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«Non lasceremo soli gli avvocati minacciati in Colombia e nel resto del mondo»

Ieri la Giornata dell'avvocato in pericolo organizzata dall’Oiad, Caia (Cnf): «Sotto tiro i difensori dei diritti umani»
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In occasione della “Giornata mondiale dell’avvocato in pericolo”, dedicata quest’anno alla Colombia, si è svolta ieri una conferenza, moderata da Alfredo Irujo, con testimonianze molto toccanti sulle condizioni in cui versano i legali del Paese sudamericano. In collegamento, nonostante i diversi fusi orari, avvocati da tutto il mondo: dalla Colombia, dal Nicaragua, dalle Filippine, dalla Spagna, dalla Francia e, ovviamente, dall’Italia. In Colombia gli avvocati e le avvocate vengono uccisi o fatti sparire se il loro operato è inviso alle organizzazioni criminali e alle istituzioni. Per una strana “dottrina della mistificazione” possono essere considerati sovversivi e perseguitati.
La Giornata mondiale degli avvocati che rischiano la vita vede protagonista il Cnf, che nel 2016 ha fondato, con il Consiglio nazionale forense francese, l’Ordine degli avvocati di Parigi e il Consiglio generale dell’avvocatura spagnola, l’Osservatorio internazionale degli avvocati in pericolo (Oiad) con sede a Parigi. L’iniziativa viene organizzata il 24 gennaio di ogni anno. Data non casuale. In questo giorno, nel 1977, si verificò il “massacro di Atocha”: quattro avvocati ed un loro collaboratore furono assassinati a Madrid, nel loro ufficio in Calle Atocha 55.
In Colombia ci sono circa 335mila avvocati, ma manca un’istituzione ufficiale della professione forense. Tutto ciò significa assenza quasi totale di garanzie e di tutele per chi indossa la toga. «I nostri colleghi colombiani – ha detto l’avvocato Francesco Caia, presidente dell’Oiad – subiscono minacce, aggressioni e attentati quando si occupano dei dossier sensibili, quelli che riguardano la restituzione delle terre ai contadini vittime di spoliazioni illegali, le esecuzioni extragiudiziali, la difesa dell’ambiente naturale e i casi portati davanti alla giurisdizione speciale per la pace. Le rappresaglie contro gli avvocati aumentano quando denunciano presunti legami tra gruppi paramilitari, guerriglieri e autorità». L’emergenza sanitaria ha impedito un appuntamento in presenza, ma l’attenzione sugli avvocati minacciati sarà sempre alta. «Nonostante le difficoltà legate alla crisi sanitaria internazionale – ha commentato Caia – il nostro impegno a sostenere i colleghi minacciati, a causa dell’esercizio della loro professione, non è venuto meno e, grazie anche all’adesione di nuovi membri all’Osservatorio, abbiamo potuto ampliare le nostre attività. La pandemia ha aumentato le diseguaglianze, ma non ha di certo fermato le violazioni dei diritti umani in tante parti del mondo, realizzate con macroscopiche violazioni delle regole dello Stato di diritto e del giusto processo. Ciò ci induce a perseguire con sempre maggiore determinazione i nostri scopi. Gli avvocati, in Colombia come in tante altre parti del mondo, sono colpiti in quanto naturali difensori dei diritti umani. Per tentare di ridurli al silenzio spesso vengono identificati con i loro clienti da governi autoritari che non esitano ad arrestarli e condannarli ingiustamente» Caia si è soffermato sulle numerose iniziative poste in essere dall’Oiad. «Nel 2021- ha evidenziato – l’Osservatorio ha presentato un ricorso amicus curiae per sostenere, dinanzi alla Corte Costituzionale colombiana, il ricorso presentato con riferimento al caso Dilan Cruz, un giovane ucciso da un membro della polizia nazionale, durante le manifestazioni in occasione dello sciopero nazionale colombiano del 2019. Era stata ritenuta la competenza della giurisdizione penale militare, ma la Corte costituzionale, il 17 giugno 2021, ha ribadito che la competenza della giustizia penale militare è limitata ed eccezionale e ha stabilito che il procedimento penale debba essere trasferito alla Giurisdizione ordinaria, per garantire i diritti fondamentali anche delle vittime».
Diego García-Sayán (relatore speciale Onu sull’indipendenza dei giudici e degli avvocati) ha evidenziato le difficoltà che affrontano gli avvocati nei Paesi con un deficit democratico in cui i media spesso giocano un ruolo rilevante. «Solidarietà – ha affermato – alle colleghe e ai colleghi che hanno sofferto anche per attacchi ingiusti da parte della stampa. Attacchi mediatici volti ad offuscarne il valore professionale. Gli avvocati che indagano sulla corruzione, reato internazionale, sono spesso vittime di aggressioni mortali. L’avvocato spesso viene identificato con il proprio cliente e molte volte per colpire quest’ultimo il difensore viene considerato il soggetto da eliminare».
Secondo Franklin Castañeda, avvocato e presidente del Comitato di solidarietà ai prigionieri politici (Cspp), la più antica organizzazione colombiana dedita alla tutela dei diritti umani, il massacro di Atocha indica uno spartiacque. «Oggi possiamo sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica grazie all’impegno di organizzazioni come l’Oiad. L’accordo di pace, raggiunto in Colombia del 2016, per porre fine allo scontro tra Farc e Stato ha aperto una fase di speranza per la tutela dei diritti umani. Purtroppo, il popolo colombiano ha scelto un governo che si è opposto agli stessi accordi di per ridurli ai minimi termini. La Colombia è ritornata in una situazione di conflitto con un salto indietro di vent’anni. Nel 2021 più di trecento persone sono state uccise in oltre trenta stragi. In Colombia la figura dell’avvocato viene ostracizzata. Viene considerata la parte legale delle organizzazioni militari. Le istituzioni che si curano poco del rispetto dei diritti e delle libertà civili e certa stampa diffamano il nostro lavoro. Siamo di continuo il bersaglio di aggressioni e attentati. Nel 2021 sei avvocati sono stati uccisi. La situazione della Colombia merita l’attenzione della comunità internazionale».
L’avvocato Germán Romero ha posto l’accento sulla sua condizione di esiliato in Spagna. Interessanti contributi sono giunti da Lina Peláez (avvocata dei diritti umani specializzata nella difesa delle vittime delle proteste sociali a Cali), Daniel Mendoza (avvocato colombiano rifugiato in Francia) e Joel Hernández (commissario e relatore per la Colombia della Commissione interamericana dei diritti dell’uomo).
«La Colombia – ha detto l’onorevole Manuela Gagliardi di Coraggio Italia – , continua a subire un conflitto armato interno che ha coinvolto fino ad ora lo Stato, i guerriglieri e i trafficanti di droga e purtroppo neanche il processo di pace firmato nel 2016 lo ha risolto. In questo contesto gli avvocati operano sotto forti pressioni e minacce a difesa del diritto e delle liberta’ individuali tanto da pagare anche con la vita. Per questo motivo sostengo con convinzione l’importante iniziativa, perché in nessuna parte del mondo può essere impedito con la violenza a un avvocato di esercitare liberamente la professione soprattutto se è a difesa dei più deboli».
Prima della conclusione della conferenza sono state presentate ai Governi ed alle istituzioni internazionali alcune richieste e raccomandazioni per proteggere la vita degli avvocati colombiani. «Si esortano – è scritto nel documento finale – l’Unione europea ed i suoi Stati membri, nonché la comunità internazionale, ad utilizzare le loro relazioni con la Colombia per rafforzare la protezione degli avvocati e dei difensori dei diritti umani secondo gli obblighi internazionali della Stato colombiano».

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