risponde all’esigenza di soddisfare la principale disposizione che la Giustizia è amministrata in nome del popolo, che può essere coinvolto direttamente nell’amministrazione della giustizia.

In ossequio a tali principi costituzionali è divenuto improcrastinabile il bisogno di conferire una nuova prospettiva dell’ordinamento giudiziario perché risponda all’evoluzione della società e consenta diporre in essere soluzioni indirizzate ad una efficace risposta agli interessi della collettività. Innanzitutto la tutela efficace dei diritti delle persone. Superando principi di efficientismo esasperato e misure economicistiche. Una Giustizia più vicina ai bisogni dei cittadini.E allora soltanto attraverso un coinvolgimento di tutti i protagonisti della giurisdizione sarà attuabile questa prospettiva.

L’Avvocatura deve essere anche nella realtà un protagonista insopprimibile della giurisdizione. L’Avvocatura è già nella Costituzione, anche se in verità sarebbe necessaria una maggiore esplicitazione della funzione affidata all’avvocato soprattutto per una maggiore tutela della sua autonomia e indipendenza. La legge professionale forense (art.29) assegna ai COA il compito di vigilare sul rispetto delle norme dell’ordinamento giudiziario. Pertanto l’Avvocatura è nella giurisdizione.

Conferenze permanenti: intervento urgente di riforma per affidare a tali organismi un ruolo che nella riforma del 2015 è rimasta soltanto nell’enunciazione. Più risorse e più decisione.

I Consigli giudiziari vedono la partecipazione dell’avvocatura, attraverso i componenti laici, ad esclusione del cosiddetto consiglio ristretto cioè quello che tratta la valutazione di professionalità dei magistrati. A mio avviso la proposta contenuta nel disegno di legge in discussione non soddisfa le aspettative dell’Avvocatura e della collettività, nei termini innanzi richiamati. Il riconoscimento del «pieno diritto di parola» e buon passo avanti ma non soddisfa appieno l’esigenza di rendere più efficace il contributo degli avvocati, nella loro fondamentale funzione di essere il porta voce del popolo in seno alla giurisdizione.

I Coa devono essere messi per tempo nelle condizioni di esprimere i propri pareri per le valutazioni dei magistrati. I Coa dovrebbero essere maggiormente coinvolti nella gestione della giurisdizione. È giunto il momento per una maggiore partecipazione dell’avvocatura nella gestione della giurisdizione pur assumendosi maggiori responsabilità. Fondamentale e ineludibile un maggiore confronto con l’avvocatura. Da tempo abbiamo invano evidenziato che la Giustizia senza risorse non può funzionare, perché le riforme da sole non sono in grado di garantire alla Giustizia un altro passo.

Risorse umane e strutturali

Oggi abbiamo a disposizione le risorse del PNRR che ci fanno abbandonare l’epoca delle riforme a costo zero. Tutte le riforme del processo e dell’ordinamento non possono essere efficaci, come non lo sono state sino ad oggi, senza lo stanziamento delle giuste e sufficienti risorse. Se dalla parte del personale amministrativo possiamo registrare un miglioramento dovuto allo sblocco delle assunzioni, lo stesso non si può dire per la magistratura ancora affetta da una importante carenza di organico (circa 1300). Due cause fondamentali: 1) la eccessiva durata dei concorsi, 2) quasi mai i concorsi riescono a coprire il numero dei posti banditi. Dovrà trovare urgente soluzione anche la questione dei Giudici Onorari, essendosi espressa pure la Corte Costituzionale, il cui contributo è sotto gli occhi di tutti.

Strutture informatiche all’altezza del compito, che facciano cessare le continue disfunzioni divenute ormai incessanti quasi a voler giustificare l’adozione di norme speciali che ne regolino l’incidenza sul processo.Il processo telematico in Cassazione deve trovare definitiva e efficace applicazione, anche al fine di uniformare tutti gli organi della giurisdizione. Necessario ed urgente l’estensione del processo telematico al Giudice di Pace, per cui è stata avviata la sperimentazione.

Edilizia giudiziaria

I luoghi di svolgimento della giurisdizione sono fondamentali e la pandemia ne ha reso ancora più evidente le carenze gravi. Il nostro territorio purtroppo vive la rappresentazione più evidente di talecarenza. Speravo quest’anno di poter manifestare entusiasmo e soddisfazione riguardo alla questione della sede unica dei nostri uffici giudiziari.Invece, ahimè, nonostante gli ingenti sforzi del Ministero della Giustizia,Sottosegretario Sisto e Sindaco Decaro, dei Capi degli Uffici, delle rappresentanze dell’Avvocatura e nonostante la nomina del commissario straordinario e la norma speciale del Decreto Infrastrutture avessero riaccesogli entusiasmi di magistratura e avvocatura barese, da quel poco che sappiamo siamo nuovamente al cospetto di complicazioni e lungaggini burocratiche che recano grande incertezza sui tempi di realizzazione dell’opera. La pubblicazione del concorso per la progettazione prevista per lo scorso dicembre non c’è stata e, inoltre, la previsione per la partenza dei lavori è ora fissata per il secondo semestre del 2025. Tutto questo, oltre che i tempi estremamente dilatati per ogni step procedurale, ci fanno intendere che l’ultimazione del primo lotto entro il 2024 è pura utopia. Procedendo int al modo, la realizzazione dei sei lotti porterà via tempi lunghissimi e inaccettabili per una comunità che soffre ormai da troppo tempo». Gli spazia disposizione della Giustizia a Bari sempre più inadeguati e insufficienti e i caratteri d’urgenza e di connotazione strategica dell’opera confermano che l’unica strada è quella di utilizzare le procedure semplificate che permisero al ponte Morandi di Genova, opera ben più complessa, di essere progettato e realizzato in due anni».

Ufficio del Processo

La collaborazione degli Avvocati attraverso le loro istituzioni nella progettazione, nel funzionamento e nel monitoraggio è imprescindibile se davvero si vuole raggiungere l’obbiettivo di dare una diversa e più efficace organizzazione agli uffici giudiziariOltre 300 addetti negli uffici del processo del distretto della Corte di Appello di Bari, questi rinforzi possano entrare quanto prima negli ingranaggi della macchina della giustizia barese per dare un contributo allo smaltimento delle migliaia di procedimenti pendenti e alla riduzione dei tempi dei processi. Tuttavia, a Bari come altrove, negli uffici del processo sta per configurarsi una clamorosa situazione di incompatibilità: i tanti avvocati che hanno superato la selezione potranno continuare a esercitare la professione legale nello stesso foro in cui presto inizieranno a lavorare a stretto contatto coi giudici. È stata, infatti, disposta una norma in deroga all’incompatibilità di questi avvocati vincitori della selezione con grave violazione del principio dell’indipendenza e autonomia dell’avvocato. Occorre quanto prima un provvedimento che disponga la sospensione della loro attività professionale o, quanto meno, la possibilità di proseguirla ma in un altro foro.

Avvocatura

Nel mentre affrontiamo tutte le questioni della Giustizia l’Avvocatura continua a soffrire una atavica crisi, registrandosi un calo costante dei redditi degli avvocati. Le soluzioni più urgenti che vanno evidenziate sono le seguenti.Portare a compimento la riforma della legge sull’equo compenso estendendone le prescrizioni a tutti i rapporti professionali.Reintroduzione in forma espressa i minimi inderogabili. Eliminare l’ingiusta decurtazione, prevista ex lege, delle liquidazioni nei giudizi con patrocinio a spese dello Stato, divenute da tempo mortificanti, sia per quanto riguarda l’entità che i tempi di corresponsione, alcune volte superiori ai 4 anni. Nella prospettiva così disegnata anche l’Ordinamento forense deve essere adeguato alla evoluzione sociale. È tempo che l’Avvocatura giunga ad una profonda riflessione di quale sia il modo più efficace per continuare a svolgere la sua imprescindibile funzione sociale. Per essere pronta a rispondere alle esigenze che la società, nella sua mutata composizione, rivendica.

Conclusioni

Ho sempre affermato in questa sede, sin dalla prima occasione, che aumenta sempre più la sfiducia del cittadino nella giustizia e nella magistratura. bisogna rompere gli indugi e non è più tempo di continuare a sostenere inutile e anacronistiche barricate. Magistratura e avvocatura devono lavorare insieme lealmente e senza timore, con reciproca fiducia.mi ha colpito un’affermazione del primo presidente della Suprema Corte di Cassazione nella sua relazione e voglio, condividendola, riportarla in questasede.la capacità di lavorare in silenzio e in collaborazione con gli altri protagonisti della giurisdizione è la via maestra per superare il periodo difficile che la magistratura sta vivendo.aggiungo che la collaborazione tra tutti i protagonisti della giurisdizione sia la strada maestra per recuperare la fiducia del cittadino. Una collaborazione che sia protagonista di un cambiamento culturale. Cambiamento che poggi le sue fondamenta sulla questione morale, per superare comportamenti non rispettosi della legge, dei diritti fondamentali e delle persone.

Un grande giurista, padre costituente, grande statista, grande uomo ha affermato in uno dei suoi discorsi nell’ambito dell’Assemblea Costituente che lo Stato democratico, lo stato del valore umano, lo stato fondato sul prestigio di ogni uomo e che garantisce il prestigio di ogni uomo, è uno stato nel quale ogni azione è sottratta all’arbitrio e dalla prepotenza, in cui ogni sfera di interesse e di potere obbedisce ad una rigida delimitazione di giustizia, ad un criterio obbiettivo e per sua natura liberatore; è uno stato in cui lo stesso potere pubblico ha la forma, la misura e il limite della legge, e la legge, come disposizione generale, è un atto di chiarezza, è un’assunzione di responsabilità, è un impegno generale ed uguale. Condividendo integralmente il messaggio, aggiungo che in questo stato la giurisdizione diviene fondamentale perché è il luogo in cui quella assunzione di responsabilità trova la giusta attuazione ed esplicazione, nel preminente interesse dell’uguaglianza, della libertà e della democrazia. A ciascuno di noi verrà chiesto il conto delle proprie responsabilità. A ciascuno di noi spetta il compito di difendere la giustizia, di portarla verso il cittadino, ancor più in questa epoca storica viziata dalla estinzione, salvo poche eccezioni, della politica partecipata, della democrazia partecipata. E allora lavoriamo tutti e insieme per una giustizia partecipata ed esercitata in nome e per il popolo. Sarà un sogno, Presidente? Forse, allora voglio continuare a sognare.

Grazie e buon anno giudiziario a tutti. 

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