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«Le carceri esplodono e non possono più aspettare: ora un decreto»

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Intervista al deputato del Pd, Walter Verini. «Condivido la proposta di legge di Roberto Giachetti che punta alla liberazione anticipata speciale»
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Tre suicidi dall’inizio dell’anno, il virus che dilaga, la radicale Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino, che da due giorni ha ripreso lo sciopero della fame «per aiutare governo e Parlamento a prendere le decisioni ormai non più rimandabili volte a ridurre la “congestione” dei corpi ristretti nelle carceri italiane». Insomma lo stato di salute delle nostre carceri è forse da terapia intensiva. Ne parliamo con l’onorevole Walter Verini, membro dem in commissione Giustizia e Tesoriere del partito che ci dice: «Pronti a sostenere un decreto d’urgenza della Cartabia».

In generale, qual è il suo parere sulla relazione elaborata dalla Commissione ministeriale presieduta dal professor Marco Ruotolo?

Si tratta di un lavoro davvero importante che, peraltro, si inserisce nel solco delle conclusioni degli Stati generali dell’Esecuzione penale. È un patrimonio non solo di elaborazione di proposte ma soprattutto di molti interventi che possono da subito essere praticati, attraverso modifiche del regolamento penitenziario, interventi del Dap, altre modalità. Sono cose che si possono fare subito. Sono certo che gli attuali vertici del Dap Petralia e Tartaglia – sapranno cogliere questa opportunità e agire di conseguenza e avranno tutto il nostro appoggio in questo percorso.

Ma quali sono le altre vostre priorità?

Noi come Pd auspichiamo che vengano da subito attuate modifiche per quanto concerne l’ampliamento della possibilità delle video chiamate per i colloqui e dell’uso controllato delle email, la predisposizione di colonne touch- screen multilingue per inviare le “domandine”, il potenziamento dell’affettività, l’approvazione della legge Siani, suggerita dalla Commissione, per non avere mai più bambini in carcere. E tanti altri micro-interventi che potrebbero rendere più dignitosa la pena in carcere.

Nella relazione manca tuttavia un capitolo sulle misure alternative, cuore della riforma Orlando.

Intervenire nel campo delle misure alternative significa modificare delle leggi e non semplicemente un regolamento. Non c’è dubbio che il tema delle alternative al carcere sia centrale. Prima o poi questo Paese arriverà a capire che il carcere deve costituire l’extrema ratio in moltissimi casi. In questo senso, pur nella consapevolezza che questa maggioranza è composita e complicata e che ha davanti a sé la scadenza molto delicata dell’elezione del nuovo Capo dello Stato, il Partito Democratico sulla questione delle alternative al carcere si batterà. Proporremo delle misure che possono essere attuate sia per via parlamentare ma anche attraverso – perché no? – forme di decretazione di urgenza. Abbiamo sottoposto questa possibilità alla ministra Cartabia, conoscendo la sua sensibilità sul tema. Valuterà lei la fattibilità. Le misure alternative possono dare un contributo anche alla battaglia contro il sovraffollamento ( aspetto che non era nel perimetro di valutazione della Commissione, ndr), insieme ad altre modifiche.

Quali?

Io condivido la proposta di legge dell’onorevole di Italia viva Roberto Giachetti che punta all’incremento della detrazione di pena ( da 45 a 75 giorni per ogni semestre di pena scontata). Si può concedere ai detenuti sulla base di un reale percorso di trattamento e recupero. È evidente che la liberazione anticipata speciale non viene data dai magistrati di sorveglianza a reclusi con tasso di pericolosità sociale. E però anche loro un giorno usciranno: ed è per questo che dobbiamo puntare a carceri sempre più umane e in grado di reinserire il detenuto nella società. Un’altra misura valida per contrastare il sovraffollamento potrebbe essere l’ammissione all’affidamento in prova ai servizi sociali dei cosiddetti semiliberi che hanno ottenuto le licenze speciali per il Covid- 19 e che consente loro di non rientrare nelle ore notturne. Questa previsione è stata prorogata fino al 31 marzo 2022 ma la si dovrebbe prolungare anche dopo il termine dello stato di emergenza.

La ministra Cartabia ha detto: da gennaio il carcere sarà la mia priorità. Non è già tardi per una situazione emergenziale come quella del carcere che dura da decenni?

Io credo che sia il nostro Paese a essere in ritardo. Faccio autocritica: noi nella scorsa legislatura non riuscimmo all’ultimo miglio a portare a termine una importante riforma del sistema penitenziario, nonostante l’impegno di Orlando e della commissione Giustizia della Camera. Fu un’occasione perduta.

Se non ricordo male Orlando non si presentò neanche alla conferenza stampa di Gentiloni in aperta critica per la mancata approvazione della riforma.

Appunto. Il governo di allora ritenne che non ci fossero le condizioni per andare avanti con la riforma, con le destre con i coltelli affilati e con gli slogan salviniani “marciscano in galera, buttiamo via la chiave”. Quindi attribuire oggi alla ministra Cartabia ritardi colpevoli ( che sono di decenni) mi pare francamente fuori luogo. Anzi la Guardasigilli ha già in questi mesi svolto un ruolo significativo.

Per esempio?

Portare con lei il presidente del Consiglio a Santa Maria Capua Vetere è stato un gesto importante; stringere una stretta collaborazione con gli attuali vertici del Dap che, tra l’altro, si caratterizzano per una costante presenza negli istituti di pena. Inoltre stanno per partire investimenti significativi per l’assunzione di personale di polizia e multidisciplinare. Insomma, in questi mesi si è ricreata a via Arenula una cornice che, utilizzando anche parte del buon lavoro fatto dal precedente governo e dal sottosegretario Giorgis ( ad esempio sul fronte dell’edilizia penitenziaria e della necessaria videosorveglianza) crea le condizioni per migliorare la vita del carcere e per recuperare una cultura costituzionale della pena.

Ma è stata la stessa Ministra a dire che alcuni istituti di pena “gridano vendetta”.

Non c’è dubbio che la situazione attuale delle carceri sia molto difficile al momento ma oggi possiamo fare qualcosa di importante seguendo più strade: modifica del regolamento penitenziario, modifica delle leggi tramite percorso parlamentare, ipotesi di decreto d’urgenza del Ministero. Che noi sosterremo pienamente.

A proposito di polizia penitenziaria e di Santa Maria Capua Vetere, la Commissione Ruotolo suggerisce che ogni strumento di difesa in dotazione all’istituto penitenziario sia «contrassegnato con un identificativo numerico apposto in modo visibile. È tenuto un registro in cui è annotato il nominativo dell’operatore che, in ogni occasione, ne faccia uso». Lei è d’accordo?

La stragrande maggioranza degli agenti di polizia penitenziaria non ha nulla a che vedere con quanto accaduto nel carcere sammaritano, e in generale con queste condotte. Credo che loro stessi non abbiano niente da temere da questa modifica. Tutto quello che serve a rendere più efficaci e trasparenti i percorsi trattamentali e la vita nelle carceri ( nella piena sicurezza del personale) credo sia ben accetto.

Lei condivide l’impressione di chi sostiene che per ora non si possa parlare di riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario finché non ci sarà il nuovo presidente della Repubblica?

È chiaro che questa scadenza del 24 gennaio assorbe quasi tutta l’attenzione del Parlamento e della politica. La Ministra ha compiuto il suo lavoro di possibile sintesi depositando a Palazzo Chigi da prima di Natale le sue proposte emendative. Non so se si riuscirà prima di quella data a tenere un Cdm che in qualche modo “licenzi” almeno politicamente queste proposte emendative: noi auspichiamo che questo passaggio venga fatto il prima possibile. Secondo noi ci devono essere le condizioni – e lavoreremo per questo – affinché il prima possibile, subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica, si possano approvare queste norme. E consentire al Csm di preparare i regolamenti, votare con nuove norme per il rinnovo, dopo il difficile ma tenace impegno di questi anni delicati del Vicepresidente David Ermini. Anche così si potrà e dovrà aiutare la Magistratura in quel necessario e urgente processo di autorigenerazione.

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