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Romani: «La storia politica di Silvio non merita di finire con un disastro di voti mancanti»

Romani
Intervista al senatore Paolo Romani, che parla anche di un accordo con Italia viva: «Il progetto politico è ancora tutto da declinare. Renzi riunirà i suoi a fine settimana. Ci si muove con grande cautela»
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Paolo Romani, capodelegazione di Coraggio Italia al Senato, sulla corsa al Colle spiega che «la storia politica di Berlusconi non merita di finire con un disastro di promesse fatte e voti che non ci sono» e che un eventuale accordo di maggioranza per eleggere Draghi al Qurinale dovrà prevedere «la scadenza naturale della legislatura, una nuova legge elettorale e un nuovo esecutivo».

Senatore Romani, dalla vostra riunione di ieri è uscito l’identikit di un candidato moderato, riformista ed europeista. Il vostro sostegno a Berlusconi è ancora possibile?

L’ipotesi Berlusconi sta in campo se lui dice con chiarezza se intende candidarsi o meno. In secondo luogo, nel momento in cui dovesse dichiarare la propria candidatura, ci dovrà essere un confronto con il centrodestra che per la prima volta ha un peso determinante in vista del voto. Bisognerà poi anche vedere i numeri sui quali si poggerà la candidatura di Berlusconi. Noi che gli vogliamo bene dall’esterno forse più di quanto gliene vogliano molte persone dall’interno, gli diciamo che la sua storia politica non merita di finire con un disastro di promesse fatte e voti che non ci sono.

Non basta l’arrivo del Cavaliere a Roma e il vertice di centrodestra previsto per domani a ufficializzare la sua candidatura?

Che Berlusconi stia provando a verificare la possibilità di una sua candidatura è un dato acclarato e accertato. Le tante telefonate fatte in questi giorni e rese pubbliche sono lì a dimostrarlo. Dopodiché spero qualcuno faccia bene i conti e lui decida intimamente per poi nel caso chiedere al centrodestra di appoggiarlo. Può darsi che il vertice di venerdì sia decisivo, staremo a vedere.

Ci sarete anche voi?

Noi ci saremo. O meglio, sarebbe paradossale se non ci dovessimo essere.

Dovesse saltare la candidatura di Berlusconi è possibile che il centrodestra si accordi su un altro nome da proporre alle altre forze politiche?

La situazione è talmente delicata che sarebbe prematuro fare qualsiasi nome. Ci sono due questioni da chiarire. La prima, come dicevo, è capire se la candidatura di Berlusconi è in campo e con quali numeri, dopodiché il centrodestra deciderà se appoggiarlo o meno ed è una questione di gerarchia prima di tutto: è Salvini a dover dire cosa fare. La seconda è che se Berlusconi dovesse saltare e ci fosse una candidatura come quella di Draghi, ecco che questo dovrebbe rientrare in un accordo politico con una maggioranza ampia.

Cosa dovrebbe prevedere dal vostro punto di vista l’accordo per portare Draghi al Colle?

Innanzitutto la scadenza naturale della legislatura, poi una legge elettorale di stampo proporzionale, infine un nuovo governo con impegni enormi in termini di riuscita del Pnrr, gestione dell’inflazione, modifica della legge di stabilità europea e decisioni in campo energetico sulle fonti di transizione, vista la differenza di veduta che c’è al momento tra Francia, Germania e anche Italia.

Nuovo governo nel quale, ovviamente, chiedereste di entrare.

Noi attualmente facciamo parte della maggioranza ma non abbiamo una componente governativa. Dovessimo arrivare a un nuovo governo dovremmo essere già dentro una federazione con Italia viva, che si manifesterà durante l’elezione del presidente della Repubblica e sarà determinante, e a quel punto è chiaro che saremo determinanti anche nella composizione del nuovo esecutivo.

Un capo dello Stato eletto dal centrodestra più Italia viva potrebbe far nascere anche un nuovo governo sostenuto dalla stessa maggioranza?

Innanzitutto occorre dire che le perplessità espresse sia da Forza Italia che dalla Lega sul proseguo della loro presenza in maggioranza nel caso in cui Draghi venisse eletto al Colle fanno riflettere. Dopodiché l’ipotesi di un governo di centrodestra mi sembra improbabile, non ci sono i numeri.

Nelle ultime ore si è tornati anche a parlare di un eventuale bis di Mattarella. È un’ipotesi concreta?

Conosciamo la totale indisponibilità di Mattarella, ma c’è un convitato di pietra nella partita e si chiama Covid. Se dovessimo avere un centinaio di parlamentari non in condizione di andare a votare sarebbe un gran bel problema e si aprirebbero scenari difficili da immaginare.

A proposito, come sarà gestita la questione quarantene?

So che ci sarà una riunione dei questori ma è un problema irrisolto. La Costituzione non ci consente di rimandare il voto oltre il 3 febbraio. È probabile che dal 24 saremo nel pieno della quarta ondata con contagi che supereranno i 200/ 300 mila casi al giorno e quindi un’alta percentuale di parlamentari non sarà presente in Aula. È una gran problema che oggi non ha una soluzione. Tuttavia i vincoli del quorum sono sugli aventi diritto e non sui votanti e da lì non si scappa.

Ha parlato della federazione con Italia Viva: a che punto è il progetto?

Il progetto politico è ancora tutto da declinare, sia nei gruppi parlamentari che nelle forme. Ieri abbiamo riunito il nostro gruppo e so che Renzi a fine settimana riunirà i suoi. Vedremo l’esito ma ci stiamo muovendo con grande cautela. Ritengo ci sia la necessità di un raggruppamento di centro, liberale, moderato e riformista come era Forza Italia nel centrodestra quando la Lega era minoritaria. Ma perché un raggruppamento del genere abbia successo deve cambiare la legge elettorale.

Praticamente Calenda e Bonino vi hanno bruciato sul tempo, con la loro federazione tra Azione e + Europa…

Penso che quel progetto sia interessante perché nasce nell’ambito del centrosinistra, noi abbiamo un progetto simile nel campo del centrodestra, almeno per quanto ci riguarda, ma la presenza di Italia viva ci permette di stare esattamente al centro. Ma abbiamo bisogno di rispetto reciproco. La nostra sarà una margherita con tanti petali dove ogni petalo manterrà la sua autonomia.

Nelle scorse settimane si è parlato di dissidi tra Toti e Brugnaro, anche in vista del Colle. Chi comanda?

Diciamo che il covid non ci ha aiutato e non ci ha consentito nelle settimane precedenti di avere un confronto. Siamo finalmente riusciti ad averlo ieri, ne è uscito un documento confermato all’unanimità e da ora in poi ci sarà assoluta concordanza di vedute.

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