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Caos Cassazione, la sfida del plenum a Palazzo Spada con il sì della ministra

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Oggi il voto su Curzio e Cassano alla presenza di Mattarella, alla sua ultima uscita (forse) da presidente a Palazzo dei Marescialli
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Non sarà un plenum come gli altri quello di oggi. E non solo perché sarà l’ultimo al quale prenderà parte Sergio Mattarella, che presenzierà in qualità di presidente alla riunione forse più complicata di un Csm ormai delegittimato e travolto dagli scandali. Sarà anche una prova di forza, forse l’ultima, di Palazzo dei Marescialli rispetto alla giustizia amministrativa, alla quale replicherà dopo la “sfida” lanciata lo scorso 14 gennaio con l’annullamento delle nomine del primo presidente della Corte di Cassazione Pietro Curzio e dell’aggiunta Margherita Cassano, in accoglimento del ricorso di Angelo Spirito.

Una decapitazione dei vertici di Piazza Cavour che segue l’annullamento della nomina di Michele Prestipino a Roma e rappresenta, forse, la più plastica metafora della crisi della giustizia. Ma non solo: si tratta anche della riproposizione di una questione sempre aperta, quella circa i limiti del potere discrezionale del Csm. Per giungere all’appuntamento di oggi i passaggi fondamentali sono stati due.

In primo luogo, la stesura di nuove motivazioni, operata dai magistrati segretari della V Commissione in circa 70 ore, con lo scopo di colmare le lacune evidenziate da Palazzo Spada. Poi è toccato alla ministra Marta Cartabia, alla quale martedì il deputato di Azione Enrico Costa aveva chiesto un segnale per risolvere il contrasto non nuovo, ma ormai drammatico, tra giudici amministrativi e organo di autogoverno. Il segnale è arrivato lo stesso giorno, con il consueto concerto per la riproposizione di Curzio e Cassano e non una parola in più sulla ferita appena aperta. Insomma, un semplice visto, forse anche per tirarsi fuori da una crisi che solo una riforma potrebbe risolvere.

Le motivazioni che oggi verranno sottoposte all’assemblea – 142 pagine dense di numeri e pezzi di vita dei candidati – partono da un presupposto: il Consiglio di Stato, «sollecitando una riedizione del potere del Csm, non ne ha indirizzato la determinazione in un senso piuttosto che in un altro (dottor Spirito, piuttosto che dottor Curzio, o viceversa), limitandosi ad evidenziare che “a fronte di un così considerevole divario quantitativo-temporale nell’esercizio delle funzioni di legittimità”» tra i candidati, la dichiarata prevalenza di Curzio e Cassano «avrebbe richiesto una (ben diversa e) più adeguata motivazione in ordine alle conclusioni raggiunte». Insomma: i giudici amministrativi non hanno indicato quale tra gli aspiranti fosse il migliore, così come fatto nel caso della procura di Roma. Da qui la convinzione di poter approfondire le ragioni che già nel 2020 avevano portato alle nomine, tanto da riproporle con forza, smentendo “l’accusa” di aver disatteso il testo unico sulla dirigenza giudiziaria, la Bibbia di Palazzo dei Marescialli in fatto di nomine.

Si tratta, in tutti e tre i casi, di curricula validissimi, praticamente inattaccabili. E sebbene Spirito possa vantare un’esperienza più lunga rispetto ai colleghi, il Csm sottolinea come a prevalere siano i risultati conseguiti in un lasso di tempo inferiore, tali da azzerare ogni distacco in termini di anni di attività.Per la V Commissione Curzio, che in qualità di presidente ha sottoscritto 9.687 provvedimenti decisori, è «senza dubbio», il magistrato «più idoneo, per attitudini e merito», ad occupare il posto di primo presidente. Se è vero che Spirito svolge le funzioni di legittimità da più tempo, tale differenza, agli occhi della Direttivi «non appare significativa, in considerazione dell’assoluta padronanza», da parte di Curzio di tali funzioni. Anche perché Spirito ha sempre svolto funzioni nel solo settore civile mentre Curzio, per oltre un anno, è stato assegnato anche al settore penale, dove «ha redatto numerose sentenze relative a maxi processi di mafia, camorra e ‘ndrangheta».

Anche in merito alla partecipazione alle Sezioni Unite, sebbene comune ad entrambi, la differenza qualitativa sarebbe significativa: Curzio, «proprio a dimostrazione dell’eccellente professionalità dimostrata alle Sezioni Unite, è stato nominato componente delle Sezioni Unite anche come presidente non titolare mentre il dottor Spirito vanta l’esperienza di partecipazione alle Sezioni Unite unicamente in qualità di presidente titolare (la cui partecipazione è assicurata di diritto, e quindi senza una specifica valutazione dedicata)». Giudizio identico nel caso di Cassano, «indubbiamente la candidata migliore» e capace di vantare «l’assoluta padronanza delle funzioni di legittimità».

La magistrata ha infatti svolto funzioni sia nel settore civile sia in quello penale, contrariamente a Spirito, che ha svolto «sempre ed esclusivamente quelle civili, anche presso l’Ufficio del massimario». Da qui la più «ampia conoscenza, proprio nello svolgimento delle funzioni presso la Corte di Cassazione, dei diversi settori della giurisdizione», sviluppando «una completa e poliedrica competenza nelle funzioni tipiche della Corte, dando prova di una non comune versatilità». Rilevante è anche il dato relativo al numero complessivo dei provvedimenti: Cassano, tra il 2003 e il 2016, ha infatti redatto ben 3236 sentenze (cui sono da aggiungere le ordinanze di Settima Sezione), contro le 1762 di Spirito.

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