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Cassazione, il Csm non ci sta: rielegge il presidente “illegittimo”

Palazzo dei Marescialli risponde alle toghe amministrative che venerdì hanno annullato le nomine di Curzio e Cassano. Voto fotocopia in commissione, mercoledì il sì del plenum
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Palazzo dei Marescialli non ci sta e ripropone i nomi di Pietro Curzio e Margherita Cassano ai vertici della Cassazione. La decisione è arrivata ieri, dopo un lungo faccia a faccia tra i membri della V Commissione, chiamati a sbrogliare la matassa che si sono ritrovati tra le mani a pochi giorni dall’inaugurazione dell’anno giudiziario al Palazzaccio.

Un’inaugurazione light, a causa delle restrizioni dovute al covid, ma sulla quale pesa come un macigno la doppia pronuncia del Consiglio di Stato, che venerdì ha dichiarato illegittime le nomine del primo presidente e dell’aggiunta accogliendo il ricorso di Angelo Spirito, presidente di sezione della Cassazione. Il confronto tra i membri della Direttivi è durato ore e a fine serata si è giunti al verdetto: al plenum di mercoledì i membri di Palazzo dei Marescialli si ritroveranno davanti gli stessi candidati già bocciati da Palazzo Spada, ma con motivazioni “rinforzate”, grazie all’impegno dei magistrati segretari che hanno lavorato per colmare le lacune evidenziate dalla sentenza dei giudici amministrativi.

Il Consiglio di Stato, venerdì scorso, ha infatti pesantemente criticato la comparazione effettuata dal Csm, definendo «palese la (consistente) maggiore esperienza del dottor Spirito» e tacciando la motivazione posta dal Consiglio a fondamento della scelta come «gravemente lacunosa e irragionevole». Quella della V Commissione è stata una corsa contro il tempo per una vicenda che, invece, di tempo ne avrebbe richiesto. Ad evidenziarlo sono stati i due astenuti – il togato Sebastiano Ardita e il consigliere di Unicost Michele Ciambellini -, ma anche coloro che hanno optato per l’accelerazione dei tempi non hanno negato la difficoltà ad affrontare una questione così delicata in un tempo così risicato e la stranezza della tempistica, con la sentenza giunta proprio a ridosso della cerimonia di venerdì. Ma alla fine, proprio per garantire lo svolgimento di tale appuntamento, l’ultimo alla presenza di Sergio Mattarella, è prevalso il sì alla proposta, votata dal presidente Antonio D’Amato, dai laici Fulvio Gigliotti (M5S) e Alessio Lanzi (Forza Italia) e dalla togata Alessandra Dal Moro (Area).

Oggi dovrebbe arrivare il concerto della ministra della Giustizia, in modo da poter portare la questione al plenum di mercoledì, la cui decisione difficilmente si discosterà da quella della Direttivi. E ancora una volta, il dibattito non potrà che concentrarsi sulla giù lamentata invasione di campo da parte della giustizia amministrativa nelle prerogative del Csm, più volte delegittimato proprio da Tar e Consiglio di Stato, con i quali si era instaurata una discussione a distanza. Il tema era già stato dibattuto a seguito della vicenda che aveva interessato Michele Prestipino, ex procuratore di Roma destituito da Tar, Consiglio di Stato e infine Cassazione. Un dibattito inquinato dai veleni del caso Palamara a causa dell’esclusione di Marcello Viola a seguito della cena all’Hotel Champagne nella quale era stato (incolpevolmente) tirato in ballo e che ha fornito l’assist a chi, a Palazzo dei Marescialli, ha visto la discrezionalità del Consiglio minata dai giudici amministrativi. Quella vicenda, come noto, si è conclusa con il passo indietro del Csm, che ha messo da parte il curriculum di Prestipino e eletto a larga maggioranza Francesco Lo Voi, ieri insediatosi a Piazzale Clodio.

Ma la decisione di costituirsi a fianco di Prestipino ha reso palese il fastidio provato da parte del plenum, come sostenuto da Giuseppe Marra (Autonomia & Indipendenza), secondo cui «il Consiglio di Stato non può intervenire nel sindacare i criteri utilizzati dal Consiglio per le nomine in maniera così stringente, così puntuale e così soffocante». Insomma, una limitazione della discrezionalità del Csm mal digerita da molti, in netta contrapposizione al parere espresso all’epoca da Ardita, secondo cui proprio una “regolamentazione” sarebbe la strada da seguire per evitare le degenerazioni del passato. Nel caso di Prestipino, era stata la Cassazione a chiudere il dibattito, evidenziando come «il Consiglio di Stato si sia limitato a ricostruire l’iter di nomina alla luce delle norme che regolano il conferimento degli incarichi direttivi e del regolamento interno allo stesso Csm».

Dal canto suo, il legale di Spirito, Franco Gaetano Scoca, ha chiesto al Consiglio superiore della magistratura di rispettare «le decisioni giurisdizionali» del «supremo organo giurisdizionale amministrativo». Per il legale, infatti, si tratta «di pronunce che motivano, con estrema chiarezza, la violazione delle stesse regole di designazione dei dirigenti che lo stesso Consiglio superiore della magistratura si era dato». E di fronte all’annunciata intenzione di riproporre Curzio e Cassano, il legale ha evidenziato, data la brevità del tempo di riflessione, il rischio «di essere in possibile elusione di sentenze esecutive del Consiglio di Stato e, cioè, del supremo Organo giurisdizionale amministrativo. In uno Stato di diritto, è fondamentale il rispetto delle decisioni giurisdizionali, soprattutto da parte di un’alta amministrazione come il Csm, composta di magistrati e giuristi. Si auspica che i membri del Consiglio superiore della magistratura – conclude – seguano l’autorevole esempio del Presidente della Repubblica, da sempre custode e interprete attento della identità costituzionale del Csm e garante del rispetto delle istituzioni».

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