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Dal vicolo cieco delle pensioni si esce solo con il lavoro

Il segretario generale della Cisal Francesco Cavallaro
SINDACATO. Secondo il segretario nazionale Cisal le riforme Dini e Fornero rappresentano “traumi di sistema” non superabili. Non resta perciò che favorire l’occupazione, innanzitutto dei giovani, per migliorare anche il quadro della previdenza
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Ma quale è il problema dei lavoratori italiani rispetto alla fatidica “pensione”? O meglio quali sono i problemi? Eh sì, perché, nonostante qualcuno faccia finta di dimenticarlo, ci sono almeno due problemi veramente significativi.

Il primo nasce con la introduzione del sistema di calcolo contributivo dal 1996 ed è comunemente indicato come riforma Dini, l’altro è la riforma del 2011  che è indicata generalmente come riforma Fornero.  Due mutamenti che, come è noto, sono intervenuti il primo riducendo l’entità delle pensioni mediante l’introduzione del sistema di calcolo contributivo e il secondo sull’età pensionabile. Gli effetti dei due provvedimenti sono oramai tristemente noti a tutti, o quasi tutti, ma, stranamente, pare che vi sia chi ancora non sa della esistenza di questi due storici passaggi.

Certo, il problema più grave resta sempre la carenza di lavoro, ma siamo fiduciosi che si possa aumentare il numero degli occupati, possibilmente a tempo indeterminato a differenza di quanto sta avvenendo in questo periodo.

Eppure servono politiche attente alla esigenza fondamentale della pensione. Il sistema che oggi vige promette due cose: la certezza che la pensione sarà calcolata in larga parte o totalmente con il sistema di calcolo contributivo, magari su retribuzioni non esaltanti, e ciò spinge i pensionandi e le loro famiglie a fare riflessioni per il futuro; la seconda è che passo dopo passo l’età pensionabile si allunga. Sono forse questi elementi che si possono definire tranquillizzanti e che conferiscono serenità per il futuro?

Occorre intervenire con provvedimenti che abbiamo finalmente il respiro adeguato alle esigenze dei cittadini e del lavoro. Ciò vuol dire dare la certezza ai lavoratori di ottenere una pensione pubblica adeguata che consenta loro di poter vivere dignitosamente. Sono necessari passi decisi. Occorre  varare con urgenza un adeguato salario minimo garantito e parallelamente intervenire sul sistema di calcolo delle pensioni perché, anche se a qualcuno sfugge, ci sono milioni e milioni di persone che non hanno posizioni di pensioni integrative e quindi hanno davanti un magro futuro. E siccome il calcolo contributivo è entrato in vigore nel 1996, da oltre un quarto di secolo, tutti quelli colpiti da questa innovazione si troveranno a far di conto con le pensioni in larga parte contributive.

Forse qualche segnale è anche giunto, ma occorre coglierlo. Offrire la pensione anticipata rispetto alla normativa vigente, così come è stato fatto, iniziativa che peraltro abbiamo apprezzato e condiviso, potrebbe non essere utile per affrontare il problema del ricambio generazionale, ma trova la propria origine in motivi che sono facilmente intuibili, che sono legati al sistema di calcolo della pensione ed alle fasce di età degli eventuali interessati.

Il meccanismo è infernale, allungamento dell’età di pensione e pensioni inadeguate. Ma c’è un problema di fondo che comunque va affrontato, e riguarda i giovani, cioè coloro che fanno fatica a trovare una collocazione nel mondo del lavoro. Si tratta della priorità assoluta. Il nostro paese ha una natalità più bassa rispetto ad altri paesi europei ed è in continuo declino demografico: è un segnale che occorre cogliere, in modo da cercare di offrire ai giovani opportunità di lavoro. Occorre favorire il ricambio generazionale e non frenarlo con gli effetti del calcolo contributivo.

Non serve parlare ai giovani di coperture previdenziali per un futuro che vedono molto lontano: ciò che serve a loro e al paese è il lavoro! Altro che allungamento dell’età pensionabile e pensione con penalizzazioni!

*Segretario nazionale Cisal

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