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Legittimo impedimento e green pass, parola agli avvocati

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Ieri il webinar organizzato dalla Commissione di procedura penale del Coa di Catania in collaborazione con la web radio Ius Law. «Con l’emergenza addio giusto processo». «No, il pass è doveroso»
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Un dibattito a più voci, nella diversità di vedute e nel pieno rispetto delle posizioni altrui. Questi elementi hanno caratterizzato il webinar organizzato dalla Commissione di procedura penale del Coa di Catania in collaborazione con la web radio Ius Law e disponibile in streaming. Tema della discussione il legittimo impedimento del difensore connesso all’obbligo di certificazione verde.

L’iniziativa ha preso spunto dalle novità introdotte dal d.l. n. 1 del 7 gennaio scorso, quando è stato introdotto il green pass base anche per gli avvocati per accedere in Tribunale. Un provvedimento che ha creato non pochi disagi, come lunghe code davanti al Tribunale di Roma. A fare gli onori di casa, seppur in modalità online, gli avvocati Rosario Pizzino (presidente del Coa di Catania), Domenico Monterisi (Ius Law) e Corrado Adernò (presidente della Commissione procedura penale del Coa etneo). «L’avvocatura – ha detto il presidente del Coa di Catania, Rosario Pizzino – sta affrontando un momento delicato. Eravamo vicini alla ripartenza, ma la risalita del picco pandemico ha portato all’adozione di misure emergenziali che tanto impatto hanno provocato nella nostra professione. Abbiamo subito ed accettato delle compressioni dei nostri diritti, però dobbiamo riconoscere che il sistema giustizia nel complesso ha tenuto grazie alla collaborazione dell’avvocatura. Siamo riusciti ad evitare situazioni ben più drammatiche».

Domenico Monterisi, redattore di Ius Law web radio, ha sottolineato il ruolo dell’informazione dedicata all’avvocatura. I dati di ascolto della radio digitale parlano chiaro (1milione di accessi al sito, 20mila ascolti mensili, oltre 12mila iscritti alla newsletter) e dimostrano che i legali sono sempre più affamati di notizie provenienti dai Tribunali e dagli studi legali. «Nell’attuale contesto – ha affermato Corrado Adernò – i momenti di riflessione sulle leggi e sulle riforme che riguardano la professione forense sono fondamentali per rafforzare il nostro senso di appartenenza. Ogni Coa dovrebbe essere impegnato su questo fronte. La Commissione di procedura penale del nostro Ordine sta per mettere a punto un massimario delle sentenze della Corte d’appello di Catania e del Tribunale per conoscere gli orientamenti giurisprudenziali dei giudici catanesi».

Francesco Favi, da poco insediatosi come consigliere del Cnf, ha posto l’accento sulle questioni deontologiche legate al legittimo impedimento e all’obbligo di certificazione verde. «In riferimento alla questione del vaccino – ha commentato Favi – ritengo che non ci siano implicazioni legate all’avvocato in quanto tale, ma alla difesa. L’avvocato è un cittadino come tutti gli altri e prevedere il vaccino nei suoi confronti non è uno scandalo. Cosa diversa, invece, quando si parla di esercizio del diritto di difesa. Occorre rappresentare una massa critica nei confronti del legislatore, che alcune volte si fa prendere la mano. Secondo me, poteva essere stabilito un periodo transitorio che consentisse ai colleghi una diversa organizzazione per garantire nel migliore dei modi il diritto di difesa».

Il professor Felice Giuffrè, ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Catania, ha richiamato il dibattito pubblico e specialistico, che ha visto pochi costituzionalisti contestare le scelte fatte con i decreti legge e con le leggi di conversione, «perché i temi come il diritto alla salute sono stati studiati in profondità da dottrina e giurisprudenza». «La Costituzione – ha aggiunto – supera l’individualismo liberale e affianca ai diritti individuali i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Questa prospettiva trova immediato sviluppo nell’articolo 32 della Costituzione, allorché il diritto alla salute non è più visto solo come diritto individuale, ma anche come interesse della collettività».

Il dibattito ha trovato il suo momento di massima effervescenza con gli interventi degli avvocati Domenico Battista, Cataldo Intrieri e Fabrizia Vaccarella. Battista è molto critico rispetto all’obbligo di green pass base per gli avvocati, introdotto con una confusione legislativa, che, forse, non ha eguali. Le questioni che si pongono, a detta di Battista, minano il diritto di difesa. Il mandato difensivo viene indebolito con il divieto di ingresso nel Tribunale o di partecipare alle udienze. «Un vero avvocato – ha rilevato – non può tollerare l’ingiusto processo, che è un non processo». Battista si è detto preoccupato dell’effetto dei provvedimenti emergenziali per il loro impatto sulle sorti del processo. Ad un certo punto ha ricordato con commozione gli avvocati, come Fulvio Croce, che si sono battuti in prima linea in altri momenti emergenziali, pagando con la vita per avere difeso con passione la toga.

Cataldo Intrieri si è detto in «netto disaccordo» rispetto al collega Battista. «Non si può – ha affermato – far finta rispetto alla pandemia e all’emergenza sanitaria. Se accettiamo l’emergenza, dobbiamo accettare anche i provvedimenti che ne derivano. Siamo nell’ambito della legalità. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 198 del 2021, si è espressa con chiarezza su questo. La situazione emergenziale con l’obbligo di legge determina delle opposizioni di difficile comprensione». «Non è mai successo – ha commentato l’avvocata Fabrizia Vaccarella –, se si pensa agli ultimi due anni, che abdicassimo al concetto di contestazione, valutazione e giudizio di una norma. Credo che sia diritto di un avvocato contestare una norma se non risponde ad una cultura costituzionale. La norma che nasce da una situazione di emergenza induce a tante riflessioni». Vaccarella ha posto l’attenzione sulle valutazioni scientifiche e mediche che hanno portato all’emanazione di tanti provvedimenti legislativi.

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