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Il Consiglio Nazionale Forense al fianco dei colleghi minacciati nel mondo

Consiglio Nazionale Forense
Il presidente Maria Masi: «Continueremo ad impegnarci in tutte le sedi per la difesa dei diritti fondamentali, consapevoli che senza un’avvocatura libera non vi può essere una Giurisdizione indipendente»
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Gli avvocati, in tante parti del mondo, subiscono minacce ed intimidazioni, sono vittime di arresti e condanne arbitrarie, oppure vengono addirittura feriti ed uccisi solo perché colpevoli di esercitare la loro professione e di pretendere il rispetto dei diritti fondamentali e delle regole dello Stato di diritto. Avviene quando gli avvocati difendono oppositori di regimi autoritari ed illiberali, perseguiti per le opinioni dissenzienti espresse. Ma avviene anche quando difendono i diritti di popolazioni private dei loro diritti in nome dello sfruttamento senza scrupoli di territori e risorse naturali. Sono sempre di più, infatti, anche i casi di repressioni e violenze contro avvocati “colpevoli” di difendere persone che protestano per difendere l’ambiente ed i territori dove vivono. È un triste copione che si ripete in tanti Stati.

Oggi si celebra la dodicesima “Giornata internazionale dell’Avvocato in pericolo”, dedicata alla Colombia. Nel 2016 il Consiglio Nazionale Forense, con la ferma determinazione di rafforzare la propria azione a livello internazionale per difendere gli avvocati minacciati nell’esercizio della professione e per denunciare le violazioni del diritto di difesa, ha fondato l’Osservatorio Internazionale degli avvocati in pericolo (OIAD), insieme al Consiglio Nazionale Forense francese, al Consiglio Nazionale dell’Avvocatura spagnola ed all’Ordine degli Avvocati di Parigi.

L’osservatorio quest’anno è stato presieduto per la prima volta dal CNF. Come si legge nel rapporto che è stato redatto sulla situazione in Colombia, dopo la firma degli accordi di pace all’Avana, nel 2016, tra il governo colombiano e le FARC (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) il conflitto armato è ufficialmente terminato. Tuttavia, il processo di pace non ha ancora avuto esito. I negoziati con la guerriglia dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) sono stati sospesi e i gruppi paramilitari e i trafficanti di droga continuano a rinforzarsi. Nonostante la creazione negoziata della Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP), destinata a facilitare la riconciliazione nazionale e ad aiutare le vittime del conflitto, la popolazione continua a subire abusi. Gli avvocati in Colombia sono oggetto di rappresaglia quando si occupano di casi di restituzione delle terre e di ambiente e seguono i casi delle cosiddette esecuzioni extragiudiziali. Subiscono le conseguenze più gravi quando denunciano presunti legami tra gruppi paramilitari, guerriglieri e autorità.

Il Consiglio Nazionale Forense continuerà ad impegnarsi in tutte le sedi per la difesa dei diritti fondamentali, consapevole che senza un’avvocatura libera non vi può essere una Giurisdizione indipendente, capace di dare effettività ai principi dello Stato di diritto e del giusto processo. Non è un caso che, per colpire più facilmente i singoli avvocati, si colpiscono gli ordini forensi. Lo abbiamo visto in occasione della passata edizione della Giornata internazionale, dedicata all’Azerbaijan, Paese dove gli avvocati non dispongono di un ordine indipendente dal potere politico, e lo registriamo quest’anno in Colombia, Paese dove non esiste l’ordine degli avvocati ma opera un Consiglio Nazionale di giustizia, che riunisce procuratori, giudici ed avvocati, occupandosi solo dell’iscrizione e della disciplina di questi ultimi, senza garantire un’effettiva indipendenza della professione. (*presidente del Cnf)

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